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Primi passi e impegni necessari

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 29/09/2022

Primi passi e impegni necessari Primi passi e impegni necessari Luciano Fontana, Corriere della Sera
“Il 25 settembre elettorale ha terremotato la politica italiana”. E’ il giudizio lapidario del direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana. “Il voto – scrive Fontana - ci consegna una visione chiara delle preferenze degli elettori. Il centrodestra ha una netta maggioranza in Parlamento. Dentro questa alleanza Giorgia Meloni è la leader indiscussa e la premier designata. Lega e Forza Italia sono stati in buona parte svuotati dell’avanzata tumultuosa di Fdi, la lunga stagione di Berlusconi e quella molto più breve di Salvini vivono un momento di declino. Avranno un ruolo nel futuro governo, ma il destino di partner minori dell’alleanza è scritto nei numeri. La destra italiana, nella sua versione degli anni Duemila, conquista per la prima volta la guida del Paese e lo fa con un primo ministro donna, anche questa una rottura storica. La campagna elettorale giocata sui temi dell’allarme democratico non ha fatto presa: ha mostrato un sapore antico, senza alcuna attualità per la maggioranza degli elettori. E’ una partita chiusa, ed è un bene che la chiuda con gesti e comportamenti coerenti anche Meloni: i dubbi, i sospetti, i pregiudizi vanno cancellati con i fatti e l’azione di governo. Come questo esecutivo prenderà forma, la qualità della sua composizione, le scelte che proporrà al Parlamento e agli italiani sono gli unici criteri di giudizio che debbono contare nei prossimi mesi. L’Italia sta affrontando una fase di difficoltà economiche e sociali che non merita promesse illusorie, contrapposizioni inutili, mosse avventate e desideri di rivincita. La consapevolezza dimostrata da Meloni deve diventare pane quotidiano per tutti, anche per quegli alleati che potrebbero aver voglia di sfruttare il momento per recuperare i consensi perduti. Ora, più che aprire conflittualità dannose – conclude Fontana -, sarà utile concentrarsi sulle emergenze d’autunno”.
 
Francesco Guerrera, Repubblica 
Su Repubblica Francesco Guerrera invita a non farsi ingannare dalla stasi post-elettorale: “Chi ha la voglia e il coraggio di guardare oltre il Transatlantico di Montecitorio – scrive Guerrera - può già scorgere nubi nerissime sospese sul nuovo governo (quando nascerà), pronte a far scatenare una tempesta sulla fragilissima coalizione di centrodestra e, soprattutto, sull’aspirante premier. Ogni nuovo leader ha un suo battesimo del fuoco ma Giorgia Meloni potrebbe averne ben due: uno economico ed uno geo-politico centrato sulla figura di Matteo Salvini. Il test finanziario si può riassumere con le parole di Meloni stessa: la pacchia è finita. Non, come intendeva lei per l’Ue, ma per il nostro Paese. Nonostante le tragedie della pandemia e della guerra in Ucraina, il governo Draghi è riuscito a far crescere ’Italia, e a investire il dividendo di quella crescita per ottenere miliardi dall’Europa, tranquillizzare i mercati e mettere un po’ d’ordine nello sconquasso del nostro bilancio. A chiudere questa bella storia è stata, ieri, una stringata tabella contenuta in un grigio documento chiamato Nadef: la crescita del Pil nel 2023 si fermerà allo 0.6%, un crollo rispetto al 2.4% previsto sei mesi fa. Il quesito geopolitico è molto più complesso. In questo caso, la leader di Fdi è stretta tra il diktat di Salvini per garantire l’appoggio della Lega al governo (un ministero di peso per Salvini medesimo, preferibilmente il Viminale) e le pressioni diplomatiche degli alleati, in particolare gli Usa, che hanno lasciato intendere di non essere favorevoli ad un ruolo importante per Salvini viste le sue simpatie per la Russia. La scelta tra l’alleanza atlantica e l’accordo di bottega per avere una maggioranza solida – conclude Guerrera - è il primo grande bivio per un governo che ancora non esiste e una premier che ancora non è stata incaricata”.
 
Francesco Grillo, Il Messaggero
“Il piano di risparmio energetico che l’Europa e l’Italia hanno presentato subito prima e subito dopo l’estate sembra affidato ad automatismi difficilmente controllabili e ad azioni di comunicazione. C’è il rischio di perdere l’occasione di trasformare l’emergenza nell’opportunità di esprimere una strategia”. Na parla su Messaggero Franceso Grillo, che analizza in particolare il piano di contenimento dei consumi del gas varato dal Mite. “Il piano presenta almeno tre problemi (pur prescindendo da una non sufficiente ambizione sulle rinnovabili). Il primo è che non elimina l’intero divario tra offerta e domanda che un azzeramento delle forniture russe aprirebbe e che, comunque, non verrebbe realizzato in tempo per scongiurare l’emergenza entro il prossimo inverno. Il secondo è che non si coglie l’occasione di varare una strategia complessiva di risparmio energetico: il titolo stesso parla di riduzione dei consumi del solo gas e, peraltro, le misure si riducono, ulteriormente, a ragionare solo di gas per riscaldamento. Il terzo, più grave, è che si perde l’opportunità di creare incentivi al contenimento dei consumi che premino l’innovazione che il risparmio richiede e che la crisi può fortemente spingere. Non è vero che per crescere bisogna consumare più energia. Le tariffe che oggi paghiamo per metro cubo di gas o per chilowatt di elettricità non cambiano al variare dei consumi. Il risparmio deve, invece, diventare leva strategica capace di incidere sull’intero consumo di energia fossile. E deve passare dal mercato. Il risparmio sui consumi di energia non può essere solo la risposta ad un’emergenza. Della crisi – conclude Grillo - abbiamo il dovere morale di usare l’unico aspetto positivo che essa comporta: quello di costringerci a rivedere modelli di produzione e di consumo che rubano futuro senza creare vantaggi per chi spreca pigramente”.
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