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Altro parere

La grande fuga dalla borsa

Redazione InPi¨ 04/08/2022

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
“Che sta succedendo al capitalismo italiano?” Se lo chiede il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, commentando la decisione di Diego Della Valle di ritirare la sua azienda dal listino di Piazza Affari. “Il delisting di Tod’s è solo l’ultimo tassello di un mosaico più grande che riguarda Borsa italiana. Negli ultimi quindici anni Borsa italiana ha perso la bellezza di 55 miliardi di capitalizzazione. E un’altra ventina di miliardi dovrebbe essere persa con i prossimi delisting già messi in cantiere. La fuga dalla Borsa, in Italia è un fenomeno unico nel suo genere perché il rapporto tra capitalizzazione di Borsa e Pil, che si trova intorno al 20%, resta inferiore ai livelli del 2018 e resta uno dei rapporti più bassi in Europa”. Cerasa offre alcuni spunti di riflessione per provare a capire il fenomeno. “Il primo punto riguardala debolezza strutturale di Borsa italiana, caratterizzata non solo da dimensioni piccole ma anche da una presenza massiccia nel listino di aziende più legate allo stato che al mercato. Il secondo punto riguarda (a) la volontà da parte di alcune imprese di proteggere il proprio capitale dalle possibili minacce esterne (opa ostili); (b) la volontà di non voler essere ostaggi di un regime regolatorio farraginoso come quello della Consob, basato più sulla cultura del sospetto (sanzioni) che sulla cultura del rischio (offrire opportunità); (c) la volontà di non dover dar conto continuamente ai propri azionisti delle scelte compiute dal management. Il terzo punto, e qui andiamo al cuore della questione, riguarda una fragilità di molte imprese italiane, spesso incapaci di conquistare sul mercato i capitali di cui avrebbero bisogno sia per ragioni legate alle proprie dimensioni sia per ragioni legate alla propria struttura”. In sostanza, conclude Cerasa, il delisting offre molti spunti di riflessione sullo stato di salute dell’economia dell’Italia. Ma lo spunto forse più interessante riguarda un problema spesso sottovalutato anche dalla nostra classe politica: nel nostro paese, la cultura del rischio viene stimolata o viene ostacolata? Dietro alla risposta a questa domanda non c’è il futuro della Borsa: c’è il futuro dell’Italia”.
 
Marco Fortis, Il Sole 24 Ore
Sul Sole 24 Ore Marco Fortis parla del primato di crescita economica lasciato in eredità dal governo Draghi. “La quasi totalità degli analisti e degli osservatori internazionali, nonché la maggioranza degli stessi italiani, devono ancora metabolizzare due fatti: i) come sia possibile che nel secondo trimestre 2022 la crescita congiunturale del Pil italiano sia stata così forte (+1% rispetto al precedente trimestre); ii) come sia stato possibile che il governo Draghi, artefice di tale brillante risultato, sia stato costretto a dare le dimissioni per il venir meno della fiducia da parte di tre leader di partiti in forte declino del tutto incuranti dell’interesse nazionale. Lo sconcerto potrebbe essere persino più forte se si guardasse alla crescita complessiva che il Pil italiano ha messo a segno in termini reali durante l’intero governo Draghi: +7,6% rispetto al quarto trimestre 2020. Si tratta del più ampio incremento registrato tra i grandi Paesi per i quali sono disponibili i dati del Pil del II trimestre 2022. Non accadeva da decenni che l’Italia fosse in testa alla classifica della crescita economica su un così lungo arco temporale”. Secondo Fortis “la crescita del Pil italiano nel secondo trimestre 2022 (+1%) dimostra che il governo Draghi ha saputo introdurre misure compensative contro la perdita di potere d’acquisto delle famiglie causata dall’inflazione e che, nello stesso tempo, l’industria manifatturiera, quella delle costruzioni e diverse attività di servizi, tra cui il turismo, non hanno perso slancio. Rafforzata dal Piano Industria 4.0 in vigore negli ultimi anni, l’industria manifatturiera è stata la grande protagonista della ripresa economica italiana dello scorso anno (+6,6%). A essa si sono affiancate nel 2022 il boom delle costruzioni e la ripresa del turismo. Gli effetti delle precedenti riforme, in particolare quelle del governo Renzi, si sono uniti alla grande capacità di guida della nostra economia da parte del governo Draghi durante il Covid19, con una campagna vaccinale di successo, la conseguente ripresa della socialità, l’avvio degli impegni per l’esecuzione del Pnrr e la pronta risposta alla minaccia dell’inflazione”.
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