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Quei punti cruciali

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 26/09/2022

In edicola In edicola Antonio Polito, Corriere della Sera
Antonio Polito sul Corriere della Sera mette l’accento sui punti cruciali che costituiscono un esame per Meloni: “Ognuno dei boom elettorali che ormai si ripetono in serie, per sgonfiarsi poi con altrettanta rapidità, porta il segno dello spostamento di una massa di voti da tempo e affannosamente in cerca di un salvatore della patria, di un demiurgo che possa farci uscire dalla spirale di declino in cui siamo avviluppati. Finora questi sbandamenti hanno prodotto, più che pericoli per la democrazia o tentazioni autoritarie, caos e instabilità politica. Dunque – scrive l’editorialista - da questo punto di vista, non si può dire che l’esito delle elezioni di domenica configuri una regressione. Anzi. La leader dell’opposizione ha vinto e andrà al governo. Qualcuno ha scritto che a questo serve la democrazia: ricambio di classi dirigenti senza spargimento di sangue. Un secondo ordine di problemi, e di allarmi, derivano dalla personalità e dalla storia politica della vincitrice. Chiaramente di destra; anzi, di una destra di derivazione missina, nazionalista e nativista. È dunque comprensibile la preoccupazione di Paesi nostri partner i cui governi si battono quotidianamente a casa loro per evitare questo stesso esito. E altrettanto sicuramente la probabile futura premier ha il dovere di sciogliere un grumo di ostilità che altrimenti danneggerebbe l’Italia, oltre che lei stessa. Già in campagna elettorale – osserva Polito - la sua parola chiave è stata «responsabilità». Ha dato indicazioni sui tre punti cruciali per il futuro governo: la guerra all’Ucraina, la crisi energetica, la disciplina di bilancio. Su tutti e tre si potrebbe quasi dire che ha abbracciato l’agenda Draghi, sostenendo pur dall’opposizione il governo sia sulle sanzioni alla Russia e sulle armi all’Ucraina, sia nella battaglia in Europa per il tetto al prezzo del gas, sia nella contrarietà a scostamenti affrettati di bilancio. Resta infine la delicata questione dei diritti e delle libertà, che è bene non sottovalutare. In tutto il mondo, e anche in Europa, si assiste a tentativi di limitare entrambi. La destra italiana è certamente tradizionalista e conservatrice in materie come la famiglia, l’aborto, la maternità, il genere. Ma mentre qui siamo nel campo delle legittime opzioni politiche – conclude - ogni speranza di tornare indietro sulle conquiste civili di un Paese moderno e libero come il nostro sarebbe così mal riposta da far credere che un leader accorto non ci provi nemmeno”.
 
Maurizio Molinari, la Repubblica
“Sulla scia della netta affermazione ottenuta nelle urne da Fratelli d’Italia, il nostro Paese avrà verosimilmente per la prima volta nella storia repubblicana un partito sovranista alla guida della maggioranza di governo. E ciò pone il dubbio su quali siano le radici, i valori e le intenzioni del ‘sovranismo’ italiano”. Lo scrive Maurizio Molinari su Repubblica in un editoriale in cui invita Giorgia Meloni a fare chiarezza: “Fratelli d’Italia infatti, in seno al Parlamento europeo, non aderisce né al Partito popolare né al Partito socialista — come stato per tutti gli altri governi della Repubblica — bensì al Gruppo dei conservatori e riformisti europei (Ecr), nato nel 2009, che si definisce difensore della sovranità dei singoli Stati contro il federalismo europeo. europee. Poiché Fratelli d’Italia fa parte di tale schieramento sovranista – sottolinea il direttore - è legittimo l’interrogativo se, una volta arrivato alla guida del governo, sposterà l’Italia più vicino a Varsavia e Praga rispetto a Parigi e Berlino. E non è una esiziale questione geografica perché, durante i 18 mesi del governo Draghi, Roma ha registrato una forte sintonia con Parigi e Berlino sulla necessità di accelerare verso la ‘sovranità europea’ — ovvero il voto a maggioranza su molti aspetti cruciali nell’agenda Ue — che sarà il tema, già nel 2023, del prossimo scontro frontale a Bruxelles fra chi vuole rafforzare e chi invece indebolire le istituzioni europee. C’è questo interrogativo di fondo alla base dei dubbi che serpeggiano in molti Paesi Ue dopo l’esito del voto italiano perché un cambiamento di fronte da parte di Roma innescherebbe un terremoto politico senza precedenti dentro le istituzioni Ue, capace di indebolire in maniera strategica la costruzione stessa dell’Europa comune la cui capacità di azione è stata provata negli ultimi 36 mesi almeno due volte: prima nell’acquistare i vaccini anti-Covid per i propri cittadini e poi per unirsi a favore di armi all’Ucraina e sanzioni alla Russia. Il recente voto con cui FdI e Lega al Parlamento Europeo hanno difeso Ungheria e Polonia nel braccio di ferro con Bruxelles, proprio sul tema dei diritti, aggiunge ulteriore incertezza su quali propositi abbia il partito di Giorgia Meloni riguardo al ruolo dell’Italia nell’Ue che, sin dalla fondazione, è stato sempre favorevole ad accrescere l’integrazione comunitaria. Prima tali dubbi vengono dissipati – conclude - meglio è”.
 
Massimo Giannini, La Stampa
Sulla Stampa, Massimo Giannini firma l’editoriale in cui richiama l’attenzione sulla “stagione della responsabilità”: “Oggi – scrive il direttore - come l’Angelo Nuovo di Paul Klee e Walter Benjamin, Meloni ha le ali spiegate al futuro, benché i vecchi cumuli di rovine non si rassegnino a liberarla dal passato. Ma è proprio di questo che adesso c’è bisogno. Se davvero vuole scriverne un pezzo importante, la Sorella d’Italia deve chiudere in fretta e senza rimuoverli i conti con la Storia, che come insegnava Croce è per definizione ‘sempre contemporanea’. E poi provare davvero, come dice, a curare le ferite antiche e moderne del Paese. A farlo, come promette, ‘per tutti gli italiani, per unire questo popolo’. D’ora in avanti noi vogliamo prenderla in parola. Gli italiani l’hanno votata, conferendole l’onore e l’onere di guidare il prossimo governo, se il Presidente della Repubblica deciderà di conseguenza. La legittimità democratica di questa scelta è netta e indiscutibile con buona pace di qualche filosofo francese. Quello che potremmo chiamare ‘Fattore F’ come Fascismo – sottolinea Giannini - resta ancora idealmente irrisolto dentro l’autobiografia della nazione, in attesa che chi discende da quella tragedia novecentesca lo sciolga con i fatti e gli atti. Tuttavia, politicamente, dobbiamo riconoscere che quella pregiudiziale è già caduta dentro l’urna, domenica scorsa. E a prescindere dalla natura e dalla postura del prossimo esecutivo, sul quale continuiamo a mantenere le nostre riserve, siamo tutti convinti che sia un bene, come lei stessa sottolinea, che l’indicazione di un governo di centrodestra a guida Fratelli d’Italia esca finalmente proprio da quell’urna. Adesso comincia un altro tempo. Anche e soprattutto per questa destra che si sente infine compiuta, linda e pinta di fronte alla Storia e alla cronaca. Anche questo ha detto Meloni. Ed è la parte più importante del suo discorso, nella notte in cui tutto è cambiato per lei e tutto può cambiare per l’Italia: «È il tempo della responsabilità». Ecco il punto. La responsabilità. Verso gli italiani che l’hanno votata, ma anche verso quelli che non l’hanno fatto e sono tanti, visto che il consenso dei ‘patrioti’ rappresenta il 26 per cento del 63,9 per cento degli elettori effettivi. Verso la collettività nazionale – conclude - ma anche verso la comunità internazionale alla quale il Paese appartiene da sempre per valori, principi, interessi”.
 
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