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La riforma del mercato dei capitali Ue Ŕ ancora un'utopia

Redazione InPi¨ 05/08/2022

Altro parere Altro parere Marcello Clarich, MF Milano Finanza
Le tante operazioni di delisting che stanno interessando Piazza Affari “rilanciano il tema dell’Unione dei mercati dei capitali (Capital markets union) concepita dalla Commissione europea nel 2015 e che procede ancora a rilento”. Ne parla su MF Milano Finanza Marcello Clarich. “All’origine di questa tendenza, che non riguarda solo l’Italia, sono stati individuati vari fattori, tra i quali la concorrenza del private equity e degli investitori istituzionali. Ma lo sviluppo del mercato dei capitali – sostiene Clarich - è ostacolato anche dalla frammentazione dei regimi giuridici a livello dei singoli Stati membri. E qui entra in gioco la Capital markets union, una delle sfide principali nel percorso di integrazione europea. Delineata in un Action Plan elaborato dalla Commissione europea nel 2015 e rilanciata nel 2020, l’Unione dei mercati dei capitali è stata completata solo in minima parte. Lo scorso novembre la Commissione ha pubblicato alcune proposte legislative volte a istituire un singolo punto di accesso alle informazioni relative alle società operanti nell’Ue, per accrescere la trasparenza, a rendere più diversificate le possibilità di accesso ai capitali, a favorire gli investimenti a lungo termine attraverso l’istituzione di fondi europei dedicati. Ancora di là da venire è però il rafforzamento della European securities markets authority necessario per promuovere una maggior armonizzazione delle regole nazionali e una loro applicazione uniforme. Più di un collo di bottiglia impedisce una vera unione dei mercati dei capitali: l’armonizzazione del diritto societario, incluse le norme sulle procedure fallimentari, la tutela dei diritti di proprietà rispetto a pretese transfrontaliere e via dicendo. Il superamento di questi ostacoli richiede l’impegno di un enorme capitale politico da parte degli Stati membri, perché si va a incidere nel cuore dei diritti nazionali. In una fase di ascesa dei sovranismi l’Unione dei mercati dei capitali rischia di essere relegata per molto tempo, insieme con l’ancor più controversa Unione fiscale, all’utopia”.
 
Carlo Valentini, Italia Oggi
Su Italia Oggi Carlo Valentini critica la proposta avanzata dal segretario Pd Enrico Letta di tassare i redditi al di sopra di una determinata soglia al fine di aiutare i giovani, attraverso una “dote”, ad inserirsi nella società. “Nulla da obiettare sul fatto che in una situazione in cui la forbice sociale si è sostanzialmente allargata sia giusto recuperare un po’ di risorse da chi possiede un reddito sostanzioso. Ma il fatto è che la tassazione sui singoli e sulle imprese è tra le più gravose al mondo. E prima di renderla ancora più pesante sarebbe forse il caso di mettere le mani su un apparato fiscale che fa acqua da tutte le parti, tanto che il 57% degli italiani (34,1 milioni) pagano appena l’8,3% dell’intera Irpef, che è quindi sulle spalle dell’altra metà dei contribuenti. La proposta di Letta, che non affronta il complessivo problema fiscale, si tradurrebbe nel fare pagare di più a quei pochi che già pagano tanto, lasciando in pace, e anzi facendo sorridere, coloro che si sono autoesentati dal pagamento delle tasse. Qui sta il vizio della proposta Pd e di quelle che di tanto in tanto emergono. Più o meno tutti i partiti, per calcoli elettorali, hanno stoppato riforme fiscali che avrebbero aumentato la platea dei contribuenti. Perfino la riforma del catasto è stata oggetto di uno scandaloso altolà nonostante le rassicurazioni che le aliquote non sarebbero state aumentate. Quindi è fuori luogo puntare il dito del prelievo su determinate categorie di cittadini se prima non si è provveduto a mettere a regime il sistema fiscale in modo che tutti paghino il dovuto. Da parte sua il centrodestra sta inondando la campagna elettorale di promesse fiscali da tarallucci e vino. Il fatto – conclude Valentini - è che l’argomento fiscale ha una regola comune in politica: lasciare stare i molti che non pagano”.
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