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Equivoci europei

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 02/12/2021

In edicola In edicola Goffredo Buccini, Corriere della Sera
“L’ondata di panico generata dalla variante Omicron riapre con forza la questione dei vaccini ai Paesi disagiati e, segnatamente, all’Africa, culla dell’ultima mutazione del Covid”. Ne parla Goffredo Buccini sul Corriere della Sera sottolineando un paradosso:  “tuttavia – scrive l’editorialista - molti dossier sul continente africano mostrano come persino una massiccia (e sacrosanta) spedizione di dosi sarebbe condizione necessaria ma non sufficiente a scongiurare nuove evoluzioni virali in questa parte del pianeta. In termini più crudi, pur nell’ipotesi assai auspicabile che l’Occidente benestante si decida a scuotersi dal suo torpore, se non per motivi umanitari almeno per ragioni di autotutela, i vaccini da soli rischiano di diventare, negli anni a venire, ciò che per decenni sono state le piogge di aiuti finanziari all’Africa: non una soluzione effettiva ma un totem, sul quale scaricare ipocrisie e sensi di colpa irranciditi. Stavolta bisogna uscire dall’equivoco. Tuttavia, l’Africa ci mette davanti a un triste paradosso: se stasera Europa e Nordamerica le mandassero due miliardi e mezzo di dosi (doppia vaccinazione per un miliardo e 300 milioni di africani) è plausibile che parte di esse finirebbe in una discarica. Perché i vaccini sono solo la faccia più vistosa del problema. L’altra è l’assenza di strumenti, conoscenze, trasporti, personale idoneo, insomma tutto l’apparato per attivare il quale, persino in un Paese ricco e avanzato quale l’Italia, è stato necessario schierare un esperto di logistica come il generale Figliuolo. Ma la variabile più devastante in Africa è l’assenza di statualità e, ove lo Stato esista, la sua scarsa credibilità tra i cittadini. In Africa il vero alleato del Covid è la sfiducia verso le istituzioni oi loro simulacri, la stessa che trae origine da decenni di aiuti economici finiti nelle tasche di despoti e dignitari corrotti. Nella conclamata vaghezza degli organismi internazionali la risposta potrà forse venire da missioni europee rafforzate dall’Unione africana, che accompagnino i vaccini con medici, infermieri, cooperanti, soldati nelle contrade più sperdute, per convincere, assistere, immunizzare. Un’impresa ardua e visionaria che – conclude - qualche mummia novecentesca bollerà magari di colonialismo sanitario. Ma che, in una barca globalizzata dove tutti insieme ci salviamo o affondiamo, si chiama buonsenso solidale”.
 
Stefano Cappellini, la Repubblica
Su Repubblica Stefano Cappellini analizza l’attuale quadro politico-partitico alle prese con la successione di Mattarella al Quirinale: ““Con la nascita del governo Draghi, voluto da Sergio Mattarella, i partiti sono stati, di fatto, commissariati. Ora – scrive - davanti al passaggio decisivo, l’elezione del presidente della Repubblica, tutte le forze parlamentari sono a un bivio: possono scegliere di chiudere questi cinque anni con un disastro in linea con le esperienze precedenti oppure riscattarsi e rilegittimarsi in vista della fine, comunque non lontana, della parentesi di unità nazionale. È la prima volta nella storia della Repubblica in cui uno dei candidati più accreditati al Quirinale è il presidente del Consiglio in carica. Assecondare il suo legittimo desiderio di trasferirsi al Colle significa rischiare di precipitare il Paese in un pauroso vuoto di potere. D’altra parte, chiedergli di restare a Palazzo Chigi, come hanno fatto negli ultimi giorni quasi tutti i leader delle forze e politiche di maggioranza, significa però farsi carico di trovare una soluzione all’altezza e condivisa da tutte le forze che concorrono al governo. Perché a Draghi non si può chiedere al contempo di rinunciare all’elezione al Colle e continuare a governare per ancora un anno con una maggioranza già malferma di suo e per giunta squassata da un blitz presidenziale della sinistra contro la destra o viceversa. Quei partiti che hanno messo la stabilità in cima alle priorità per il 2022 devono muoversi coerentemente. Quindi, al netto delle fumisterie tattiche, anche qui le strade sono solo due: o un appello bipartisan che convinca Mattarella a restare in carica in nome di una emergenza non ancora superata o l’individuazione di un nome votabile da Conte, da Letta, da Di Maio, da Renzi, da Berlusconi, da Salvini e dagli altri piccoli azionisti della maggioranza. Pensare di lucrare sulle difficoltà che ciascuno dei due schieramenti ha al suo interno sarebbe una scelta miope, perché un terremoto che renda il Paese acefalo o instabile condanna chi vincerà le prossime elezioni a governare su macerie che né il centrosinistra né il centrodestra, tantomeno terzi e improvvisati poli, può pensare di affrontare con le sue sole forze. Il rischio – conclude Cappellini - è che i partiti si consegnino da soli allo stato di eccezione e all’ipoteca tecnocratica”.
 
 
Mario Deaglio, La Stampa
“Sull’interminabile strada della ripresa, il maggior pericolo per le economie avanzate è oggi l’inflazione”. Lo ricorda Mario Deaglio sulla Stampa spiegando che “il problema, però, non dipende dalle cifre bensì dalla natura del fenomeno: l’inflazione attuale – scrive l’economista - sfugge alle classificazioni tradizionali e si sta rivelando un nemico difficile da combattere quasi quanto il Covid. Come il Covid si tratta di una nuova variante, con la differenza che contro l’inflazione non disponiamo di alcun vaccino. La sua caratteristica è di presentarsi ‘a grumi’, legati a fenomeni specifici, in grado non solo di determinare prezzi più alti ma anche di rallentare la produzione di settori ben determinati, e di non rispondere alle medicine tradizionali ossia soprattutto a politiche monetarie restrittive. Uno di questi “grumi” è rappresentato dai porti californiani, la porta americana per le importazioni dall’Asia, nei quali si concentra il 40 per cento delle merci straniere in arrivo negli Stati Uniti. Il primo sussulto di ripresa ha causato una moltiplicazione di questi arrivi e i porti sono andati in ‘tilt’ con code record di navi in attesa di poter scaricare. Insomma, ci si accorge che le ‘catene del valore’ sulle quali si è costruita l’economia globale degli ultimi 20-25 anni, sono largamente arrugginite per mancanza di investimenti in strutture fisiche e in capitale umano. E mentre, come abbiamo appreso in questi giorni, un vaccino anti-Covid si può realizzare in pochi mesi, gli investimenti mancati in competenza dei lavoratori, oltre che in banchine, magazzini e sistemi stradali, possono richiedere diversi anni. Un secondo ‘grumo’ riguarda il sistema mondiale dell’auto, messo in crisi dalla carenza di specifici microprocessori, indispensabili ai nostri veicoli moderni. Gran parte di questi piccolissimi ma essenziali oggetti viene prodotta in una grande fabbrica a Taiwan che qualche mese fa è stata da fortemente danneggiata da un incendio. Quando poi si passa al petrolio e al gas naturale, l’economia si intreccia con la politica internazionale. I paesi produttori hanno spesso una notevole possibilità, almeno nel breve periodo, di incidere sui prezzi usando quest’arma con buoni risultati. E’ il momento, insomma, di guardare ai grandi sviluppi e non alle piccole cose, come senatori e deputati sono tentati di fare in Parlamento con migliaia di emendamenti alla legge di bilancio, pressoché tutti orientati all’aumento della spesa pubblica”.
 
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