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Altro parere

La Meloni premier dovrà riuscire a essere concava e convessa

Redazione InPiù 16/09/2022

Altro parere Altro parere Alessandro Ricciardi, Italia Oggi
I governi di coalizione – scrive su Italia Oggi Alessandro Ricciardi – sono da sempre caratterizzati da una dialettica accentuata tra gli alleati. Le coalizioni sono naturalmente connotate da una legittima pluralità di visioni e di personaggi che richiedono per funzionare nervi saldi e diplomazia. Nel centrodestra, candidato ad essere la coalizione vincente del 25 settembre, la Lega di Matteo Salvini ha riportato al centro del programma l'autonomia e la tutela dei territori e ha posto tra le priorità di fine legislatura la difesa di imprese e famiglie contro il caro bollette anche a costo di uno scostamento di bilancio; Fratelli d'Italia ha invece nel suo dna una visione statalista e di unità nazionale e sulla quesitone del caro bollette, Giorgia Meloni, forse influenzata dalla lezione estremante rigorista sui conti pubblici di Giulio Tremonti, ex ministro di Forza Italia oggi candidato di punta di Fd'I, ha detto no: meglio pensare al futuro e non fare altro debito. E si potrebbe andare avanti, l'elenco delle differenze tra i due principali alleati è lungo. In questo contesto è evidente che frizioni nella maggioranza di governo ci saranno, anche se l'abbrivio determinato dal successo elettorale per i primi mesi consentirà di superare divergenze e rigidità. Nel prosieguo a fare la differenza sarà invece la qualità della leadership della Meloni. A lei, destinata, con FdI primo partito, ad assumere l'incarico di premier, toccherà l'onere di mediare. Nella pluralità di interessi anche contrapposti e di prospettive, la Meloni dovrà dimostrare di saper essere concava e convessa, rifuggendo da ogni tentazione di superiorità e arroganza per il successo elettorale conseguito. La vera sfida per la tenuta del prossimo governo è in mano sua.
 
Monica Ricci Sargentini, Corriere della Sera
Normalità, compostezza, pacatezza – sottolinea Monica Ricci Sargentini sul Corriere della Sera – sono le parole d’ordine di Jimmie Akesson, il 43enne dall’aspetto impeccabile che ha trasformato i Democratici svedesi (Ds), nati negli anni ’80 dal movimento neonazista Bevara Sverige Svenskt, in una forza politica che in alcune parti della Svezia sfiora il 40%. Per la prima volta in quasi un secolo il Paese scandinavo sarà guidato da una coalizione di centrodestra di cui faranno parte, forse solo con l’appoggio esterno, anche i Ds. Una virata a 360 gradi per la patria dello stato sociale e della politica delle porte aperte che è stata resa possibile dall’abilità di Akesson. L’ex web designer ha attuato un restyling in piena regola del partito mandando via gli elementi più estremisti, trasformando il simbolo della fiamma in un anemone e assumendo posizioni sempre più pacate. Durante la pandemia, per esempio, i Ds hanno detto sì a mascherine e vaccini nel Paese che aborriva i lockdown. Quando il 24 febbraio Vladimir Putin ha attaccato l’Ucraina lui è stato tra i primi a condannare l’invasione. E ha anche sostenuto la richiesta di entrare nella Nato, liberandosi così dei fantasmi anti-atlantisti. Pettinatura perfetta, camicia impeccabile, barba ben curata, l’aspetto di Yimmie, come lo chiamano i suoi elettori, è quello dello svedese medio. La sua base vive nelle piccole città e fattorie della Scania rurale, spaventate dall’aumento della criminalità (273 sparatorie con 47 morti quest’anno). Lui propone come modello Sölvesborg, la sua città natale dove dal 2018 governa la sua ex compagna, Louise Erixon. Qui c’è il divieto di mendicare e le guardie della sicurezza girano anche di notte. Non c’è dubbio che una partecipazione al governo dei Ds vorrà dire una politica dura contro l’immigrazione irregolare e una stretta sui visti. «È tempo di rendere la Svezia di nuovo grande» dice lui compiaciuto su Facebook rievocando lo slogan Trumpiano.
 
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