Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Un quadro pi¨ chiaro

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 03/08/2022

Un quadro pi¨ chiaro Un quadro pi¨ chiaro Antonio Polito, Corriere della Sera
L’ accordo tra Letta e Calenda – commenta sul Corriere della Sera Antonio Polito – riequilibra in parte una gara elettorale già molto sbilanciata a favore del centrodestra. Se Pd e sinistra fossero andati al voto separati da centristi e liberali, nella gara dei collegi uninominali il rischio di un vero e proprio cappotto sarebbe stato elevato. La logica del Rosatellum è spietata: costringe i diversi a stare insieme per non darla vinta agli altri. Questo argomento, usato sia da Letta sia da Bonino, ha convinto alla fine anche il recalcitrante Calenda. Il quale, alleandosi invece con il Pd per impedire la vittoria degli «amici di Orbán e Putin», depotenzia certamente la sua attrattiva verso i voti in uscita da Forza Italia e rinuncia alla possibilità di presentarsi come il leader di una nuova Cosa di centro, autonoma da tutti i poli. Ma in cambio ottiene una compensazione non da poco in termini numerici: tre collegi su dieci è una proporzione generosa anche rispetto ai risultati di cui Calenda è oggi virtualmente accreditato. E il documento programmatico firmato dai due leader soddisfa in pieno le sue richieste, mentre mette invece il Pd in imbarazzo con la sinistra, interna ed esterna. Sia Calenda sia Letta avrebbero potuto ottenere più consensi per le loro liste nel proporzionale se fossero andati separati. Letta costruendo la sua gara sull’antagonista Meloni. Calenda presentandosi come l’unico erede dell’agenda Draghi. Ma sarebbe stata una logica proporzionale. Mentre la legge ferrea del Rosatellum, con la sua forte quota maggioritaria, ha finito con il modellare l’offerta politica. In mezzo a tanta confusione, un vantaggio per l’elettorato c’è: la semplificazione del mercato elettorale. Ora i cittadini avranno una scelta abbastanza chiara tra un polo di destracentro a trazione Meloni, uno di centro-e-sinistra a trazione Letta-Calenda, e uno populista a guida Conte.
 
Carlo Galli, la Repubblica
Secondo Carlo Galli, le prossime elezioni saranno una svolta della nostra storia politica. Lo assicura la destra una e trina, scrive Galli su Repubblica, che si presenta come l’atteso correttivo dei mali che affliggono il Paese, dei buonismi, delle ipocrisie, delle inefficienze domestiche, delle sottomissioni internazionali – una destra, tuttavia, attenta a presentarsi come una forza popolare, di buon senso, conservatrice e non certo eversiva. Lo teme il fronte, vasto e tutt’altro che unitario, del centro, del centrosinistra, e di ciò che resta del populismo. Qui il paventato trionfo delle destre è visto come una catastrofe. Ma fra i due estremi della discontinuità, la palingenesi e l’apocalisse, ci sono molte, e più verosimili, ipotesi di continuità. In primo luogo, vi è il rischio concreto che la novità promessa dalla destra non sia che la razionalizzazione esplicita dei peggiori trend politici del presente, cioè la svalutazione del ruolo del Parlamento, la concentrazione del potere nell’esecutivo e nelle tecno-strutture, la disintermediazione e l’appello al popolo da parte dei vertici del sistema politico. La novità sarebbe quindi la formalizzazione del vecchio. Vi è poi il rischio che il “nuovo” consista nel pieno sdoganamento di pulsioni aggressive da tempo massicciamente circolanti nella nostra società, espressione di profondi disagi. Se le promesse di soluzione delle questioni più gravi e incombenti – i problemi dei salari, dell’energia, dell’inflazione – non potessero essere mantenute, le destre al governo potrebbero essere tentate di sostituire i benefici economici, irraggiungibili, con compensazioni simbolico-emotive, con la ri-direzione dell’aggressività sociale verso alcuni capri espiatori (a partire dai migranti). La catastrofe, insomma, se di questa si vuole ragionare, non sarebbe il frutto di un’innovazione radicale, ma un rischio insito nell’aggravamento più o meno rapido di processi reali già in atto.
 
Annalisa Cuzzocrea, La Stampa
Annalisa Cuzzocrea sulla Stampa indica al centrosinistra la strada da seguire per dare risposte a un Paese in crisi. E la strada passa da qui: da accordi che mettano da parte i veti e le conventio ad excludendum, gli odi recenti e quelli passati, i bisticci, le liti, le rivendicazioni. Da leader che – finalmente – si sforzano di capire: dov’è che possiamo andare, insieme? Cos’è che si può offrire al Paese, in alternativa a una destra il cui partito principale è alleato di quel Viktor Orbán che dice no al mescolamento delle “razze” e la cui seconda forza politica ha un rapporto non risolto con la Russia di Vladimir Putin? Fino a ieri, da una parte c’era una coalizione – quella composta da Fratelli d’Italia, Lega Nord e Forza Italia – e dall’altra un insieme scomposto di fazioni in lotta tra loro, con al centro un unico polo attrattivo: il Partito democratico. Che con un sistema elettorale come quello attuale la parte frammentata andasse verso la rovina, era puro esercizio matematico. Chi pensa – ce ne sono molti – che un terzo polo “moderato” avrebbe fatto la differenza togliendo più voti a destra che a sinistra, non ricorda quanto accaduto in questo Paese negli ultimi anni. In cui la cosiddetta “destra liberale e moderata” fatica a emergere mentre avanza – sempre di più – quella sovranista e populista. La storia recente insegna che quando c’è da allearsi per le politiche, per la presa dei palazzi e del potere, il centrodestra smette per incanto di litigare, almeno fino al giorno del voto. L’idea di Letta è seguire il modello Mélenchon delle legislative francesi: accordi separati con tutti i partiti della coalizione, di cui lui sarà l’ultimo garante. Non è facile che funzioni, bisognerà che da oggi ci si metta davvero tutti a remare nella stessa direzione soffermandosi su ciò che unisce più che su quel che divide.
Altre sull'argomento
Altro parere
Altro parere
La riforma del mercato dei capitali Ue Ŕ ancora un'utopia
Le promesse da 100 miliardi del centrodestra
Le promesse da 100 miliardi del centrodestra
Flat tax, Quota 41, pensioni minime a mille euro, taglio del cuneo e ...
Salvini, il Viminale e il bivio populisti
Salvini, il Viminale e il bivio populisti
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Meloni chiede lo stop alla cessione di Ita
Meloni chiede lo stop alla cessione di Ita
E Rampelli accusa le multinazionali di ôvoler fare la spesa a casa nostraö
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.