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Il dramma ignorato

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 01/12/2021

In edicola In edicola Federico Fubini, Corriere della Sera
Federico Fubini sul Corriere della Sera parla del “dramma ignorato”, ossia della disparità di distribuzione dei vaccini tra paesi sviluppati e Africa. E lo fa citando il «Financial Times» che, scrive l’editorialista, “ieri ha mostrato che nelle economie avanzate della Terra sono già state somministrate quasi 120 milioni di terze dosi: quasi il doppio del totale delle prime e seconde dosi nei Paesi a basso reddito. Siamo molto più avanti noi ma, anche se ci liberassimo degli scrupoli etici, non stiamo facendo i nostri interessi: abbiamo scelto di lasciare spazio al virus in Africa perché circoli e generi varianti che minano le nostre certezze. Il quotidiano di Londra riporta le proteste di Strive Masiyiwa, il miliardario dello Zimbabwe che coordina i vaccini per l’Unione Africana. Aveva negoziato l’acquisto di due milioni di dosi per proteggere parte del personale sanitario del continente più povero, ma Pfizer prendeva tempo. Poi ha scoperto che l’Unione Europea aveva già concluso un nuovo contratto da 1,8 miliardi di dosi. Si capisce anche così perché in Africa solo l’11% della popolazione è vaccinato, contro il 70% dell’Europa. Ma dare tutta la colpa a Big Pharma sarebbe troppo facile. Sarebbe autoassolutorio. Noi europei abbiamo un surplus di dosi sufficiente a proteggere 400 milioni di persone altrove, se solo le donassimo. Invece le teniamo chiuse nei nostri magazzini. Gita Gopinath del Fondo monetario internazionale ha mostrato che noi europei al 18 ottobre scorso avevamo spedito ai Paesi poveri un decimo dei 300 milioni di dosi che abbiamo promesso. Ci sentiamo moralmente immacolati ma, presi dal panico, siamo corsi a vaccinare noi stessi una, due, tre volte pensando di chiudere così la nostra partita con il virus. Era un’illusione. Gita Gopinath viene da un Paese a basso reddito come l’India e ci aveva avvertiti che nessuno in questa pandemia si salva da solo. Accaparrare tutti i vaccini non basta. Contro i migranti disperati che cercano di entrare in Europa - conclude - alziamo muri in Grecia o in Polonia per chiuderci dentro, impauriti. Contro il virus ignorare il dramma degli altri sembra, ancora di più, una miope follia”.
 
Luca Ricolfi, la Repubblica
In tempi di riforma fiscale Luca Ricolfi su Repubblica ci ricorda come l’inflazione sia “la più iniqua delle tasse”: “Non sappiamo ancora, alla fine, a chi andranno gli 8 miliardi di alleggerimenti fiscali promessi dal governo. Un calcolo di larga massima restituisce un mesto risultato: in media, lo sgravio ammonta a un po’ meno di 30 euro al mese. Per capire perché, dobbiamo fare i conti con il convitato di pietra del dibattito sulla legge di bilancio: l’inflazione. Se ne parla ancora poco, ma la realtà è che già oggi l’inflazione ha rialzato la testa (+3,8%, secondo le ultime stime dell’Istat) e nessuno sa ancora se il rialzo sarà temporaneo o permanente. Ma, a parità di altre condizioni (ossia: se i redditi nominali restano fermi), una inflazione anche solo del 3% significa una perdita di potere di acquisto di circa 30 miliardi, che assorbirebbe completamente gli 8 miliardi di sgravi promessi. Siamo come commensali che litigano sugli antipasti, senza accorgersi che qualcuno si sta portando via il resto del pranzo. Ma è verosimile la previsione di un’inflazione elevata per l’anno prossimo? Penso di sì, per due ragioni. La prima è che, anche ove avessero ragione gli analisti che considerano temporanea la fiammata attuale dei prezzi, difficilmente le cause che ne sono all’origine si spegneranno a breve termine. La seconda ragione è che l’inflazione stessa è un formidabile strumento per alleggerire il peso del debito pubblico. L’inflazione - osserva Ricolfi - prima o poi, trascina con sé un aumento dei redditi monetari, che gonfia il Pil nominale e così contribuisce a ridurre il rapporto debito-Pil, da cui dipende la sostenibilità dei nostri conti pubblici. Che il ritorno dell’inflazione si riveli, alla fine, un fenomeno transitorio oppure no, lo decideranno soprattutto le politiche più o meno restrittive della Fed e della Bce. Chiunque ci governerà, sarà ben consapevole che un po’ di inflazione fa bene ai nostri conti pubblici. Tutto sta a vedere se sarà anche consapevole che, se non è accompagnata da altre politiche che ne neutralizzino gli effetti indesiderati, l’inflazione resta — come avvertiva Einaudi — la più iniqua delle tasse”.
 
Emanuele Capobianco, La Stampa
“La sospensione dei brevetti aprirebbe la produzione di vaccini anti-Covid a industrie in paesi nel Sud del mondo, così aumentando grandemente il numero di dosi disponibili in futuro e riducendone i costi”. Lo ribadisce Emanuele Capobianco sulla Stampa sottolineando come “una simile iniziativa darebbe un forte impulso a aumentare la copertura vaccinale proprio nei paesi nei quali nuove varianti continueranno ad emergere in assenza dell’adeguata protezione fornita dai vaccini. Una decisione simile fu presa nel 2001, al picco della pandemia di Aids, consentendo una rapida distribuzione di farmaci antiretrovirali a basso costo che salvarono la vita a milioni di persone, particolarmente in Africa. La stessa lungimiranza politica è necessaria ora, al picco di una pandemia che ha già ucciso più di 5 milioni di persone nel mondo e in un contesto di profonda iniquità in cui la copertura vaccinale nei Paesi a basso reddito è inferiore al 5%. Nelle ultime ore l’Unione Europea sta mediando per una decisione a favore di una sospensione parziale dei brevetti che consenta l’aumento della produzione dei vaccini anti-Covid nel mondo ma che al contempo protegga il sistema dei diritti di proprietà intellettuale delle industrie farmaceutiche. Sempre a Ginevra, l’Organizzazione mondiale della sanità ha convocato per questa settimana i ministri della salute di tutto il mondo per una sessione speciale dell’Assemblea globale della sanità, la seconda in 70 anni di storia. I ministri si riuniranno per decidere se cominciare le negoziazioni per una nuova convenzione internazionale finalizzata a migliorare la preparazione e la risposta a future pandemie. Il raggiungimento di un accordo - dice ancora Capobianco - rappresenterebbe perciò un segnale forte di unità tra Nazioni e di sostegno nei confronti di un approccio multilaterale alle pandemie dopo l’evidente fallimento di politiche nazionalistiche nella gestione del Covid. Nel momento in cui Omicron ci ricorda le penose conseguenze di una pandemia, questa settimana la comunità internazionale ha l’opportunità di proteggere noi e le future generazioni attraverso due iniziative importanti. La sospensione dei brevetti per i vaccini e l’apertura della negoziazione per l’approvazione di una convenzione internazionale sulle pandemie sarebbero due buone notizie per l’umanità”.
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