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La lezione di Stoccolma che la Fed non vuole ascoltare

Redazione InPi¨ 22/09/2022

Altro parere Altro parere Donato Masciandaro, Il Sole 24 Ore
“La Fed alza di nuovo i tassi di interesse, ma continua a non prendere impegni. Come una banderuola può seguire il vento dei mercati, o della politica, meglio ancora se spirano nella stessa direzione”. Sul Sole 24 Ore Donato Masciandaro torna a criticare l’operato della Fed, che ieri ha alzato di 75 punti base i tassi di interesse. “Per capire la differenza tra la condotta della Fed e quella di una banca centrale che fa della trasparenza la sua stella polare basta confrontare l'azione della banca centrale svedese con quella della consorella statunitense. La politica monetaria svedese è un buon esempio non di come si deve impostare la strategia monetaria. Stoccolma applica la politica della regola monetaria flessibile. Concretamente, la Banca centrale svedese ha annunciato non solo l’aumento di 100 punti base, ma anche il livello dei tassi di interesse a fine 2022, nonché per il terzo trimestre dei prossimi tre anni. Gli svedesi annunciano pubblicamente il percorso che i tassi interesse dovranno seguire perché l’inflazione rientri, alla fine del 2025, al livello del loro target. Ovviamente specificando che la previsione non è una promessa. Possiamo fare le stesse considerazioni per la Fed? Assolutamente no. La Fed – sottolinea Masciandaro - non comunica previsioni istituzionali. Si limita ad offrire un surrogato: le previsioni, individuali ed anonime, dei singoli membri del suo consiglio direttivo, surrogato che peraltro mercati e media scambiano volentieri per politiche di annunzio. Il surrogato è poi condito dalle due frasi che stanno diventando il ritornello delle banche centrali che non vogliono prendersi responsabilità: le decisioni «dipendono dei dati» e «vengono prese riunione per riunione». Frasi che assumono un senso se a pronunciarle è la Banca centrale svedese, infatti tra giugno e settembre l’annuncio sul percorso di tassi si è modificato proprio perché sono intervenute novità sull’inflazione. Ma che in bocca a Powell suonano quelle che sono: frasi fatte per non dir nulla e per continuare a fare la banderuola. Ovviamente, votando all’unanimità”.
 
Domenico Cacopardo, Italia Oggi
“Il viaggio di Papa Francesco ad Astana, capitale della repubblica non democratica del Kazakistan è l’espressione emblematica delle contraddizioni della sua attività politica e pastorale”. Lo scrive su Italia Oggi Domenico Cacopardo. “È difficile trovare in questo viaggio convincenti ragioni che lo giustifichino, visto che in quel paese la comunità cristiana e, in essa, quella cattolica, è sparuta e composta in gran parte da non kazaki e che il convegno delle religioni cui ha partecipato è così poco qualificato e determinante da spingere il patriarca russo Kiril a disertarlo. C’è poi da rilevare che con questo viaggio Bergoglio mette in evidenza la natura strumentale di tutte le giustificazioni addotte dalla segreteria di stato e da lui medesimo per motivare la sua mancata visita viaggio a Kiev e nella martoriata repubblica ucraina. Se Cristo fu l’apostolo delle genti, dei malati e dei sofferenti, il luogo in cui queste donne e questi uomini sono presenti in misura massiccia ai nostri giorni è proprio l’Ucraina. Ma il Papa non è andato perché - dice - perché l’artrosi non glielo consente. Gli permette, però, di andare ben più lontano di Kiev, di muoversi in carrozzella e di esercitare un misterioso ministero pastorale con chi è indifferente al messaggio di Cristo e della chiesa, ma è molto attento agli interessi geopolitici del Cremlino e dei suoi alleati. Si capisce tutto ricordando che Bergoglio è un gesuita argentino formatosi nel clima giustizialista di quel paese per il quale e con il quale uno dei paesi più ricchi del mondo è diventato uno dei paesi più poveri del mondo, luogo di ripetute bancarotte. Fatalmente un avversario delle libertà economiche e del capitalismo”.
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