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Altro parere

Irresponsabili allo sbaraglio

Redazione InPiù 07/12/2021

Altro parere Altro parere Carlo Lottieri, Il Giornale
 
La manovra, lo sciopero e gli irresponsabili allo sbaraglio.  Sul Giornale Carlo Lottieri ritiene che la scelta di Cgil e Uil d’indire uno sciopero generale, per protesta contro la manovra del governo Draghi, lascia il tempo che trova. “Dopo mesi – scrive - durante i quali mille barriere hanno chiuso la strada agli scambi e alla produzione, siamo in una situazione drammatica. Di conseguenza, adesso, di tutto c’è quindi bisogno meno che di un comportamento così irresponsabile. Se si vuole sperare di poter ripartire, ognuno deve tornare alla normalità. Non è di sciopero, allora, che si deve parlare, ma di un rinnovato impegno per far crescere la produttività”. In questa fase storica, nella quale sembrano venire al pettine una serie di nodi che non erano stati sciolti nei decenni scorsi, “sarebbe necessaria una migliore comprensione di quali sono i diritti e gli interessi di chi lavora e produce”. In altre parole – prosegue Lottieri -  “sarebbe importante che quanti pretendono di difendere quanti faticano molte ore in azienda fossero in prima linea per evitare – ad esempio – quello scempio che è il reddito di cittadinanza: un’autentica penalizzazione di quanti sgobbano, oltre che un potente incentivo a non cercare un impiego”. Soprattutto il sindacato dovrebbe comprendere che quello che davvero favorirebbe il futuro di impiegati e operai è una maggiore libertà nelle relazioni economiche, “tale da accrescere quella concorrenza che sa premiare la società nel suo insieme”. “Di conseguenza – conclude - se volessero essere all’altezza delle sfide del nostro tempo, i sindacalisti dovrebbero mettere da parte ogni battaglia di retroguardia volta a ridistribuire – entro una logica meramente rivendicativa – una torta che sta sempre più riducendo le proprie dimensioni. Non è il bloccare tutto, solo per avere qualche soldo altrui in più, che può farci uscire dalla crisi in cui siamo finiti”.
 
Stefano Massini, La Repubblica
 
E’ un copione già visto quello del totonomi che sta ruotando attorno all’imminente elezione per il Quirinale. Secondo Stefano Massini, i nomi che vanno da Draghi ad Amato, da Cartabia a Prodi sono gli stessi. “Stessi nomi, stesso metodo, con quasi 10 anni di distanza e  - commenta dalle pagine di Repubblica- con una pandemia nel mezzo. Riavvolgere il nastro può talvolta riservare delle sorprese, e di certo questo è il caso: nel 2013 un Parlamento appena eletto si preparava a votare il nuovo Presidente, e le analogie sono impressionanti, a partire da un sentimento comune e diffuso per la conferma dell’arbitro super partes attualmente in carica, ieri Napolitano, oggi Mattarella, in entrambi i casi stanchi, contrari al rinnovo e dunque ben lieti di cedere il passo”. Una lista che sembra riesumata dal cassetto come un soprabito dalla naftalina, “e pertanto (con aggettivi annessi) riecco l’autorevole Mario Draghi, riecco il trasversale Giuliano Amato, riecco il divisivo professor Prodi e a seguire — con l’irritante etichetta di candidate rosa messe nel mazzo per zittirsi la coscienza — il pink team Cartabia, Severino, Finocchiaro, Bonino. Tutto identico”. E’  indubbio che la pandemia abbia rimesso in discussione tutto, abbia spezzato equilibri, toccando perfino le corde più profonde delle libertà costituzionali. “Niente è rimasto come prima, e d’altronde come potrebbe se in un anno e mezzo abbiamo visto dpcm che ci proibivano di uscire di casa o conteggiavano le zie al pranzo di Natale, senza parlare di una frattura che sui vaccini dilania le piazze e sconfina nell’ordine pubblico?” si chiede Massini.  Urgenze e dibattiti del 2013 appaiono ormai “appannaggi di un’epoca mesozoica, di un pre-covidico in cui ancora l’Occidente si percepiva protetto dalla tecnologia e marciava coeso verso un avvenire di robot e microchip”. Ma in tutto questo scenario solo la politica sembra galleggiare fuori dal tempo. “E in fondo – conclude - fanno perfino tenerezza, a guardarli persi intorno al Subbuteo in cui si rimbalzano nomi e titoli dei campioni del 2013, come niente fosse successo. Ma tutto intorno c’è una nuova Guernica. Qualcuno, per favore, glielo faccia sapere”.
 
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