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Altro parere

Il vecchio e il nuovo

Redazione InPi¨ 14/09/2022

Altro parere Altro parere Augusto Minzolini, Il Giornale
Sul Giornale Augusto Minzolini critica la “vecchia” Europa della mancanza di fatti che non riesce a decidere sul tetto al prezzo del gas. “Dopo aver discusso per tre settimane sul tetto sul gas, con la presidente Ursula von der Leyen che lo dava quasi per acquisito, l’ipotesi è improvvisamente naufragata: sei mesi fa il blocco contro il petrolio russo fu sabotato da Orbán; in quest’occasione ci ha pensato la democraticissima Olanda, più attenta ai profitti delle speculazioni sul gas alla borsa di Amsterdam che non alla solidarietà in un’Unione impegnata nel braccio di ferro con Putin. Ciò che fa male all’idea di Europa non sono le parole di Meloni o Salvini, ma l’assenza di quei «fatti» che dovrebbero consolidare un modo di pensare europeo in un momento in cui tutti sono consapevoli che non c’è alternativa all’Unione. Questo non toglie, però, che è paradossale, assurdo, per non dire vergognoso che mentre infuria lo scontro sul gas scatenato da Mosca le istituzioni europee non riescano a concordare una risposta tempestiva e all’altezza. E come spesso avviene l’ipocrisia si trasforma in comicità: impotenti sul tetto del gas, a Bruxelles stanno pensando di metterne uno sui prezzi dell’energia elettrica prodotta con il nucleare e le rinnovabili, che già costano poco di per sé. Un paravento che fa ridere o piangere”. Insomma, conclude Minzolini, un altro esempio della “vecchia Europa dell’olandese Timmermans, che dimentico delle speculazioni sul gas di Amsterdam si permette di dire che «la destra italiana fa paura». A cui fa da contraltare, questa è la speranza, l’Europa nuova, quella che non ci ha pensato due volte a schierarsi con l’Ucraina, quella della trentaseienne Sanna Marin, che in due mesi ha portato la Finlandia nella Nato e sulle regole democratiche non fa sconti a nessuno: «Gli italiani – ha detto Marin - hanno il diritto di scegliere»”.
 
Luigi Curini, Italia Oggi
Su Italia Oggi Luigi Curini parla del fenomeno migratorio osservandolo da una prospettiva più prettamente culturale ed evidenziando come esso possa contribuire a migliorare le condizioni femminili nei Paesi d’origine. “Quando si emigra in un nuovo paese, si entra in contatto con nuove norme, nuovi modi di vivere e di relazionarsi. Questo è sempre stato vero sia per i migranti che per le società che li accolgono. Ma oggi lo sviluppo delle tecnologie da un lato e mezzi di trasporto più veloci ed economici dall’altro, consentono ai migranti di rimanere maggiormente in contatto con il loro paese di origine rispetto a quello che succedeva fino a qualche decade fa. Ciò ha reso possibile uno scambio culturale continuo, quasi in tempo reale, con i propri familiari e amici lasciati nella propria patria. Un ambito su cui una serie di lavori scientifici si è occupato è stato in particolare le conseguenze di queste ‘rimesse culturali’ verso il proprio paese di origine per quanto riguarda la parità di genere”. E’ stato evidenziato, spiega Curini, che “la relativa ampiezza della diaspora da un paese influenza positivamente tutta una serie di indicatori relativi al benessere delle donne, in particolare in quei paesi in cui la condizione femminile è in partenza più difficile: dalla salute, all'accesso all'educazione, per finire al tasso di partecipazione femminile al mondo del lavoro. Un impatto che si dimostra ben superiore rispetto a quello solo riconducibile alle rimesse strettamente economiche. Ma non è tutto oro ciò che luccica. Perché a contare in modo cruciale per questo (benvenuto) effetto sono le caratteristiche del paese che ‘riceve’ i migranti. Se la migrazione verso paesi con bassi livelli di ineguaglianza di genere è associata con la promozione di una migliore condizione delle donne nel paese di origine di questa migrazione, l'opposto accade se si migra verso paesi con tassi di ineguaglianza di genere elevati. Insomma, emigrare in Norvegia è una cosa, emigrare in Qatar, ben altra”.
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