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Il cambio di passo per evitare il suk

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 29/11/2021

Il cambio di passo per evitare il suk Il cambio di passo per evitare il suk Mario Deaglio, La Stampa
Sulla Stampa Mario Deaglio parla della novità della Legge di Bilancio di quest’anno. “In passato il Parlamento impiegava i mesi di novembre e dicembre in lunghi e accesi dibattiti per arrivare al traguardo. Questi dibattiti si svolgevano su due livelli. Il primo riguardava i grandi obiettivi e principi che distinguevano la maggioranza dall’opposizione. Il secondo livello era quello dei provvedimenti, di piccola o media dimensione, che interessavano singoli settori o singoli territori: qui si formavano maggioranze anomale, un ‘mercato delle vacche’ che quasi sempre portava a una dispersione di risorse. Di qui deriva, in buona parte, il lungo ristagno economico italiano. Ora, però, il premier Draghi si trova ad affrontare una situazione inedita: la sua maggioranza è molto larga ma dotata di scarsissima coesione e con una prevedibile durata breve che rende difficile accontentare tutti. In aggiunta, le emergenze che riguardano la pandemia impongono il raggiungimento di obiettivi economici precisi e difficilmente modificabili, perché legati alla concessione di prestiti Ue di enormi dimensioni. La novità dei colloqui separati di Draghi con i partiti che sostengono il governo, e che avranno inizio oggi, consiste nel tentativo di unificare i due livelli della ‘finanziaria’, o meglio di eliminare il secondo. E’ probabile che Draghi abbia in serbo per ciascuna forza politica qualche ‘contentino’. Si dovrebbe però trattare di piccole cifre. La vera manovra è già stata scritta con l’approvazione del Pnrr. Con il Pnrr, il Paese si è, infatti, impegnato a una serie di profondi cambiamenti strutturali e i primi passi sono inevitabili anche se necessariamente piccoli. Il vero compito dell’attuale governo è quello di avviare il cambiamento, di imboccare un lungo sentiero; e si può dire – conclude Deaglio - che questo compito il governo lo stia assolvendo”.
 
Ezio Mauro, Repubblica
Su Repubblica Ezio Mauro parla dell’uscita di scena della Merkel, “vera leader d’Europa”, e del Trattato del Quirinale siglato tra Francia e Italia. “Queste intese rafforzate – scrive Mauro – sono la prova della necessità istintiva della politica europea di andare oltre gli attuali assetti, costruendo una rete che proietti una forza costituente dal basso mentre in alto la forza della leadership è bloccata. Forse il nuovo è confusamente cominciato e l’inquietudine delle destre dimostra che l’ispirazione di questi nuovi patti tra gli Stati è l’opposto del nazionalismo. L’orizzonte è l’Europa, un soggetto capace di avere una politica estera, quindi un ruolo internazionale nelle piccole e grandi crisi del mondo, e prima ancora un’identità culturale consapevole e riconoscibile. L’obiettivo reale, in sostanza, è quello di dare una ragion di Stato alla moneta comune, oggi politicamente nuda e sterile, per poterla spendere alla borsa delle potenze”. Secondo Mauro nel Trattato del Quirinale c’è qualcosa che va oltre gli impegni pratici, qualcosa “che riguarda gli Stati, la loro vocazione e il loro compito: in questo caso il ruolo di Italia e Francia come fondatori della Ue, membri di una comunità di destino che si basa sui valori di pace e sicurezza, rispetto della dignità umana, dei diritti e delle libertà fondamentali, della democrazia, dell’eguaglianza e dello Stato di diritto. Siamo dunque davanti a qualcosa di diverso da un patto di cooperazione interstatale: la ricostituzione di un potenziale ‘nocciolo duro’ della nuova Europa da parte di due fondatori, aperti agli altri partner. Nella convinzione che in questa fase di impasse politico, procedurale, di leadership, il cambio di passo generale che non si può realizzare a Bruxelles può essere tentato a Parigi e a Roma, con uno strappo parziale che prefiguri i prossimi traguardi necessari per la Ue, realizzandoli nello spazio comune dei due Paesi”.
 
Agnese Pini, Quotidiano Nazionale
Sul Quotidiano Nazionale Agnese Pini commenta la molestia subìta in diretta tv dalla giornalista sportiva Greta Beccaglia dopo la partita Empoli-Fiorentina. “Va in onda la seguente scena: un uomo si sputa su una mano e le palpeggia il sedere, mentre il conduttore da studio la invita a «non prendersela». Più tardi, il collega si giustificherà dicendo di aver agito pensando al meglio per la giornalista e per la sua incolumità. Io non ne dubito – sottolinea la direttrice della Nazione - ma quel commento fuori campo, associato alle dure immagini della violenza, lascia addosso un’impressione triste e amara, di anacronistica inconsapevolezza. Come sarebbe stata raccontata questa storia, fino a non troppi anni fa? – si chiede Pini -. Ecco, sta qui la nota che mi fa sentire ottimista. Perché il gesto fa certo star male e rabbrividire. Ma poi la reazione della giovane donna, e quindi tutte le reazioni che si sono susseguite nella giornata di ieri, mi hanno dimostrato ancora una volta che qualcosa sta cambiando. C’è una nuova presa di coscienza collettiva su che cosa sia l’abuso, su che cosa sia la molestia, sulla necessità pubblica di sentirsi responsabili e solidali intorno alla vittima, senza paternalismi né alzate di spalle. Le battaglie per la parità hanno bisogno certo di leggi, ma hanno bisogno anche di cultura. Una cultura che non pretenda di fare classifiche dell’orrore e dell’abuso, che non chieda alla vittima quanto si debba soffrire per avere il diritto di sentirsi oltraggiata, che non sia legittimata a soppesare il comportamento di chi subisce: il suo abbigliamento, il suo sorriso. E così, anche grazie a questi cambiamenti, Beccaglia ieri non ha fatto passi indietro, non ha sminuito per vergogna l’aggressione subita, non è «andata-avanti-senza-prendersela». Non ha arretrato di un millimetro ma ha fatto con semplicità e coraggio e forza l’unica cosa da fare: denunciare l’uomo che l’ha aggredita. Pubblicamente e penalmente”.
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