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Alec Ross: «Putin è una bestia e non si fermerà»

Giovanni Bottero, La Stampa, 1° ottobre 2022

Redazione InPiù 01/10/2022

Alec Ross: «Putin è una bestia e non si fermerà» Alec Ross: «Putin è una bestia e non si fermerà» Sulla Stampa di sabato 1° ottobre 2022 Giovanni Bottero intervista Alec Ross. Alec Ross, le democrazie sono a rischio? Il consigliere di Hillary Clinton ai tempi della presidenza Obama, che da saggista ha raccontato “I furiosi Anni Venti”, guarda la foto di Joe Biden sulla prima pagina della Stampa e risponde quasi senza pensarci: «Sì, dal punto di vista mondiale sì. Ci sono Paesi che stanno molestando i processi democratici» dice, seduto dietro il palco dell’Italian Tech Week di Torino. A che Paesi si riferisce? «Alla Russia, alla Cina. Le ricerche ci dicono che hanno finanziati i partiti. L’Italia è un caso diverso. Il brand di Fratelli inizialmente era fascista e basta. Ora è diverso. Gli amici in questi giorni mi hanno chiesto se ci fosse al governo una Mussolini donna, ho risposto “no, vediamo”. Secondo me Meloni assomiglia più a una repubblicana americana». In stile Trump o Bush? «Per ora non lo sappiamo». E’ spaventato da possibili ingerenze russe? «Guardi, parlo senza censura. C’è stata una amnesia collettiva: all’inizio della Seconda guerra mondiale l’Italia ha sostenuto i nazisti. Stare al fianco della Russia nel 2022 è come averlo fatto con la Germania nel 1939. Basta guardare a quello che sta succedendo in Ucraina, con l’emigrazione forzata e i bimbi uccisi. Putin è una bestia, e sostenerlo è come sostenere Hitler». Pensa che nella nuova maggioranza ci siano dei suoi sostenitori? «Ho visto qualcuno con la maglietta di Putin. A me sembra un fan». E’ chiaro che si riferisca a Matteo Salvini. Ma perché qualcuno dovrebbe sostenere Putin? Per motivi economici? Politici? «I casi sono due: o è un utile idiota oppure è compromesso». Ieri è uscito un altro dato devastante per l’economia: l’inflazione europea ha superato il 10 per cento. «Abbiamo seicento anni di storia che ci dimostrano come l’inflazione abbia grandi effetti politici, perché è sentita soprattutto dagli operai e dalla middle class. La corsa dei prezzi ha un effetto dirompente. Vedremo come resisteranno i sentimenti europei dopo questa la crescita brusca che ci sarà in autunno. L’inflazione, molto spesso, è alla base delle radicalizzazioni, penso alla Germania nel 1929. E’ una dinamica storica, un fil rouge pericoloso». Come ne esce? «Innanzitutto, fermando Putin, da solo non lo farà mai. Bisogna continuare ad armare l’Ucraina e dare ai cittadini europei risposte di tipo economico». Di quale tipo? «C’è un modello da non seguire, la Gran Bretagna. Il lavoro di Mario Draghi, che è andato in Algeria per garantirsi le forniture di gas, invece, è stato intelligente». Che strada ha di fronte a sé Giorgia Meloni? «Sul breve termine de continuare il lavoro di Draghi. Poi però serviranno nuove risorse energetiche. Stiamo pagando la pigrizia della politica che non ha saputo accedere alle risorse sostenibili. L’interno della Sicilia brucia a 40 gradi, va rivestita di pannelli solari. Le soluzioni ci sono: serve il coraggio per fare scelte difficili». Nel suo ultimo libro racconta la “guerra fra Stati, aziende e persone per un nuovo contratto sociale”. Tra i protagonisti delle grandi battaglie ci sono i social network, colossi con poche regole e molto denaro... «Ho conosciuto molto bene quei ragazzi della Silicon Valley e posso dire questo: c’è una grande differenza tra l’intelligenza e la saggezza. Loro sono intelligenti, ma non saggi. Sono diventati ricchi quando erano troppo giovani, vivono in una bolla». Eppure, su quelle pagine possono nascere i nazisti 4.0. Che cosa possono fare gli Stati? «Le regole dell’Europa sono uno scherzo, una burla. Ormai è troppo tardi per regolamentare internet ma dobbiamo pensare al futuro: prima di tutto, eliminiamo i tentativi di regolamentazione basati sulle scartoffie. Seconda cosa, gli europei devono scendere in campo, troppo spesso ci sono soltanto due squadre: gli americani e i cinesi. Gli europei hanno il ruolo dell’arbitro, ma non giocano. E l’arbitro non vince mai».
 
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