Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

La sinistra al bivio decisivo

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 30/09/2022

La sinistra al bivio decisivo La sinistra al bivio decisivo Angelo Panebianco, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Angelo Panebianco si occupa del Pd, sconfitto nelle elezioni del 25 settembre, perché – scrive – il futuro di una democrazia non dipende solo da ciò che farà il governo. Dipende anche da come andrà a riorganizzarsi, dopo la sconfitta, l’opposizione, componente altrettanto essenziale del governo nel gioco democratico. E si domanda se il Pd sceglierà di diventare ciò che non è mai stato sul serio, ossia un autentico partito riformista. In tal caso, la strada è tracciata: netta chiusura verso i 5 Stelle e incontro con quello che possiamo forse definire il nuovo «Partito repubblicano», ossia con Calenda e Renzi. Oppure, come propone la sua (forte) componente massimalista, se sceglierà l’alleanza con i 5 Stelle, la nuova Lega Sud. L’apertura ai 5 Stelle, quale che sia il prezzo che il Pd pagherebbe nel medio-lungo termine, è in un certo senso la scelta più facile e forse persino più ovvia. In questo modo il Pd non lascerebbe a Conte e ai suoi il monopolio dell’opposizione urlata, più vociante, contro il governo. L’altra strada, quella riformista, è assai più difficile. Fare l’opposizione responsabile è più complicato che fare l’opposizione urlata. Ma soprattutto obbligherebbe il Pd a fare i conti con il proprio passato. Dovrebbe chiedersi se andare d’accordo con Bruxelles sia sufficiente per meritarsi la patente di partito riformista. Dovrebbe chiedersi cosa c’entri con il riformismo limitarsi a garantire l’impiego pubblico (anziché gli utenti delle amministrazioni) o gli insegnanti (anziché, con una scuola di qualità, gli studenti). O difendere l’ordine giudiziario così come è. O continuare ad essere il partito delle tasse, il partito interessato solo a ridistribuire la ricchezza presente («colpire i ricchi»), anziché impegnarsi, in una Italia che non cresce economicamente da decenni, anche per favorire la ripartenza del Paese, per aumentarne la ricchezza complessiva.
 
Angelo De Mattia, Il Messaggero
Sul Messaggero, Angelo De Mattia rileva come dalle istituzioni dell’Unione europea, e in particolare dalla Commissione, dopo gli equivoci iniziali siano giunte rassicurazioni e inviti al costituendo governo per la prosecuzione e l’ulteriore sviluppo della collaborazione con l’Italia. Naturalmente si attende la risposta ufficiale, con l’indicazione dei temi da affrontare congiuntamente, allorquando Giorgia Meloni – ricevuto ’incarico dal Quirinale e formato il nuovo governo – si presenterà alle Camere per il voto di fiducia al suo programma. In questo contesto, assume un ruolo particolarmente importante il richiamo del principio di sussidiarietà che anche in questi giorni viene sottolineato da esponenti di Fratelli d’Italia, alcuni dei quali probabili futuri ministri. Questo principio, relativamente ai rapporti con l’Unione, è stato considerato come un freno al processo di integrazione. E tuttavia, se adeguatamente inquadrato, il concetto di sussidiarietà non è affatto antitetico all’integrazione. Tale principio, che fu posto alla base dei Trattati di Roma e che in concreto si traduce, nella sua accezione “verticale”, nel non trasferire al livello superiore ciò che può essere fatto a livello inferiore, risponde pure a un’esigenza logica e pratica. E’ importante, però, che rilanciando giustamente la sussidiarietà, non si contrastino quelli che non devono essere meri trasferimenti di sovranità nazionale per sostenere lo sviluppo dell'integrazione, ma siano un accentramento per la formazione di una sovranità europea al cui esercizio debbono partecipare pienamente tutti i partner comunitari. E ciò non si realizza con un semplice "si faccia", ma occorrerà intervenire sulla governance europea, sugli ordinamenti, più in particolare sulla rappresentatività e sui poteri dell'Europarlamento oltre che sui rapporti con la Commissione, il cui ruolo potrebbe evolvere verso quello di un effettivo governo.
 
Francesco Manacorda, la Repubblica
Giorgia Meloni – osserva Francesco Manacorda su Repubblica – ha scelto dopo le elezioni e fino a ieri la strada del silenzio sui suoi programmi di governo. Una strada dettata in primo luogo dalla prudenza, ma con ogni probabilità anche da un certo grado di indecisione rispetto a quale faccia mostrare al Paese dopo il successo nelle urne: quella rassicurante della “madre d’Italia”, o quella che dal palco urla all’Europa che “la festa è finita”? Ma adesso la leader di Fratelli d’Italia che si avvia ad avere l’incarico per formare il nuovo governo, si trova davanti un bivio di fronte al quale non può scartare né concedersi esitazioni o ambigui silenzi. La fiammata dei prezzi energetici e i suoi riflessi sulle bollette sta spingendo tutta l’Europa in una condizione d’emergenza. Meloni può scegliere l’opzione di un intervento governativo sullo stile – sebbene di portata assai più ridotta – di quello tedesco. Sarebbe una decisione coerente con l’anima statalista che la destra ha mostrato anche in campagna elettorale, ma significherebbe infrangere quell’altra faccia – rassicurante e coerente con la politica economica del governo Draghi – di attenzione ai conti pubblici che ha caratterizzato finora la doppia immagine meloniana. Se scegliesse quest’ultima versione, Meloni dovrebbe dunque scegliere di non mettere sotto pressione più di tanto i conti dello Stato. Davanti al bivio la tentazione sarà quella di cercare appunto una terza via: aiuti pubblici, ma non in quantità tale da inquietare Bruxelles e quei mercati finanziari che, seppur odiati, comprano il debito italiano. E magari formule fantasiose e tradizionali per coprire i buchi in bilancio come il condono fiscale di cui già parlano i colonnelli di FdI. È del tutto spiegabile, quindi che ieri il silenzio di Meloni sia stato rotto da una prima dichiarazione in cui si chiede all’Europa una “strategia comune” di fronte alla crisi energetica e a “tutte” le forze politiche italiane “compattezza”.
 
Altre sull'argomento
Altro parere
Altro parere
Magia: la corrente diventa "onda"
I ritardi europei (ed italiani)
I ritardi europei (ed italiani)
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
La difficile identità a sinistra
La difficile identità a sinistra
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Lo smarrimento del Pd e le scelte della sinistra
Lo smarrimento del Pd e le scelte della sinistra
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.