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I signori (nascosti) del veto

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 16/09/2022

I signori (nascosti) del veto I signori (nascosti) del veto Angelo Panebianco, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Angelo Panebianco si occupa di riforme istituzionali ricordando che parlamentarismo e presidenzialismo sono solo etichette su scatoloni vuoti. Ci sono buoni e cattivi parlamentarismi, buoni e cattivi presidenzialismi. È sbagliato scegliere, per partito preso, fra i suddetti scatoloni senza conoscere i dettagli. Ciò premesso, non nascondiamoci le grandi difficoltà che incontrano sempre in Italia i tentativi di intervenire sui rami alti della Costituzione (governo, rapporti fra governo, Parlamento e presidenza della Repubblica). Difficoltà che hanno fin qui sempre fatto fallire i vari progetti riformatori, per la seguente ragione: c’è una parte ampia del Paese (fino ad oggi è risultata maggioritaria) che non vuole in nessun modo un rafforzamento dell’esecutivo e, più precisamente, dei poteri del capo del governo. Presidenzialismo, cancellierato, sindaco d’Italia e qualunque altra formula si voglia immaginare, sono slogan dietro ai quali si intravvede la stessa aspirazione: mettere fine al vizio d’origine della Repubblica, fare dell’Italia una democrazia governante, accrescere i poteri di chi sta al vertice dell’esecutivo, dare più stabilità al governo. Che cosa si è sempre obiettato a chi voleva il rafforzamento del governo? Che stava spingendo il Paese verso una deriva autoritaria. Chiunque voglia dare più poteri all’esecutivo si espone a campagne che lo dipingono come un golpista. Dietro al tradizionale fuoco di sbarramento ideologico contro le aspirazioni a irrobustire la figura del capo del governo dando contemporaneamente più stabilità al medesimo, si intravvede l’azione di diverse forze che riterrebbero pericoloso per i loro interessi e le loro rendite di posizione un accrescimento dei poteri e della durata degli Esecutivi. A costoro non interessa un equilibrato sistema di pesi e contrappesi. Interessa che ci siano, come ci sono, solo contrappesi senza pesi, i poteri di veto che si mangiano il potere di decisione.
 
Norma Rangieri, il manifesto
Nella storica battaglia delle donne italiane per una legge contro l’atroce scia di sangue degli aborti clandestini, scrive sul manifesto la direttrice del quotidiano comunista Norma Rangieri, non ricordo di aver mai incontrato le giorge meloni dell’epoca. Le militanti dei partiti della sinistra, quelle del partito radicale, dei movimenti cattolici in dissenso dalla Dc, e naturalmente dei movimenti femministi, erano tutte partecipi di quella battaglia di civiltà. Il Movimento Sociale Italiani (Msi) della fiamma tricolore, nei secoli fedele al motto “Dio, patria, famiglia”, che ancora oggi alimenta la propaganda di Fratelli (le sorelle devono attendere tempi migliori) d’Italia, era schierato sul No alla legge, insieme agli oltranzisti cattolici. Ieri seguaci dell’integralista Carlo Casini oggi sostenitori di Simone Pillon. Anche allora le falangi nere avvolgevano la loro falsa coscienza nelle bandiere della difesa della vita, anche allora dicevano di voler aiutare le povere donne a non abortire, proponendo i loro orrifici dépliant: l’adozione presso famiglie caritatevoli, il ricovero in istituti religiosi, o, per le più dure di cuore, direttamente i feti in bella mostra nei barattoli di vetro. Solo chi ha scarsa memoria può meravigliarsi delle recenti affermazioni della giovane leader di FdI sull’interruzione di gravidanza, perché ricalcano quelle nefaste, colpevolizzanti processioni antiabortiste. «Dare un’alternativa a una donna che abortisce per motivi economici non significa diminuire i diritti ma allargarli». Le consigliamo allora di darsi da fare nelle regioni amministrate dalla sua coalizione e dal suo partito (Umbria Marche in primis) dove l’obiezione di coscienza, da sempre l’arma più odiosa e subdola contro la legge, è la regola anziché l’eccezione.
 
Filippo Del Corno, Corriere della Sera
Quasi nessuno parla di cultura nella campagna elettorale in corso. Lo evidenzia, in un intervento sul Corriere della Sera, Filippo Del Corno, responsabile cultura del Partito democratico. Nelle molteplici occasioni di confronto con leader e candidati – osserva Del Corno – la parola «cultura» non viene quasi pronunciata, e sembrerebbe quindi rappresentare un tema del tutto marginale per il futuro del Paese. Non è così: la cultura identifica agli occhi del mondo l’anima più profonda della storia passata e presente dell’Italia, e ne costituisce di fatto un settore economico e produttivo di straordinaria rilevanza. Accanto a queste due evidenze è inoltre necessario riconoscere un altro aspetto cruciale per comprendere la fondamentale importanza della cultura. Essa è infatti un importante strumento di inclusione, coesione ed emancipazione sociale, ed è fattore determinante per favorire l’esercizio di una cittadinanza attiva, consapevole e responsabile. Per questo motivo è da sperare che nelle prossime settimane, nei prossimi giorni, i politici vengano richiamati ad esporre quali proposte avanzano sul piano delle politiche culturali, e quali punti programmatici qualificano le visioni dei partiti in merito alla cultura. Oggi è davvero necessario e urgente promuovere la partecipazione culturale, garantire la più ampia condivisione possibile di patrimonio cognitivo, rimuovere le barriere economiche e sociali all’accesso alla cultura ancora presenti. La cultura, in questa prospettiva, è un diritto, universale ed inalienabile, pari ad altri altrettanto importanti per il benessere e l’equità della nostra società, e soprattutto fondamento imprescindibile per una autentica e compiuta democrazia.
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