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Altro parere

Una speranza contro chi taglia le radici

Redazione InPiù 01/12/2021

Altro parere Altro parere Luigi Mascheroni, il Giornale
Il Giornale con Luigi Mascheroni analizza il tema, spesso paradossale, del politcally correct: “La Commissione europea – scrive l’editorialista - ha ritirato il decalogo che vuole dettare le parole corrette, eliminare riferimenti alla religione e al genere, fare sparire persino il semplice «Signore e signori». I burocrati della lingua, che la Storia ha insegnato essere i più pericolosi, hanno accettato di fare un passo indietro. Riscriveranno un documento ambiguo che pretendendo di garantire «il diritto di ogni persona ad essere trattata in maniera uguale» finisce per negare la possibilità di ognuno a manifestare la propria diversità. Quando l’ossessione per l’inclusione si trasforma in una miope cancellazione. Una battaglia è vinta, ma la guerra è ancora lunga. Visti i tempi, la tutela delle supposte minoranze potrebbe alla fine travolgere la maggioranza. Dio non voglia. Ammesso che si possa usare la parola «Dio». L’onda lunga del «parlare corretto», l’incubo della discriminazione e la volontà di uniformare gusti e tendenze sono fenomeni violenti che si alimentano di fanatismo e stupidità, che oggi abbondano. Per fortuna però gli europei (che non sono esattamente i «cittadini della Comunità europea») hanno un vantaggio rispetto al mondo anglosassone, Stati Uniti in primis, dove il combinato disposto politically correct, cancel culture, ideologia Woke e #MeToo ha scatenato una crociata di cui non si riesce a vedere la fine. Noi europei, e noi italiani in particolare, siamo più cauti e disincantati. È probabile che proprio la millenaria tradizione giudaico-cristiana alla fine ci salvi dai peggiori estremismi. La speranza, come sempre, sono i giovani. E la paura semmai è che proprio i ragazzi, intesi come ragazzi e ragazze, siano invece i più deboli di fronte a quanti, volendo includere a tutti i costi, finiscono col generare le peggiori discriminazioni. La chiamano «generazione snowflake», «fiocco di neve», e sono i giovani, nati fra gli anni ’90 e i Duemila, troppo fragili e sensibili davanti alle durezze del mondo per accettare critiche e difendere valori, principi e radici. Così spaventati di offendere qualcuno, che non parlano più di niente. Non leggono i libri scorretti, non vedono i film scandalosi, non guardano i quadri spudorati. Così – conclude - rischiano di sciogliersi nel peggiore dei mondi omologati. No ragazzi: non siate neutrali. Non è il momento”.
 
Beppe Boni, il Giorno
“Dopo lo slalom speciale, non ancora terminato, fra i No Tav, No mask, No vax, No Green pass, stavamo per inciampare nel No Natale. Stavolta ci si è messa l’Unione europea”. Anche Beppe Boni sul Giorno commenta la vicenda del documento tecnico della Commissione con il quale, “la Ue proponeva di abolire il saluto di Buon Natale virando verso un più politicamente corretto Buone feste, per non urtare la sensibilità di chi professa altre religioni. Uno scrupolo – osserva l’editorialista - che si arrotola in sé stesso perché di solito chi si affida a un’altra religione pensa alla propria anima e al proprio credo nel rispetto degli altri. E non perde tempo a indignarsi perché celebriamo a Natale il Bambin Gesù, Giuseppe e Maria. Bada ai fatti (spirituali) propri e stop. A cominciare dagli islamici che, se mediamente integrati, non se la prendono per la nostra fede, anzi difendono energicamente la loro. Per quanto ci riguarda basta rispettare le diversità, insegnandole anche ai bambini, senza avventurarsi in modiche genetiche della società. Le radici, la storia dei popoli, la religione vanno mantenuti e difesi perché sono un valore che forse non va esibito come un trofeo, ma nemmeno nascosto in virtù di un malinteso senso dell’inclusione. Il nodo è che in un modo o nell’altro, spesso appunto col fuoco amico, sotto tiro ci finiscono sempre il Natale e la tradizione cristiana. Nessuno attacca mai il Ferragosto, l’Hanukkah o Natale ebreo, il Capodanno cinese. Ne abbiamo viste di tutti i colori, dalle scuole che vogliono abolire il presepe, a chi vuole il bambinello nero e non bianco, a chi, sempre a scuola, preferisce evitare la parola Gesù nei canti natalizi, a chi si batte per togliere il crocifisso dai luoghi pubblici. Stranieri che credono in un Dio diverso, in questi casi ci guardano stupiti. Gente strana gli italiani, penseranno. O non penseranno affatto perché il tema di solito non li interessa granché. Il nodo è che i soft-negazionisti di canti e presepi, anche in buona fede, alla fine contribuiscono a trasformare il dibattito in scontro ideologico e in arma politica. Laicità non è negare, ma accogliere e distinguere. E in questo scorcio di millennio, fra vaccini, mascherine e varianti del virus in agguato abbiamo altro a cui pensare”.
 
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