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Altro parere

La forza delle news e i controlli necessari

Redazione InPi¨ 05/05/2022

Altro parere Altro parere Francesco Grillo, il Messaggero
“Il Congresso degli Stati Uniti non potrà porre in essere leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione o per proibirne il libero culto, per limitare la libertà di parola o di stampa o che limitino il diritto della gente a riunirsi in forma pacifica”. Sul Messaggero Francesco Grillo ricorda il primo emendamento della Costituzione americana, introdotto nel 1791 per definire i diritti dell’individuo che nessuno governo avrebbe potuto valicare e che, scrive l’editorialista, “definisce molto che è la natura del Paese che ha dominato gli ultimi due secoli di Storia. Ma anche della gigantesca contraddizione che internet ha scatenato. Nessuno può limitare la libertà di parola e deve essere stato questo l’errore finale che ha fatto Twitter e che ha convinto il più visionario degli imprenditori di Silicon Valley, Elon Musk, ad acquisirne la proprietà per cambiarne radicalmente il funzionamento. Quella di Musk è una sfida alla deriva di una sinistra liberale che sembra aver accettato di dover togliere la parola ad avversari politici “politicamente scorretti” (lo fece Twitter con Trump ed è una deriva che può accentuarsi in tempi di guerra). Ma anche all’Unione Europea che ha a che fare con lo stesso problema di dover governare media che nessuno più controlla. L’azienda fondata da Jack Dorsey oggi paradossalmente sconta, invece, la stessa contraddizione nella quale si dibattono da anni gli editori dei giornalisti che di Twitter sono i più voraci utilizzatori: è influente ma non si capisce come dare valore economico a tale potere. Grande influenza politica nelle mani di aziende alla ricerca di risorse economiche per sopravvivere, produce una fragilità che mette a rischio la stessa democrazia. Questo – sottolinea Grillo - è uno dei problemi del nostro tempo, di cui la questione delle ‘fake news’ è solo il più famoso sintomo. Due sono le strade per risolverlo: quella che prevale inerzialmente negli Stati Uniti è di affidare al mercato il compito di correggersi; l’altra che sta emergendo in Europa, è che sia, invece, lo Stato a fissare limiti ad un sogno di libertà che rischia di trasformarsi nel suo contrario. Una terza strada ci sarebbe in realtà: essa prevede che ai divieti si accompagnino azioni di politica industriale (le sta tentando Macron in Francia) che favoriscano la nascita di piattaforme europee e l’affermarsi di un approccio ad Internet che sia diverso sia da quella americano che quello cinese. Capace di restituire alla rete – conclude - quella funzione di moltiplicazione di benessere e democrazia che inizialmente prometteva”.
 
Pierfrancesco De Robertis, il Giorno
“Come una forza di gravità che riporta l’attenzione sempre e solo in un unico punto, la politica di questa fine legislatura fatica a spostare il proprio interesse dal solo aspetto che sta a cuore ai parlamentari e di conseguenza ai loro leader, il posto. Dinamica sempre esistita, per carità, acuita stavolta dal drastico taglio dei seggi che loro stessi hanno votato”. Lo scrive Pierfrancesco De Robertis sul Giorno: "Prima una pandemia e poi una guerra. Il mondo è cambiato per sempre ma gran parte della politica non se ne è accorta, la Storia ha imboccato un nuovo tornante e la discussione cui tengono i protagonisti è la legge elettorale per salvare quanti più posti possibile. Ottimo. La realtà – spiega l’editorialista - è che l’invasione russa dell’Ucraina ha squadernato quello che restava delle categorie novecentesche con la quali definivamo il confronto politico e forse anche noi stessi – sinistra e destra, in primis – e proiettato il confronto su altri piani. L’azzardo di Putin insieme all’emergere della politica espansionistica cinese di cui finalmente cogliamo tutti gli aspetti ostili sono un potentissimo acceleratore che obbligano l’Unione europea, la Nato e in fondo tutto l’Occidente a farsi carico di nuove responsabilità future, oltre a far ben comprendere gli errori passati (citofonare cancel culture). Destra e sinistra non definiscono più alcun campo, mentre la divisione passa adesso tra europeisti e atlantisti da una parte e sovranisti e mondialisti dall’altra. Da una parte ci sono – con tutti i loro difetti – lo stato liberale, il rispetto per l’individuo, lo stato di diritto, la democrazia, dall’altra il diritto di conquista, l’autoritarismo interno, la mancanza di libertà di stampa, la forza come metodo di governo. In Italia pochi hanno compreso questa nuova fase, e il retaggio di schemi ormai logori è duro a morire. L’ha capito bene Mattarella, l’ha capito Draghi, l’hanno capito alcune menti illuminate del parlamento che grazie alla loro esperienza esercitano un notevole soft power e pensiamo per esempio a personaggi come Casini, lo hanno capito per fortuna Enrico Letta e Giorgia Meloni che ha assunto una posizione fermamente atlantista – conclude De Robertis - abbandonando al proprio destino gente come Orban, una sorta di infiltrato putiniano nell’Ue”.
 
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