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La scelta rischiosa del capitano fuori rotta

Redazione InPiù 28/07/2022

Altro parere Altro parere Donato Masciandaro, Il Sole 24 Ore
Sul Sole 24 Ore Donato Masciandaro critica la strada intrapresa dal governatore della Fed Jerome Powell, che ieri ha innalzato il target sui tassi di interesse di 75 punti base. “La Fed ha confermato all’unanimità che la politica monetaria deve essere aggressiva. Una scelta rischiosa, nel senso che Powell ha specificato: tra rischio recessione e rischio inflazione, è meglio correre il primo che il secondo. Ma qual è la bussola che ha guidato la sua rotta? In questi mesi – scrive Masciandaro -, Powell e i suoi colleghi hanno implementato una strategia di normalizzazione della politica monetaria che si è sviluppata in due stadi successivi, ma sovrapposti. Primo: smantellare gli strumenti di politica monetaria non convenzionale. Ed è stato fatto. Ma è prudente smantellare la cassetta degli attrezzi non convenzionale quando l’economia vive una fase di grande incertezza? La risposta è no. Secondo: riportare i tassi a un livello di neutralità. Cosa significa? È dall’agosto 2020 che Powell ha eletto il tasso neutrale a sua stella polare: è il livello del rendimento del tasso base, quello a minor rischio, che corrisponde a una situazione in cui la politica monetaria non deve essere né espansiva né restrittiva. Ma quale è questo livello? Nessuno lo sa, neanche Powell. E’ prudente utilizzare come stella polare un astro che non si vede, quando la navigazione è incerta? Di nuovo, la risposta è no. Eppure, la Fed negli ultimi mesi ha iniziato a far salire i tassi, per di più a una velocità sempre maggiore, per raggiungere un obiettivo che non conosce. È una scelta imprudente, che la Fed motiva con il fatto che l’inflazione è cresciuta in modo inaspettato, quindi i tassi devono salire. È infatti successo che la Fed abbia sistematicamente trascurato i segnali di surriscaldamento dei prezzi. Insomma – conclude Masciandaro -: un comandante miope sbaglia la rotta, e, per rimediare, fa una inversione a U, diventando imprudente”.
 
Alessandro Sallusti, Libero
Il direttore di Libero, Alessandro Sallusti, “asfalta” il collega del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio. “Succede che Giuseppe Conte ha seguito alla lettera, fin da quando era Presidente del Consiglio, i consigli e le indicazioni di Travaglio e dal mattino alla sera si è trovato prima fuori da Palazzo Chigi, poi senza soldati e senza futuro e da ieri forse anche senza più la copertura di Beppe Grillo che non potendone più di questa strana coppia ha definitivamente sbottato: o si fa come dico io - quindi niente doppio mandato - o lascio i Cinque Stelle. Che è un po’ come se ieri Berlusconi avesse annunciato di lasciare Forza Italia perché in disaccordo con Tajani che prendeva ordini da me invece che da lui. Non era poi così facile far esplodere un partito che solo cinque anni fa aveva vinto le elezioni con il 34% dei consensi. Ognuno dei Cinque Stelle ci ha messo del suo, certo, ma il detonatore è stato la strategia dello sponsor Giornalista che è riuscito nell’altrettanto difficile impresa di mettere tutti contro tutti, non si capisce poi a che titolo se non la sua sindrome narcisista che aveva già portato a schiantarsi altri illustri personaggi finiti sotto la sua tutela. Chi non ricorda la campagna a sostegno di Antonio Ingroia, magistrato eroe dell’antimafia finito sotto i ponti dopo essere stato cacciato con disonore per alcune inchieste farlocche dalla magistratura prima e aver ciccato alla grande il suo ingresso politico poi. Stessa sorte di disgrazia, con sfumature diverse, è toccata ad altri due eroi: il pm De Pasquale, quello dell’inchiesta farsa su Eni sostenuta alla grande dal nostro, e il super moralista Davigo, oggi indagato. E fermiamoci qui perché l’elenco sarebbe lungo”.
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