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Il valore della via europea

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 19/09/2022

In edicola In edicola Maurizio Ferrera, Corriere della Sera
“L’Europa è stata un tema centrale della campagna elettorale”. Lo scrive Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera ricordando come “il dibattito si sia concentrato sulle questioni più vicine all’attualità: la svolta autocratica in Ungheria, la guerra in Ucraina, l’eventuale rinegoziazione del Pnrr. Si è così perso di vista – osserva però l’editorialista - lo sfondo più ampio del nostro rapporto con la Ue, in particolare il ruolo cruciale che l’appartenenza europea ha svolto nel tempo per l’Italia. È questo il punto decisivo su cui conviene riflettere in vista del voto. Perché il nostro Paese aderì al Trattato di Roma nel 1957? La grande intuizione di De Gasperi fu che, per modernizzarsi, l’Italia aveva bisogno di una robusta àncora esterna. La scelta europea è stata conveniente? Oggi c’è chi ne dubita, ma secondo la stragrande maggioranza degli studiosi l’appartenenza alla Ue ha portato enormi benefici nel lungo periodo. Certo, l’Europa è una unione di Stati con interessi diversi. L’integrazione procede in base a compromessi, a volte si vince a volte si perde. Nell’ultimo biennio, l’impatto drammatico della pandemia ha cambiato il quadro e siamo entrati in
una congiuntura per noi particolarmente favorevole. Alleandosi con Macron, il nostro governo è riuscito a convincere la Germania a fare debito comune per finanziare un programma di investimenti e riforme senza precedenti. Dai compiti a casa si è passati alla condivisione dei rischi. Abbiamo ancora molta strada da percorrere, basti pensare al Mezzogiorno. Il nostro interesse nazionale è un’Europa più forte, capace di dare risposte comuni ai grandi rischi di oggi: energia, difesa, cambiamento climatico, disoccupazione, migrazioni, salute. Occorre muovere, in altre parole, verso un assetto di tipo federale. Le condizioni necessarie per giocare questa partita sono due: il rispetto del Pnrr e, prima ancora, la riconferma della scelta europea, indicandola—seguendo l’esempio della Germania — come parte integrante della nostra «ragion di Stato». Senza questi impegni non avremo alcuna credibilità in Europa. E – conclude - resteremo condannati a fare gli equilibristi, per giunta in un contesto internazionale sempre più instabile e insidioso”.
 
Claudio Tito, la Repubblica
L’aggettivo impronunciabile in Europa. Claudio Tito su Repubblica pone l’attenzione sul ‘pericolo fascista percepito in Europa’: “Spesso nel nostro Paese ci si sorprende per come all’estero, e in particolare in Europa, viene interpretata e sintetizzata la politica italiana. Il barocchismo che ha accompagnato le vicende dei partiti e dei governi per oltre settanta anni è stato spesso incomprensibile per l’osservatore ‘esterno’. Quasi irriducibile. Per quello ‘interno’, invece, ancora più spesso è stato lo schermo per nascondere le proprie ipocrisie. Quando allora fuori dai nostri confini si semplifica e si scompone la nostra ampollosità, - scrive l’editorialista - anche in Italia si reagisce con una sorta di stupore veritiero. E quasi ci si meraviglia di aver strappato la maschera da un volto noto. Così il presidente della Spd tedesca, ossia il partito socialdemocratico, ha in sostanza svelato l’essenza della nostra campagna elettorale. Fratelli d’Italia è un partito post-fascista. Nella ambigua ampollosità della politica italiana, quell’aggettivo sembrava ormai impronunciabile. Il risultato si manifesta ora. Esplicitare che esiste una destra radicale con le radici nella fiamma del fascismo è diventato un territorio verbale interdetto. E non si tratta di evocare il pericolo di un ritorno alla dittatura come l’hanno conosciuta i nostri padri e i nostri nonni. Ma di una postura, di un atteggiamento. E forse banalmente di un’educazione che ora produce altri risultati ma comunque potenzialmente devastanti. E allora nel momento in cui Lars Klingbeil, il capo della Spd tedesca, scoperchia quella pentola ancora in ebollizione dopo aver incontrato Enrico Letta, tutto assume una dimensione diversa. Meno macchinosa per l’Italia, più limpida per le principali Cancellerie d’Europa. Certo, in gioco ci sono gli interessi economici. La prospettiva di una nuova crisi finanziaria e industriale provocata dal gas è ormai centrale in tutte le azioni governative. Così come la necessità di una risposta unitaria per fronteggiare la guerra ibrida di Putin. Ma in questo caso c’è qualcosa di più. C’è la paura che l’Unione europea viva una stagione di paralisi permanente. Incapace di replicare al Cremlino e di offrire soluzioni ai cittadini. Il destino che allora inquieta i nostri alleati è proprio la volontà, già dichiarata dai nuovi governi di destra, di procedere ognuno per conto proprio. Ed è appunto – conclude Tito - quel che spinge gran parte dell’Ue a definire Fratelli d’Italia semplicemente un partito «post-fascista». L’ansia del prossimo futuro è tutta in questo aggettivo”.
 
Linda Laura Sabbadini, La Stampa
La partecipazione al voto è in diminuzione dalla seconda metà degli Anni ’70. Nel 2018, anno delle ultime elezioni politiche, l’astensionismo ha raggiunto il massimo, il 27%”. Lo ricorda Linda Laura Sabbadini sulla Stampa mettendo l’accento sul “ruolo vitale” delle donne che, osserva l’editorialista “sono sempre state lontane dalla politica. Nel 2018 cinque punti di differenza, non poco. Cambierà questo andamento? Difficile ancora dirlo. Certo è che la situazione è particolarmente complessa. Per la crisi che attraversa il Paese, per le vicissitudini politiche spesso poco comprensibili ai più. Se è ardua una valutazione complessiva, non da meno è quella che riguarda la partecipazione delle donne. E allora chiediamoci perché dovrebbero votare più di prima? È stato fatto qualcosa di veramente importante nei confronti delle donne in questi quattro anni tale da farne crescere la loro partecipazione al voto? Le donne – ricorda Sabbadini - hanno vissuto momenti durissimi. Hanno perso più occupazione degli altri. Hanno subito maggiormente gli effetti del Covid perché rappresentano il 70% dei lavoratori della Sanità, e anche quelli del lavoro a distanza assumendosi il carico di lavoro familiare in contemporanea a quello extradomestico. Perché dovrebbero sentirsi più soddisfatte dei risultati raggiunti attraverso le politiche? Anche gli investimenti del PNRR non sono ancora visibili nei risultati e non sono stati certo ingenti come investimenti nei servizi che possano alleggerire il carico di lavoro familiare. Per di più anche gli avanzamenti normativi che le riguardano precedenti ai quattro anni non si sono tradotti in realtà. Le donne avrebbero tutte le ragioni per non votare. Se le ragioni del non voto delle donne sono legittime penso che proprio per le donne sia vitale votare. Per far sentire le proprie istanze e la propria presenza. Superando la sfiducia e comprendendo che solo il protagonismo in tutti i campi può essere l'arma vincente in una democrazia. Siamo andate avanti in tutti i campi essendo protagoniste e con la nostra forza. Nessuno ci ha regalato niente. Il voto – conclude - è una facoltà di cui avvalersi. Attivamente. Facciamolo”.
 
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