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Il Draghi dimezzato raddoppia i risultati

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 28/07/2022

Il Draghi dimezzato raddoppia i risultati Il Draghi dimezzato raddoppia i risultati Pietro Garibaldi, La Stampa
Sulla Stampa Pietro Garibaldi commenta il nuovo decreto aiuti per imprese e famiglie annunciato dal governo Draghi ai sindacati. “Quasi tutti gli osservatori temevano che il decreto si sarebbe trasformato in un intervento minimo, quasi burocratico e pari a non più di 3 miliardi. Il buon andamento delle entrate fiscali nei primi sei mesi dell’anno, in parte spinte dalla stessa inflazione, hanno invece creato una specie di ‘tesoretto fiscale’ che il Governo dimissionario ha deciso di destinare interamente a famiglie e imprese. Draghi ha indicato interventi espansivi che ammonteranno a più di 14 miliardi, una cifra non lontana da un punto di prodotto interno lordo. Quasi tutti si aspettavano una nuova edizione del bonus fiscale di 200 euro, invece il Governo ha deciso di ridurre le imposte sul lavoro per aumentare il reddito netto percepito dai lavoratori e al tempo stesso ridurre il costo totale pagato dalle imprese. La misura, che costerà almeno 7 miliardi di euro, sarà inizialmente in vigore soltanto per il 2022. Tuttavia, con un’inflazione che viaggia stabilmente sopra l’8%, sarà molto difficile per il prossimo Governo e il prossimo Parlamento non reiterare una misura potenzialmente molto importante per equiparare le tasse sul lavoro italiane e quelle degli altri paesi Ue. Il Governo dimissionario ha poi annunciato a sorpresa anche un intervento a favore dei pensionati, una categoria in chiara sofferenza che non beneficia della riduzione del cuneo bonus. Il risultato è paradossale – sottolinea Garibaldi -. Da un lato, assistiamo alle dichiarazioni quasi entusiaste dei leader sindacali che parlano di giusta attenzione del Governo per le sofferenze del Paese. Da un altro lato, osserviamo un Governo dimissionario che gestisce la politica economica in modo spigliato creando provvedimenti importanti che sarà difficile non reiterare dal prossimo Parlamento”.
 
Massimo Franco, Corriere della Sera
“Lega e Forza Italia sembrano essersi posti un obiettivo: vincere il 25 settembre, ma in parallelo frenare e neutralizzare un’affermazione troppo netta di Fdi”. Sul Corriere della Sera Massimo Franco commenta così l’esito del vertice del centrodestra di ieri pomeriggio. “Alla fine – scrive Franco - è stata trovata un’intesa di massima sul principio invocato dalla Meloni: il premier sarà indicato dal partito che avrà più voti. E si è deciso che ognuno correrà col proprio simbolo. Per Salvini e il Cavaliere è uno schiaffo che fingono di trasformare in concordia” mentre “prosegue la trattativa sui seggi da assegnare a ogni forza del centrodestra. Il fatto che su alcuni aspetti non sia stato ancora raggiunto un accordo conferma quanto lo scioglimento delle Camere e il voto ravvicinato mettano a nudo l’impreparazione degli schieramenti. Se questo appare un dato vistoso e acquisito per il centrosinistra, sull’altro fronte ci si aspetterebbe l’opposto: una compattezza e una chiarezza obbligate. Salvini giura che saranno uniti. Eppure, per giorni si è assistito ad uno smarcamento reciproco. L’ipotesi che Meloni possa candidarsi a Palazzo Chigi è stata presentata come uno spauracchio e la delegittimazione più insidiosa della sua candidatura è arrivata proprio da berlusconiani e leghisti. Il patto tra i due leader del centrodestra «governativo», in affanno e per questo decisi a far cadere Draghi per frenare l’ascesa di Meloni, sembra teso a sfruttare a proprio favore il vento in poppa della leader. A breve, si tratta di ingaggiare un negoziato per avere più seggi. E, dopo il voto, trattare per il governo da posizioni di forza. Schema legittimo, che portato alle estreme conseguenze può tuttavia dare corpo al più classico degli autogoal. Anche perché, in prospettiva, moltiplica le ombre sulla possibilità che il centrodestra oltre a vincere riesca a governare l’Italia in una delle fasi più difficili della sua storia”.
 
Claudio Tito, Repubblica
“Ma questa destra tricefala cosa vuole per il Paese? Il suo disegno è compatibile con il contesto europeo (e internazionale) nel quale l’Italia obbligatoriamente si dovrà muovere?” Se lo chiede su Repubblica Claudio Tito sostenendo che “la preoccupazione che agita quasi tutte le cancellerie europee e i Palazzi di Bruxelles deriva proprio dalle mancate risposte a questi interrogativi”. “L’alleanza destra-centro-destra – scrive Tito - sembra per il momento cementata solo da uno slogan: un voto in più. Un voto in più per sedersi a Palazzo Chigi. Ma quel voto in più non basta per governare. In autunno la turbolenza sui mercati finanziari e sui nostri titoli di Stato potrebbe trasformarsi in una tempesta. La Bce ha fortunatamente varato un nuovo ‘scudo anti-spread’, uno che ne sottopone l’intervento ad alcune condizioni. Una di queste è la valutazione che darà il Mes della sostenibilità del debito pubblico. Draghi aveva previsto di ratificarne l’approvazione e la riforma in autunno. Ma il nuovo Parlamento lo voterà? Come si può pensare che il Mes sarà benevolo se a Roma continuerà la propaganda contro quel Fondo? Quando si spiega che Bruxelles aspetta delle risposte, non si tratta di subire un comportamento egemonico ma di ricevere le ‘armi’ adatte per combattere la nostra debolezza, determinata dal più grande debito pubblico d’Europa. E quelle armi i nostri partner le mettono a disposizione se si fidano. Se ad esempio si rispetta il Pnrr, ossia un’altra delle condizioni per far scattare lo ‘scudo’ della Bce. La coalizione destra-centro-destra è in grado di dare un responso su questo? Quando si scende negli aspetti concreti, i sospetti assumono una fisionomia diversa rispetto a quella di cui si lamentano i dirigenti sotto esame. Per Meloni non si tratta solo di un pregiudizio antifascista ma anche di un dubbio sulla capacità di stare seduta nel consesso europeo. Un dubbio che riguarda ancor di più Salvini e Berlusconi”.
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