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Altro parere

La finzione che genera mostri

Redazione InPiù 19/09/2022

Altro parere Altro parere Vittorio Macioce il Giornale
Vittorio Macioce firma l’editoriale odierno sul Giornale per stigmatizzare quella che definisce “la finzione che genera mostri”: “Non c’è scritto da nessuna parte che è solo un gioco e forse è il caso di cominciare a dirlo. Qualcuno infatti potrebbe prenderlo sul serio. Questa campagna elettorale è virtuale. È una finzione. Non va presa alla lettera, altrimenti ci si fa male. C’è infatti un largo gruppo di personaggi, più o meno influenti, che ogni giorno racconta la stessa storia. Lo fa con la mano sul cuore e con netta convinzione. Dicono che in Italia il 25 settembre, domenica prossima, potrebbe morire la democrazia. La causa è la vittoria di chi non la pensa come loro, la vittoria della destra. Non sostengono solo questo, che già è grave, ma gridano e giurano che il fascismo è alle porte. Non avrà il volto del passato, ma quello di una donna che, in privato, è perfino simpatica. Non cambia molto, perché comunque ci si trova davanti a una nuova tirannia. Lo dicono senza mostrare un minimo dubbio. Se tutto questo fosse vero – sottolinea l’editorialista - non ci sarebbe da perdere tempo. Non c’è neppure da votare. Il fascismo va fermato adesso, con qualsiasi mezzo, mettendo fuori legge i sovversivi, firmando come non si fece cent’anni fa lo stato d’assedio, implorando Mattarella di non comportarsi come il re. L’accusa non è roba da poco. La risposta non può che essere drastica. È quello che nell’antica Roma veniva chiamato Senatus consultum ultimum e lo invocò Cicerone contro Catilina. È, nelle democrazie moderne, il diritto di difendersi contro i partiti anti sistema. Si mette sotto mirino il presunto tiranno, perché è questo che la sinistra sta di fatto indicando. Allora è il caso di fare un passo indietro, di avvertire che questo è solo un gioco vietato ai minori di diciotto anni. È campagna elettorale, perché poi con Giorgia Meloni si sta tranquillamente in Parlamento e si presentano libri insieme e si firmano leggi. Il fascismo è solo un modo di dire e certe parole sono il vizio di una schiatta culturale di apprendisti stregoni. È gente – conclude Macioce - che da troppi anni teme la democrazia e vive in una finzione e ha bisogno di un nemico per riconoscersi, perché non ha più un vestito da indossare e si sente sicura sotto quella vecchia maschera. La finzione è finita”.
 
Claudio Cerasa, il Foglio
A meno di una settimana dalle elezioni, il direttore del Foglio Claudio Cerasa descrive le istanze e le intenzioni di voto del cosiddetto partito del pil: “Sono giorni di dialoghi, di dibattiti, di confronti, di scontri e soprattutto di incontri e sono giorni in cui i principali leader politici stanno cercando di interfacciarsi non solo con gli elettori nei comizi ma anche coni grandi elettori nelle imprese. Sono giorni in cui tutti i candidati cercano di convincere, di sedurre e di rassicurare e sono giorni in cui i capi delle varie formazioni politiche tentano di portare dalla propria parte anche un partito invisibile che alle elezioni pesa poco ma che all’indomani delle elezioni conta parecchio: il partito del pil. Il partito del pil corrisponde grosso modo agli imprenditori che hanno in mano una fetta importante della ricchezza italiana ed è un partito che negli ultimi mesi si è speso in modo significativo per difendere il governo guidato da Mario Draghi. Le grandi imprese, quelle da 250 addetti e oltre, in Italia sono lo 0,1 per cento del totale, assorbono il 20,7 per cento dell’occupazione, creano il 31,7 per cento di valore aggiunto. L’impressione – scrive Cerasa - è che, rispetto al futuro, il partito del pil abbia preoccupazioni non troppo diverse rispetto a quelle manifestate da Mario Draghi durante le sue pirotecniche conferenze stampa, durante le quali il presidente del Consiglio più che offrire consigli per votare qualcuno ha dispensato consigli su chi non votare (astenersi pupazzi prezzolati). E l’impressione è che, in fin dei conti, chi fa parte delle grandi imprese, e chi ha le spalle larghe per governare la fase di difficoltà economica generata dal caro bollette, (a) si senta molto più vicino a chi il governo Draghi lo ha sostenuto piuttosto che a chi il governo Draghi lo ha fatto malamente cadere e (b) si senta più vicino nel mondo del centrodestra a chi Draghi lo ha combattuto lealmente più che a chi il governo Draghi lo ha sostenuto non con altrettanta lealtà. Sono impressioni che si ricavano dialogando con gli imprenditori, con i grandi manager, con i capitani di industria, come è capitato di fare venerdì scorso a chi scrive a Vicenza, e sono impressioni che si vanno poi a sommare a dimensioni diverse come quelle registrate in contesti interessanti e vivaci come quelli dei piccoli imprenditori, le piccole imprese fino a dieci dipendenti, che rappresentano il 95,2 per cento delle imprese attive, e che avendo le spalle meno larghe rispetto ai colleghi più grandi si percepiscono più esposti agli effetti del  caro energia, agli effetti della crisi delle materie prime, agli effetti della globalizzazione, e in fondo – conclude Cerasa - anche per questo non si sentono terrorizzati dall’idea di una stagione di cambiamenti politici, a condizione che vi siano maggiori proposte e non maggiori proteste”.
 
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