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Altro parere

L'economia cinese non trova equilibrio

Redazione InPiù 27/09/2022

Altro parere Altro parere Giuliano Noci, Sole 24 Ore
Il Sole 24 Ore dedica un’analisi, a firma di Giluiano Noci sul disequilibrio della situazione economica cinese: “Doveva prima o poi capitare, ma leggere ieri sul rapporto della Banca mondiale che le previsioni per il 2023 vedono la Cina crescere meno di un certo numero di Paesi asiatici fa una certa impressione. E dunque particolarmente rilevante comprendere le ragioni alla base di questa previsione; a mio avviso, le possiamo ricondurre a due ordini di fattori. E’ del tutto naturale – scrive Noci - che alcuni Paesi asiatici entrino in una fase di crescita accelerata (senso relativo rispetto alla Cina): molti di questi vantano spazi molto ampi di crescita per il fatto di essere assimilabili a Paesi in via di sviluppo. Vi sono, in secondo luogo, ragioni strutturali - frutto di politiche del passato - alla base del rallentamento. Provo a delinearne tre, tra le altre. 1- La Cina non può più ambire ad essere la fabbrica del mondo: la crescita del costo dei fattori di input (persone, in primis) e il rischio politico ad essa associato la rendono una destinazione meno attrattiva rispetto al passato per molte imprese straniere: va in questa direzione l'intervento del presidente della Camera di Commercio delle imprese europee in Cina, che ha evidenziato, proprio la settimana scorsa, quanto sia difficile oggi operare nel Dragone. 2- La Cina è un sistema non più in equilibrio: l'elevato livello di indebitamento (oltre il 300% del Pil) e la crisi del settore immobiliare (in cui sono confluiti molti dei risparmi delle famiglie) rendono pressoché impossibile il ricorso a manovre di stimolo infrastrutturale quali quelle che hanno contraddistinto la storia recente della (vorticosa) crescita cinese. 3- L'export sarà sempre meno in grado di sostenere la crescita cinese: la perdita di immagine conseguente alla diffusione della pandemia nonché la guerra commerciale con gli Usa rendono impossibile il mantenimento dei ritmi di crescita degli interscambi commerciali del passato; la domanda interna non è peraltro ancora in grado di rappresentare un volano importante di traino del Pil: l'incertezza che vivono i consumatori e l'assenza di adeguati strumenti di welfare ne sono le principali cause. Visto in questa prospettiva – sottolinea Noci - il rallentamento della crescita cinese non è solo dovuto alla dinamica naturale di un Paese non più emergente, rappresenta piuttosto la spia di una serie di criticità la cui risoluzione richiede un cambio di rotta da parte del Partito Comunista: a questo riguardo, il varo di misure per la crescita della domanda interna e l'adozione di una postura internazionale meno assertiva saranno fondamentali. Ed è anche in questa chiave – conclude - che dovrà essere letto il XX Congresso del Partito di metà ottobre”.
 
 
Giuliano Ferrara, il Foglio
Giuliano Ferrara sul Foglio si scaglia contro "gli indignati woke per la vittoria della destra italiana e che restano in silenzio davanti alle proteste delle donne in Iran": "Bisogna sentire gli effetti della tirannia e dei suoi misfatti su di sé - scrive Ferrara - bisogna fare come se quel che succede in Iran fosse la manifestazione di una tragedia dietro l’angolo di casa, invece dopo anni di appelli insinceri all’indignazione contro banali avversari politici o ideologici, nel pieno di una grottesca campagna per la salvezza addirittura del pianeta, lo sguardo sempre di sguincio rivolto al futuro che canta un domani di buone intenzioni, salvo mettere in discussione mediatica perfino il diritto di un popolo indipendente di respingere un’invasione blindata di assassini, ecco che il presente della vita e delle libertà negate ci scivola addosso. I capelli delle ragazze iraniane, la crocchia tagliata, il foulard islamico aggiustato, il fiume di sangue sparso da una “polizia morale” che spara e uccide per difendere l’onore di una divinità che pretende di essere l’unica, e anche la nostra, tutto questo dimostra. Gli autocrati sono nostri nemici, dobbiamo sentirlo in modo personale e attuale, cosa difficile in tempi di inflazione, bollette stratosferiche, timori per il lavoro e il reddito. I diritti negati con l’esercizio della forza bruta, nella dimenticanza o nella distrazione dell’occidente, sono una realtà un po’ diversa dalla retorica occidentale dei diritti, che da noi in certi casi soffrono mentre a Teheran stramazzano di strada in strada per una capigliatura, per un fazzoletto, per una treccia. Il liberalismo democratico - ricorda Ferrara - non è una passeggiata incantata, l’indignazione non è un sentimento morale a buon mercato, è un’armatura politica che società civile, partiti, stato, comunità devono considerare come il corpo carnale della nostra coscienza di esseri umani. I ragazzi che occupano il liceo Manzoni contro le pratiche di scuola e lavoro, e assurdamente contro la vittoria elettorale della destra, invece di scatenare l’inferno delle loro voci per il ritiro dell’ambasciatore italiano a Teheran, devono capire che il loro è un wokismo da polizia morale di regime, non una rivolta indignata. E tutti noi, tutti, dobbiamo riscoprire l’intollerabile assoluto, ristabilire una scala calibrata delle cose per cui vale la pena di ribellarsi, di fare anche il niente che si può fare, esigere che l’autorità pubblica e le comunità private diano sbocco ai criteri di vita in cui affettiamo di credere protestando, elevando un muro simbolico a ogni forma di dialogo con la gentaglia che perseguita e uccide decine di Saman ogni giorno, come è accaduto con il familismo amorale pachistano nel nostro paese per un bacio rubato dal telefonino e come accade per una pettinatura tra i mullah. Le cose cattive e squallide - conclude - sono tante, nessuno è innocente, nessuno di noi è innocente, l’indignazione per altri è corta di raggio e di memoria, è un farfugliamento moralistico”.
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