Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Altro parere

Il controllo del leviatano della spesa pubblica

Redazione InPiù 30/11/2021

Altro parere Altro parere Francesco Grillo, il Messaggero
Qualificare e quindi ridurre la spesa pubblica si può usando razionalità e nuove tecnologie. E’ il tema dell’editoriale del Messaggero firmato da Francesco Grillo: “Il più grosso problema di un Paese democratico è tenere sotto controllo quanto il governo spende”. Il premio Nobel Milton Friedman fu, probabilmente, quello che con maggior lucidità riuscì a catturare uno dei più grandi paradossi della storia. I motivi per i quali l’ascesa della spesa pubblica è irresistibile in Paesi di democrazia liberale sono – secondo l’Economist – sostanzialmente tre. L’influenza dei burocrati che sono – per motivi ovvi – la lobby più vicina a chi fa le leggi e tendono ad orientarne le decisioni verso scelte che ne aumentano potere e capacità di spesa. Gli elettori che ovviamente premierebbero chi spende per soddisfare richieste che vengono da uno specifico gruppo e che, però, non ugualmente si sentono toccati da tasse che colpiscono tutti. E, infine, la circostanza che la spesa pubblica riguarda servizi – la sanità e l’educazione, ad esempio – dei quali cresce naturalmente la domanda ed è difficile aumentarne la produttività: un medico non può aumentare il numero di pazienti che visita in un’ora, mentre un operaio può senz’altro moltiplicare il numero di pezzi che produce nello stesso tempo. In effetti – sottolinea Grillo - tutti e tre i fattori possono essere disinnescati utilizzando, in maniera intelligente, tecnologie e flessibilità. Certo di Stato c’è ancora bisogno e di più politica avremmo bisogno per regolare quella tecnologia che può aumentare la produttività persino degli ospedali e della scuola. E, tuttavia, se l’ascesa della spesa pubblica continuasse senza freno un’economia dipendente troppo dallo Stato può portare ad un’implosione dello Stato stesso. Ciò vale in maniera netta per un Paese - l’Italia - che si trova a gestire un piano di trasformazione (il Pnrr) senza poter aumentare - come ha avvertito la Commissione qualche giorno fa - la spesa ordinaria necessaria per realizzarlo. Sono tempi questi che portano ad una ridefinizione del concetto stesso di Stato, così come di mercato che né i vecchi socialisti, né i liberisti puri saprebbero riconoscere. Il ‘leviatano’ che domina il mondo è un animale strano che deve però assolutamente ridurre nel tempo la sua dimensione e aumentare la sua intelligenza”.
 
Giuliano Ferrara, il Foglio
Giuliano Ferrara sul Foglio commenta la vicenda della giornalista sportiva palpeggiata da un tifoso e fa ‘l’elogio’ del ‘non te la prendere’: “A quel puzzone che le ha tastato il culo a tradimento lei avrebbe dovuto dare sui denti il microfono, ma ‘non te la prendere’ era l’esortazione amichevole del collega in studio. Il quale poi ha giustamente denunciato l’intollerabilità del palpeggiamento, ma non ha potuto evitare di divenire il simbolo della sordida complicità maschile nella molestia. E’ingiusto. Non te la prendere è un invito alla stima di sé, un richiamo sotto telecamera a mostrare la superiorità di una persona e di una funzione professionale davanti a un tifoso imbirrato, la cui squadra le ha prese da una formazione largamente inferiore, che si concede inurbanamente di fare il vinto col culo degli altri. La cultura del piagnisteo è fatta di gente che magari non reagisce ma se la prende, che si indigna, sentimento altamente sconsigliabile sempre, che invoca i rigori della legge e della cultura dove avrebbe dovuto segnare un colpo la reazione personale. Non te la prendere – argomenta Ferrara - vuol dire che c’è uno spazio di autonomia personale per la sacrosanta reazione all’offesa, che bisogna affinare la lingua per l’insulto acconcio e reagire con coraggio e impudenza prima di cedere alla tentazione del vittimismo. Non te la prendere è la versione televisiva dell’agostiniano: dilige, et fac quod vis, trasformato in un concetto riflessivo: amati e fa’quel che vuoi, reagisci, manda sonoramente a fare in culo l’offensore prima di intestarti una battaglia ideologica da tribunale popolare. Non te la prendere è anche un normale lenitivo in una situazione imbarazzante, quando vedi che la tua collega e amica non ha la prontezza di reagire a modo e vuoi proteggerla dalla commiserazione di sé, dall’introversione dell’offesa, dal traumatismo ideologicamente corretto. Una pacca sul culo non è un insulto antisemita, non è l’espressione di un disprezzo invalidante, non è nemmeno un discorso d’odio, tantomeno un prodromo del femminicidio, è un gesto miserabile e coglione che qualifica come idiota chi lo compie. Reagire ma non prendersela è la soluzione migliore, e se non si sia reagito abbastanza non prendersela è il consiglio di qualunque amico, l’incoraggiamento a stare saldi e forti. Possibile che la bigotteria etica andante della cultura del piagnisteo sia arrivata al punto di considerare censurabile, omertoso, maschilista, un gesto di affetto e di sostegno espresso in una formula verbale dignitosa?”.
Altre sull'argomento
Ridurre la spesa pubblica con la tecnologia
Ridurre la spesa pubblica con la tecnologia
Occorre frenare l'aumento costante dei bilanci statali nelle ...
Sostenibilità, i nodi della finanza pubblica e privata
Sostenibilità, i nodi della finanza pubblica e privata
Il ruolo della spesa statale nel promuovere l'innovazione “verde”
Avvertimento Ue: attenti alla spesa pubblica primaria
Avvertimento Ue: attenti alla spesa pubblica primaria
La strettoia del prossimo anno in vista della ripresa del Patto di stabilità
Lo Stato e un peso crescente
Lo Stato e un peso crescente
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.