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Quelle due visioni del mondo

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 10/05/2022

Quelle due visioni del mondo Quelle due visioni del mondo Paolo Garimberti, Repubblica
“Due visioni del mondo, e del modo di fare politica, si sono confrontate ieri, a poche ore di distanza l’una dall’altra, nel 77mo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale”. Lo scrive Paolo Garimberti su Repubblica. “Al Parlamento europeo di Strasburgo, Emmanuel Macron, presidente di turno della Ue, ha affermato i valori delle democrazie liberali e ha indicato il cammino dell’Europa quando sarà tornata la pace. Sulla Piazza Rossa di Mosca Vladimir Putin ha esaltato la forza delle armi, come strumento della politica, e con la parata del giorno della vittoria ha disegnato un parallelo tra la sua guerra in Ucraina e la vittoria dell’Urss sul nazismo. Anche le coreografie, che incorniciavano i due discorsi, lanciavano messaggi opposti. A Strasburgo la scritta 09 May 2022, sullo sfondo azzurro e la bandiera con le 27 stelle dell’Unione, dava all’intervento del presidente francese una proiezione verso il futuro. A Mosca tutto l’esercizio militare è stato un ‘copia e incolla’ delle parate dei tempi sovietici, con una regia studiata per ricordare il passato come giustificazione del presente. Nel discorso di Putin le omissioni sono state più significative delle ammissioni, a parte quella sulle perdite, che ha rotto un tabù diventato un segreto militare. Il discorso di Macron a Strasburgo per chiudere la Conferenza sul futuro dell’Europa sembrava costruito apposta come antidoto alle esalazioni tossiche di quello di Putin. Un discorso di speranza e di inclusione con l’idea di una comunità europea delle democrazie. Chissà – conclude Garimberti - che l’Europa non possa rinascere sull’onda di una guerra che ha interrotto 77 anni di pace nel Vecchio Continente?”.
 
Angelo Panebianco, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Angelo Panebianco parla della forza dei valori occidentali, spesso sottovalutata dai regimi dittatoriali. “Nessuno avrebbe potuto fare alcunché contro l’invasione russa se tanti ucraini, di cui non conosceremo mai i nomi, non avessero scelto di resistere. E’ stata la loro resistenza – sostiene Panebianco – ad aver cambiato tutto. Senza quella resistenza né Biden né gli europei avrebbero mosso un dito. Il fatto che gli ucraini abbiano deciso di combattere, rovinando la festa a Putin, ha dato la sveglia agli occidentali, li ha costretti a sostenerli. Come tanti granelli di sabbia, hanno bloccato gli ingranaggi della potente macchina da guerra russa. E hanno cambiato il corso della storia del mondo. Gli esseri umani, come hanno dimostrato gli ucraini, non sono solo i pezzi di una scacchiera, ed è per questo motivo che le democrazie alla fine potrebbero prevalere nel braccio di ferro ingaggiato con le grandi potenze autoritarie. La ragione è che solo le società aperte occidentali sono organizzate in modo da valorizzare le persone garantendo loro quelle libertà che poi si traducono in iniziativa individuale, messa a frutto dei talenti, dell’inventiva di tanti in ogni settore. Il contrario di ciò che fanno le società rette da regimi autocratici. Per giunta, grazie alla democrazia, le società occidentali possiedono ciò che le autocrazie non hanno: meccanismi mediante le quali è possibile correggere gli errori. E hanno il vantaggio che, se minacciati dagli autocrati, tanti pacifici occidentali, nel momento del pericolo, sarebbero pronti a difendere le loro libertà. A differenza dei sudditi governati dagli autocrati, quei cittadini dispongono di forti motivazioni. I capi delle potenze autoritarie – conclude Panebianco - sottovalutano regolarmente le grandi risorse, alimentate dalla libertà, che le democrazie possono, alla bisogna, mettere in campo”.
 
Nathalie Tocci, La Stampa
Sulla Stampa Nathalie Tocci commenta la guerra in Ucraina alla luce dell’imminente vertice bilaterale Italia-Usa. “La difesa dell’Ucraina da parte dell’Occidente continuerà tanto a lungo quanto proseguirà l’invasione russa, che a sua volta durerà nella misura in cui l’Europa continuerà a sostenere finanziariamente Mosca, acquistandone gas e petrolio. In altre parole – sostiene Tocci -, esiste un doppio filo che lega le armi all’Ucraina e le sanzioni energetiche nei confronti di Mosca. Da un lato fanno parte della stessa strategia, che punta a fermare la guerra assicurando la sopravvivenza dell’Ucraina, senza che si inneschi l’entrata in guerra della Nato. Dall’altro, alla luce dell’escalation russa, la necessità di armi sempre più pesanti aumenterà tanto più l’Europa procrastinerà lo stop alle fonti fossili russe. In questo quadro si comprende la rilevanza strategica del vertice di oggi. Joe Biden e Mario Draghi condividono la stessa lettura della guerra e rappresentano due facce della stessa medaglia per fermarla. Da un lato la difesa dell’Ucraina, resa possibile soprattutto dagli Usa; dall’altro l’affrancamento energetico europeo dalla Russia, per il quale l’Italia ha la strategia più avanzata tra i grandi importatori, prevedendo una riduzione del gas russo dell’80% entro fine anno. E’ questo forse il maggior credito che può riscuotere Draghi a Washington, tra i motivi per cui verrà attentamente ascoltato. E tra i suggerimenti del premier, forse il più importante sarà un appello alla Casa Bianca ad una comunicazione pubblica più cauta per evitare di dar involontariamente manforte alla disinformazione russa, compresa quella di casa nostra”.
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