Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Altro parere

Draghi tradito da eccesso di rigore e lentezze negli appalti

Redazione InPi¨ 03/08/2022

Altro parere Altro parere Gustavo Piga, Il Sole 24 Ore
Sul Sole 24 Ore Gustavo Piga pone una domanda: tra i tanti attori della caduta del governo Draghi, quanta responsabilità si porta dietro la Ue e chi ne ha seguito i suggerimenti? È difficile negare di avere assistito in questi mesi – risponde Piga – a un crescendo di dinamiche interne avverse al mix di politica economica e riforme provenienti da Palazzo Chigi in accordo con Bruxelles. È altresì innegabile che in economia il governo Draghi abbia mostrato una sola priorità: rispettare le scadenze del Pnrr e le sue condizionalità, che non si limitano a richiederci – pena la sospensione dei pagamenti – di raggiungere obiettivi e traguardi fissati in sede europea ma anche di impegnarci in un cammino di rientro del deficit su Pil verso il 3%. Ma il Pnrr non è stato solo questo afflato austero. È stato anche una serie impressionante di richieste di riforme. Queste sono piombate sul Paese in una fase di forti difficoltà. Eppure il vero problema è stato un altro. Le riforme del Pnrr e i primi investimenti pubblici partiti nel 2021 dovevano assicurare benefici al Paese. Così non è stato e di ciò è bene capirne le ragioni. L’Italia del Pnrr resta il malato d’Europa – indipendentemente, sembra – da chi lo guidi. Numeri alla mano, secondo la Commissione europea, il nostro rimarrà a fine 2023 il Paese che avrà recuperato meno terreno perduto durante Covid: +1,4% contro il 2,8% medio dell’area dell’euro. Dove è l’impatto del Pnrr? La realtà è che l’Italia di investimenti pubblici dal Pnrr ne ha visti sin qui ben pochi per via della lentezza della nostra macchina degli appalti pubblici, che questo governo (e il precedente) si è rifiutato di modificare, rafforzandone la capacità operativa. Una riforma, questa sì, essenziale che sarebbe stata facile da effettuare perché potenzialmente non invisa da alcun partito.
 
Alessandro Sallusti, Libero
Il pifferaio magico dei moderati di centrodestra getta la maschera e torna all’ovile. Carlo Calenda, scrive su Libero Alessandro Sallusti, dopo avercela menata per mesi sul suo essere alternativo alla sinistra, ha gettato la maschera e annunciato il suo ritorno nella casa del Pd. Alle elezioni correrà al fianco di Letta, di Fratoianni e di Di Maio trascinando con sé come specchietto per le allodole, a uso degli elettori tradizionalmente di Centrodestra, i fuoriusciti di Forza Italia tipo Gelmini e Carfagna. La grande ammucchiata tipo Ulivo di prodiana memoria, insomma, si è alla fine composta: più che le idee alla fine ha come sempre prevalso il calcolo delle poltrone, che anche se non si vince per cinque anni più ne hai e più stipendi si garantiscono. Altro che grande centro, i fanatici della famosa “agenda Draghi” si accasano a sinistra, che non è esattamente il luogo dove quell’agenda fu scritta. Ma i problemi iniziano adesso perché il sacrificio in termini di posti che Letta ha imposto al suo Pd per tenere tutti insieme va ben oltre il previsto e perché un minuto dopo la chiusura dei seggi comunque vada riprenderanno rivalità e divisioni come prima e più di prima. A occhio per il Centrodestra è meglio così: un Calenda fintamente collocato in un ruolo super partes tra i due blocchi avrebbe potuto attirare su di sé voti in libertà di moderati scettici o indecisi ma non al punto da essere disponibili a tracciare - come ora è chiaro dovrebbero fare - una “x” nella parte della scheda dominata dal Pd. E vedremo viceversa quanti elettori di sinistra saranno disponibili a votare l’ammucchiata sapendo che stanno mandando in parlamento nemici storici e giurati quali sono i transfughi di Forza Italia arruolati da Calenda. Tra tutti, al momento, il più coerente e coraggioso da quelle parti è Matteo Renzi che insiste nell’idea della corsa solitaria piuttosto che scendere a patti indecenti e probabilmente umilianti.
 
Altre sull'argomento
Altro parere
Altro parere
La riforma del mercato dei capitali Ue Ŕ ancora un'utopia
L'agenda Draghi per il dopo Draghi
L'agenda Draghi per il dopo Draghi
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Altro parere
Altro parere
La grande fuga dalla borsa
Salvini, il Viminale e il bivio populisti
Salvini, il Viminale e il bivio populisti
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.