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Altro parere

L'Italia Ŕ pi¨ forte del catastrofismo

Redazione InPi¨ 02/08/2022

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
L’Italia è più forte del catastrofismo, sostiene sul Foglio Claudio Cerasa. Sono mesi – osserva Cerasa – che osserviamo il futuro economico nel nostro paese con uno sguardo cupo, rassegnato e apocalittico, immaginando dopo l’estate di dover fare i conti con un autunno socialmente molto caldo, caratterizzato da un inevitabile malcontento diffuso, da una crisi economica inarrestabile e da uno scenario ineluttabile caratterizzato da disoccupazione crescente e povertà arrembante. E’ possibile che, dopo l’estate, l’economia italiana possa incontrare grandi difficoltà, ma nell’attesa che una calamità arrivi, da mesi l’economia italiana continua a offrire sorprese che potrebbero permettere di tenere lontani chissà per quanto gli scenari di decrescita, di crisi e di miseria. Ieri l’ultimo caso, incoraggiante, forse persino esaltante. A giugno 2022, dice l’Istat, gli occupati in Italia sono cresciuti di 86 mila unità e sono tornati sopra quota 23 milioni. In un anno la crescita degli occupati è stata di 400 mila unità. Sono cresciuti sia gli occupati uomini (+41 mila) sia le donne (+44 mila). Sono diminuiti gli inattivi (-91 mila). Si dirà: ma il lavoro è un caso, un’isola felice in un mare in burrasca, nulla che possa veramente inquadrare il vero stato dell’economia italiana. Possibile che sia così. Possibile però che alcuni indizi raccolti in questi mesi indichino qualcosa di diverso rispetto alla dinamicità dell’Italia e alla sua capacità sistematica di mostrare punti di forza laddove in molti tentano di valorizzare solo i suoi punti di debolezza. Ad esempio, il 18 luglio, nonostante la guerra, l’Istat ha segnalato una vitalità della globalizzazione, per l’Italia, superiore a qualsiasi previsione. E il 29 luglio, sempre l’Istat ha migliorato le stime di crescita dell’Italia prevedendo una crescita annua pari al 3,4 per cento, 0,8 punti percentuali in più rispetto alla stima precedente.
 
Francesco Riccardi, Avvenire
Su Avvenire anche Francesco Riccardi commenta i dati Istat sull’occupazione a giugno. I quali, sottolinea, segnalano un trend decisamente positivo, ma soprattutto fanno giustizia di alcuni luoghi comuni, lasciando intravedere alcune indicazioni importanti per i partiti alla prova delle elezioni. La rilevazione più importante è certamente quella che riguarda il tasso di occupazione, arrivato al 60,1%, che segna addirittura un record dal 1977, da quando cioè esistono le serie storiche dell’Istituto di statistica, con un aumento di occupati, in termini assoluti, di 86mila unità in un mese, 400mila in un anno, oltre la soglia simbolo dei 23 milioni di occupati.  Si segnala in particolare l’aumento degli occupati a tempo indeterminato. Ma i dati di ieri vanno letti in combinazione con quelli relativi alla stima del Pil del secondo trimestre, pubblicati venerdì scorso, che segnalavano una discreta crescita, pari all’1%, addirittura migliore rispetto a quella dei nostri partner-competitori europei. Anche in questo caso, senza farsi eccessive illusioni visto che veniamo da un ventennio di bassa crescita e ancora dobbiamo recuperare il benessere precedente alla crisi finanziaria del 2008, si può però dire che la prima metà di quest’anno il rimbalzo c’è stato. Il primo insegnamento che viene da questi dati, dunque, è che sono sempre l’attività economica, gli investimenti pubblici e privati, la fiducia nel futuro il vero motore dell’occupazione, non l’azione legislativa. La seconda "lezione" dei dati Istat – che segnalano anche un calo degli inattivi di 91mila persone nel mese di giugno – è quella di sfatare i due luoghi comuni dei "giovani che non hanno voglia di lavorare" e del "Reddito di cittadinanza che fa stare i ragazzi sul divano" anziché cercare un’occupazione.
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