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Altro parere

Transizione ecologica e sindrome Marchionne

Redazione InPiù 02/12/2021

Altro parere Altro parere Vincenzo Comito, il Manifesto
La transizione ecologica e la sindrome Marchionne del Governo. Sul Manifesto Vincenzo Comito firma un commento dai toni piuttosto critici nei confronti dell’esecutivo. “Sergio Marchionne – scrive - raccontò a lungo che l’auto elettrica non funzionava, che non era poi tanto verde, che c’erano problemi tecnologici e così via. E, dimostrandosi conseguente, non investì nella nuova tecnologia, mettendo in prospettiva ancora più di prima nei guai il gruppo poi salvato con l’acquisto del tutto da parte dei francesi. Sembra che ora la sindrome Marchionne stia contagiando molti. Da qualche tempo si chiede in effetti da più parti di rallentare, frenare, ridimensionare sul fronte delle energie rinnovabili. Apprendiamo così in questi giorni che il governo italiano si oppone incredibilmente alla decisione della Ue che ha fissato al 2035 la fine della produzione dei veicoli a energia fossile, mentre si sentono dei rumoreggiamenti sullo stesso e su analoghi temi dalla parte della Confindustria. Si intravedono minacce non solo in quest’ultimo comparto, ma anche in quelli delle fabbriche dell’auto, settore già da noi pericolante, delle officine di riparazioni e poi dei trasporti carburante e così via. Per quanto riguarda poi l’energia si teme per l’occupazione nelle raffinerie, nelle centrali tradizionali, di nuovo nei trasporti. Il timore è accentuato dal fatto che nei comparti quali l’eolico, il solare, le batterie, la nostra industria praticamente non esiste e le tecnologie vengono tutte dall’estero. Lungimiranza pubblica e privata. Intanto, su di un altro fronte, sembra che il Governo non badi molto a quello che fanno le sue aziende controllate, lasciando che esse decidano come gli pare anche su temi vitali quale quello della riconversione energetica. Al contrario di quanto sostiene l’Enel, secondo le dichiarazioni dell’ad di Eni ci sarà sempre più bisogno di gas in Italia e nel mondo. Che fare? Intanto pensiamo che sul fronte delle nuove energie sia necessario accelerare, non rallentare, strategia quest’ultima suicida nel lungo termine in un campo in grande sviluppo; e questo sia per la salvezza del pianeta che per le prospettive dell’occupazione. Quello che manca nel settore dell’automotive e dell’energia è una presenza adeguata del governo, che solo potrebbe sbrogliare il problema del contemperamento dell’innovazione e quello dell’occupazione, con un piano di intervento massiccio, imponendo anche, tra l’altro, all’Eni di smetterla di scherzare. Senza tale presenza l’Italia non governerà il problema né dell’auto né dell’energia”.
 
Filippo Facci, Libero
Nella sua rubrica su Libero, Filippo Facci parla di “numericidio” a proposito di come, spesso, vengono usati i dati dai giornali. E lo fa citando un caso recentissimo: “A Natale – scrive - bisogna essere buoni (eccetera) e abbiamo guardato con favore a Repubblica: l’altro giorno ha aperto la prima pagina con «1.000 morti sul lavoro in dieci mesi, mai così tanti» e poi inchiesta, commenti e numeri. Lodevole. Poi se vai a verificare – su altre fonti - scopri che in passato ci sono stati molti più morti: ma fa niente, non è questo il punto. Poi però scopri, su altre fonti, che i morti non sono proprio mille, ma potrebbero esserlo a fine anno: mancano i numeri di due mesi. Fa niente. Poi però Repubblica evidenzia, prima di ogni altra, una classifica: i morti per regione, quelle «con più casi». Svetta la Lombardia, 125 vittime. Bene, ma la media qual è? Non c’è scritto. Non c’è scritto da nessuna parte. Equivarrebbe ad additare la Lombardia (che ha 10 milioni di abitanti) perché ha più morti per Covid della Basilicata (che ha 562mila abitanti). Infatti, faticosamente, su altre fonti, scopri che i decessi ogni 100mila lavoratori invertono la classifica di Repubblica: al Sud ci sono 15 decessi per 100mila lavoratori, 9 al Centro, 7 al Nord. Regione migliore: la Lombardia. Regioni peggiori: tutto il Sud, tranne la Calabria, dove però c’è anche il record di mancate denunce per infortuni. Repubblica, in tre pagine, questi numeri non li riporta: ma fa svettare la Lombardia. A Natale – conclude - bisogna essere buoni (eccetera) ma manca ancora un sacco di tempo”.
 
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