Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani italiani

Helsinki ridisegna l'Europa

Redazione InPiù 13/05/2022

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani italiani Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani italiani Paolo Garimberti, La Repubblica
Ecco come, secondo Garimberti, la richiesta della Finlandia di entrare nella Nato ridisegna la mappa geopolitica dell’Europa. La Storia, che sembrava finita con il crollo dell’Unione Sovietica e del suo impero, è ripartita con la guerra di Putin all’Ucraina, scrive l’editorialista su Repubblica. E la Nato, di cui Emmanuel Macron aveva decretato la morte cerebrale in una clamorosa intervista all’Economist del novembre 2019, è più viva e vegeta che mai. In quello che si preannuncia un vertice epocale, a fine giugno a Madrid, la Nato celebrerà quindi l’azionariato più diffuso dalla sua nascita. L’ultimo Stato che aveva fatto richiesta di adesione, prima degli scandinavi, la Macedonia del Nord aveva dovuto attendere moltissimo. Ma per Finlandia e Svezia è già pronto un fast track, una via di accesso privilegiata a causa, come ha detto una fonte dell’Alleanza, “dell’estrema crisi di sicurezza nella regione Euro-Atlantica”. “Con l’entrata della Finlandia  - scrive Garimberti - il confine diretto tra Russia e Paesi della Nato si allunga di 1.300 chilometri e arriva a un totale di 3.750. Il fianco orientale dell’Alleanza è più vicino di 1.100 chilometri al Cremlino di quanto lo era il confine della Germania occidentale nel 1989, l’anno della caduta del Muro. Allora gli Stati Uniti avevano 200mila soldati in Germania. Oggi lungo la linea più a Est della Nato, dal Baltico fino alla Bulgaria sul Mar Nero, sono schierati 330mila uomini e ci sono 130 unità aeree in stato di massima allerta e 150 navi di pattuglia nei mari”. Numeri destinati a crescere quando, con il fast track, si aggiungeranno gli eserciti di Finlandia e Svezia. Dall’ottobre 2021 a marzo 2022 le forze Nato lungo la linea che va dalle ex Repubbliche baltiche dell’Urss (Estonia, Lettonia e Lituania) alla Bulgaria “sono aumentate di dieci volte. Un esempio per tutte: in Polonia erano 1.058, ora sono 10.500.”. Ecco perché con l’annuncio della Finlandia ieri e il probabile seguito della Svezia domenica non solo cambiano la mappa geopolitica dell’Europa, ma anche quella militare: la Russia verrà posta in quello che si potrebbe chiamare uno stato di custodia cautelare.
 
Federico Rampini, Corriere della Sera
Sulla prima pagina del Corriere della Sera, Rampini analizza come la scelta strategica di Xi Jinping di appoggiare con «amicizia illimitata» Putin sia stata un errore. “E’ iniziata la disfatta militare della Russia. Putin ha sbagliato a voler ricostituire la sfera d’influenza dell’Unione Sovietica. La sua violazione della sovranità di altri Stati è la più grande minaccia della pace, la stabilità e la sicurezza dell’Eurasia”. Queste affermazioni non susciterebbero sorpresa se non per l’autore: Gao Yusheng, ex ambasciatore cinese in Ucraina. Il sito dove era apparsa questa sua analisi ha dovuto cancellarla, ma nel frattempo aveva fatto il giro del mondo. La critica implicita del diplomatico cinese al proprio presidente giunge – spiega Rampini - mentre a Pechino si moltiplicano i mormorii di malcontento che dalle alte sfere del partito comunista trapelano fino a raggiungere la stampa estera. Xi aveva promesso quest’anno un aumento del 5,5% del Pil e il sorpasso sulla velocità di crescita degli Stati Uniti. Il Fondo monetario già taglia di oltre un punto questa previsione. Rispetto alle performance passate della Repubblica Popolare sarebbe un rallentamento “inquietante”. La guerra in Ucraina è un danno ulteriore, almeno nel breve periodo. L’inflazione delle materie prime è una tassa pesante per la nazione che è la più grande consumatrice di energia del pianeta. L’economia cinese è stretta fra costi di produzione che salgono, fabbriche chiuse per lockdown, mercati di sbocco che si restringono per il rallentamento mondiale della crescita. “Xi non aveva in mente questo scenario – prosegue Rampini -, quando il 4 febbraio scorso ricevette Putin a Pechino, ne cantò le lodi, proclamò un’alleanza sempre più stretta fra le due nazioni. Appena l’aggressione ebbe inizio la diplomazia cinese fece propria la teoria dell’accerchiamento: tutta colpa della Nato”. Per tutelare gli interessi di Pechino, Xi avrebbe fatto meglio a usare il suo ascendente su Putin per dissuaderlo dall’attacco militare.
 
Nicolo’ Fasola e Andrea Gilli, il Sole24Ore
Come spiegano Nicolo’ Fasola e Andrea Gilli dalle colonne del Sole24Ore, il piano originario di Putin di una guerra lampo è fallito. Sin dall’inizio della campagna in Ucraina, le forze armate russe hanno accumulato più fallimenti che vittorie. Nel suo discorso durante la parata del Giorno della Vittoria Vladimir Putin non ha potuto dichiarare una nuova vittoria. Non soltanto la presa di Kiev, ma anche la conquista di altre maggiori città ucraine a nord, sud e sud-est del Paese è fallita, fatte salve alcune eccezioni (Kherson, Mariupol). Le forze armate russe si sono ritirate dal quadrante nord/nord-est dell’Ucraina da ormai un mese, per concentrare i propri sforzi sul Donbass e zone limitrofe. La necessità di mettere in sicurezza la propria retroguardia potrebbe costringere lo Stato Maggiore russo a distogliere truppe e mezzi dal completamento di quella che è attualmente la missione principale — ossia la “liberazione”  del Donbass. Già ora – spiegano Fasola e Gilli - la performance russa lungo tale direttrice manca di mordente. Il tentativo di circondare e annientare le truppe ucraine nelle regioni di Donetsk e Luhansk procede lento, “ostacolato da quattro fattori correlati”. Primo, il perdurante calo del morale delle truppe russe. Secondo, il progressivo venir meno delle risorse umane e materiali di più alto profilo e dunque più utili al conflitto, il che costringe Mosca a dispiegare truppe sempre meno addestrate e mezzi sempre meno moderni. Terzo, la riduzione della capacità dell’industria bellica russa di venire incontro alle esigenze della guerra, sotto il peso delle sanzioni. Infatti, fonti di intelligence affermano che le forze russe e filo-russe stiano tentando di riattivare le acciaierie presenti nei pressi di Mariupol. Infine, e per contro, va considerata l’apparente, continua capacità della resistenza ucraina di esercitare attrito sulle forze dell’aggressore, anche grazie all’incessante flusso di aiuti militari da occidente. Questa guerra – concludono -, per il Cremlino, ha un valore pressoché esistenziale e ciò non lascia spazio all’idea di una sconfitta. La questione irrisolta è la reazione di Mosca, se più orientata all’escalation, anche nucleare, o se invece, sarà costretta ad accettare l’esito del campo e i limiti materiali alla sua forza militare.
 
Altre sull'argomento
Definire un accordo di non aggressione in Europa
Definire un accordo di non aggressione in Europa
Con la scomparsa dei Paesi neutrali come Svezia e Finlandia
Crescita dimezzata, Italia sotto esame
Crescita dimezzata, Italia sotto esame
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Ucraina, eppur si parlano
Ucraina, eppur si parlano
I colloqui tra i vertici della Difesa tra Mosca e Washington per ...
I nostri interessi
I nostri interessi
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.