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Una partita che si gioca sull'equità

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 07/12/2021

Una partita che si gioca sull'equità Una partita che si gioca sull'equità Stefano Cappellini, Repubblica
 
All’indomani della proclamazione dello sciopero indetto da Cgil e Uil contro la manovra, Stefano Cappellini sulla prima pagina di Repubblica spiega che per Mario Draghi ora si apre una partita che si gioca sull'equità, proprio mentre il rapporto con i partiti che lo sostengono si è già complicato a causa delle dinamiche legate all’elezione del nuovo capo dello Stato. E “a rischiare conseguenze negative e impreviste da questa situazione anomala sono entrambi, governo e sindacati”. Secondo Cappellini il governo ha due strade per reagire alla protesta sindacale. La prima è quella di rinsaldare le proprie convinzioni e le scelte già fatte, magari sottolineando le decisioni di chi, come la Cisl, ha scelto di non scioperare perché approva l’impianto della manovra e non considera i punti di dissenso rilevanti abbastanza da giustificare uno sciopero generale. “Quella approdata in Parlamento – scrive - è una legge di bilancio con qualche contraddizione in termini di giustizia sociale e nella definizione di alcune priorità, ma certo è difficile definirla una manovra lacrime e sangue. C’è un taglio delle tasse, opinabile nella sua equità complessiva, ma che comunque non toglie a nessuno”. Ma, e qui siamo alla seconda reazione possibile, “un governo che ignori le ragioni di sofferenza di una parte rilevante del mondo del lavoro non farebbe bene il suo mestiere”.  La stessa revisione delle aliquote non aumenta a nessuno il carico fiscale, al tempo stesso rischia in proporzione di ridurlo di più a chi ha sofferto meno la crisi. C’è insomma nel Paese un tema di “equità a malapena sfiorato da questa manovra”. Anche il sindacato, però, si gioca tanto. Sebbene sia molto improbabile che una astensione dal lavoro guidata dalle sole Cgil e Uil porti a un blocco totale del Paese, è chiaro che uno stop in questo momento storico ha comunque un peso maggiore. “C’è inoltre il rischio – conclude Cappellini - , già duramente pagato dalla Cgil con le manifestazioni No Green Pass, che la piazza diventi l’occasione di un raduno di scontenti, No Vax compresi. Forse accrescerebbe i numeri della protesta, difficilmente la chiarezza della sua direzione”.
 
Dario Fabbri, La Stampa
Nell’editoriale  a firma di Dario Fabbri sulla Stampa riflettori puntati sulla sfida tra Biden e Putin e il destino ucraino. Per oggi è atteso il bilaterale virtuale in cui i due leader discuteranno dell’esplosiva situazione in Europa orientale. “Per estendere il proprio controllo – scrive Fabbri - sulla penisola europea, dai tempi della guerra fredda Washington agisce per soffocare la Russia (allora incarnata nell’Unione Sovietica). Esistente su di un territorio pianeggiante, dunque fisiologicamente soggetto a invasioni, Mosca necessita di allontanare da sé la prima linea di difesa, portando la propria influenza verso il centro del continente. Per il dolore dei paesi limitrofi, perennemente a rischio d’essere sottomessi alla sua volontà. Trent’anni fa il soffocamento statunitense provocò il crollo del comunismo e nel nuovo millennio ha condotto la Nato a lambire i cuscinetti più intimi della Federazione, Ucraina e Bielorussia. In termini geografici: se ancora nel 1989 la Russia si difendeva a Berlino Est, adesso scorge il nemico a 150 chilometri da San Pietroburgo e a 500 da Mosca”.
Il Cremlino nelle ultime settimane ha ammassato migliaia di soldati al confine ucraino per indicare la propria linea rossa e ha trasferito in Bielorussia migliaia di migranti per disinnescare le mire dei baltici. Oa Putin pretende dagli occidentali la promessa di non spingersi oltre le posizioni attuali, rievocando il disatteso giuramento di Bush padre che alla caduta del muro garantì di non portare la Nato tra i paesi che aderirono al patto di Varsavia.  Quel che appare certo è che la Casa Bianca oggi non firmerà alcuna garanzia, ma proverà a stemperare la tensione: “nettamente in vantaggio, gli Stati Uniti hanno interesse a conservare lo status quo, non a scatenare la guerra. ....Eppure Biden non prometterà la fine del contenimento. Non solo perché di questo si occupano gli apparati, non la politica. Da sempre – conclude - gli americani temono che un’eventuale apertura alla Russia possa inficiare il loro controllo sull’Europa, tuttora il continente più importante del pianeta”.
 
Angelo Pambianco, Corriere della Sera
 
Libertà e pandemia è il tema affrontato da Angelo Pambianco nell’editoriale odierno del Corriere  della Sera. “Nelle situazioni di emergenza, si tratti di guerre, catastrofi naturali, pandemie, vengono presi, necessariamente, provvedimenti che implicano — talvolta in misura minima, talvolta più estesa — restrizioni della libertà personale” scrive sulle pagine del quotidiano milanese. Per questa ragione, ci sarà sempre chi riterrà che l’emergenza sia stata artificialmente creata dai governi allo scopo di indebolire o distruggere quella libertà.  “Per esempio, - si interroga - resterà sempre un dubbio: non ebbero nessun aiuto o facilitazione di sorta i ribelli ceceni che fecero esplodere alcune abitazioni a Mosca nel 1999? Da quella emergenza derivò una stretta autoritaria in Russia e una nuova guerra in Cecenia. Tante altre volte però dubbi non ce ne sono: in molte situazioni l’emergenza esiste sul serio, non è stata concepita a tavolino”.  Pambianco prende a esempio le democrazie sufficientemente antiche e consolidate: in quel caso se l’emergenza durerà poco, le conseguenze non saranno durature perché  superata l’emergenza anche quel minimo di restrizioni della libertà personale che si erano rese necessarie verrà abolito e  si tornerà a condizioni di normalità. Diverso sarà se la minaccia alla vita delle persone non scompare rapidamente, e “se la condizione di pericolo che all’inizio appariva come un fatto contingente, presto superabile, diventa permanente o tale da accompagnare l’esistenza di quelle democrazie per molto tempo?”.
 
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