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La via italiana se l'Europa non decide sul gas

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 19/09/2022

La via italiana se l'Europa non decide sul gas La via italiana se l'Europa non decide sul gas Angelo De Mattia, Il Messaggero
“Raramente il fattore ‘tempo e certezze’ è stato cruciale come adesso per l'economia e la società, mentre si profila l’arrivo di un inverno tra i più difficili”. Lo scrive sul Messaggero Angelo De Mattia, auspicando, se l’Europa non dovesse decidere in fretta, una via italiana al tetto al prezzo del gas. “Se si integrano i gravi rischi incombenti sul futuro di numerose aziende con quelli dell'occupazione e con una vera questione salariale in sospeso, si ha l'immagine di quel che potrà accadere se continuerà a temporeggiare nel reagire all'impennata dei costi dell'energia e alla carenza delle forniture. In questo senso. l'allarme lanciato dalla Confindustria sulle conseguenze della possibile carenza nei prossimi mesi di 6,4 miliardi di metri cubi di gas insieme all'aumento straordinario de prezzi delle bollette, richiede una pronta risposta da preparare subito, affrontando con senso di responsabilità la complessa situazione politico-istituzionale. Vi sono un governo che «non è più», ma che potrebbe fare leva sui poteri propri di uno stato di eccezione, e un governo che «non è ancora»: situazione, quest'ultima, che richiederà un’accelerazione straordinaria delle procedure per la sua formazione o, comunque, un esteso concorso dei partiti perché, nelle difficoltà, agisca almeno il governo di missionario”. Il succo del problema, secondo De Mattia è che “incombei il rischio di una recessione tutt’altro che mite. Occorre, dunque, un piano organico, non più provvedimenti slegati e temporanei. La fissazione di un tetto al prezzo de I gas ha la sua sede decisionale elettiva in Europa, che è chiamata ora a dare con urgenza la vera prova dell'integrazione e della solidarietà. Ma se tarda o è impedita allora non ci si potrà opporre a eventuali misure nazionali o a maggiori, seppur calibrate, esposizioni al debito”.
 
Dario Di Vico, Corriere della Sera
“La crisi del gas, oltre a mettere in ginocchio migliaia di aziende si è anche «mangiato» il dibattito elettorale sul futuro industriale del Paese”. Lo scrive sul Corriere della Sera Dario Di Vico, secondo il quale “buona parte del leader, in qualche caso anche per incompetenza, ha preferito duellare sul tema dello scostamento di bilancio definendolo «indispensabile» per allargare gli aiuti alle Pmi e con questa mossa ha pensato di aver fatto i compili. E’ difficile dire se quella in corso è la peggiore campagna elettorale di sempre, come sostengono in molti, ma sicuramente una delle più contraddittorie: Adolfo Urso davanti all'ampia platea degli industriali di Vicenza ha scandito l'impegno del prossimo governo ad abolire il reddito di cittadinanza ma dentro la coalizione di centrodestra e tra i candidati meridionali il novero dei malpancisti cresce con l'avvicinarsi del giorno delle urne. E qualcosa del genere vale per il Pd che al Sud sventola come una bandiera la proposta delle 300 mila assunzioni nella pubblica amministrazione ma si è guardato bene dal raccontare a Vicenza, nell'intervento del segretario Enrico Letta, l'idea che ha maturato. E la stagione dell'ambiguità, dei programmi à la carte, degli impegni di governo diversi al Nord dal Sud, delle intemerate per lo scostamento di bilancio abbinale a un intransigente «No» al Rigassificatore di Piombino. E l'epoca della demagogia coordinata e continuativa che porta la classe politica a gridare alla colonizzazione se un'aziendina del made in ltaly viene acquisita da capitali stranieri e a restare in assoluto silenzio quando il gruppo Ariston investe un miliardo per comprare un concorrente tedesco e fa della Germania addirittura il suo primo mercato di sbocco. La verità è che tra politica e industria il dialogo continua ad essere a strappi. Siamo ancora il secondo Paese manifatturiero d'Europa ma l'industria resta per la politica italiana un incidente di percorso”.
 
Alessandro De Angelis, La Stampa
“L'estate della legittimazione di Giorgia Meloni sì è già spenta nell'autunno ungherese di Orban”. Lo scrive sulla Stampa Alessandro De Angelis, il quale boccia senza appello la difesa di Orban fatta da Meloni “in base all'assunto che ciò che è eletto dal popolo è sempre giusto, anche se nega lo Stato di diritto. Ma anche nella sua ‘fascinazione’, con la dirompente proposta di approfondire il rapporto tra diritto italiano e diritto europeo che, tradotto, significa, in coerenza con i disegni di legge già presentatati in questa legislatura, sancire la preminenza del secondo sul primo. Un modello che da un lato riduce l’accettazione dell’Occidente a una dimensione esclusivamente militare, dall’altro produce uno slittamento politico valoriale sul terreno della costruzione europea come l’abbiamo conosciuta finora. Insomma, anche il sottile velo dell’ipocrisia si è squarciato, scoperchiando le profonde linee di frattura del centrodestra. Questa impostazione, che rappresenta un humus condiviso con Salvini, è foriera di tensioni con Berlusconi che, nonostante abbia applicato da tempo il ruolo di contrappeso moderato, non può permettersi di far parte di un governo che non abbia l’europeismo nel Dna. Il pratone di Pontida – prosegue De Angelis - è l’altra linea di faglia del possibile governo che verrà. Il film di una Lega cattiva di una Lega buona pronta a commissariare i cattivi dopo il voto è già finito nell’atto di sottomissione dei governatori che firmano l’agenda di Salvini. «La Lega sono io» è il messaggio del leader leghista interno (ai suoi) ed esterno (alla Meloni). Quella plateale prova di forza di un partito che si mostra del tutto salvinizzato, detto in prosa significa: Viminale. Parola che reca in sé, per la leader di Fdi, l’aspetto del Conte 1, cioè di una complicata coabitazione”.
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