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Altro parere

La sforbiciatina alle tasse

Redazione InPiù 26/11/2021

Altro parere Altro parere Francesco Forte, il Giornale
L’editoriale del Giornale, affidato a Francesco Forte, getta un occhio critico sull’accordo in seno al governo sul fisco: “L’ intesa sulla riforma fiscale riguarda un compromesso distributivo sulle aliquote Irpef. Ciò che manca – sottolinea l’editorialista - è invece una revisione dei metodi di accertamento, per cui oggi è il contribuente a dover provare la propria innocenza, soprattutto per gli studi di settore e il catasto. Né sono stati affrontati il principio contributivo puro per le pensioni, il groviglio di addizionali e tributi locali, i problemi per il mercato immobiliare creati dalle imposte di registro del 9% sui trasferimenti. Si perpetra inoltre un’altra stortura: continuare a considerare «ricco» chi guadagna 50mila euro l’anno. Questo modesto compromesso sulle aliquote è metodologicamente errato, perché non tiene conto del fatto che le minori aliquote generano più gettito. Ciò è particolarmente vero per le aliquote sopra il 35%: il tetto a cui si ferma la progressività effettiva in Germania, Francia, Usa e Regno Unito. L’aliquota del 43% non esiste in alcun Paese libero e genera gravi distorsioni, è sproporzionata. Solo stipendi e pensioni di lavoro molto qualificato cadono sotto il 43%. Per questo Berlusconi pose il tetto al 33% quando scese in campo. Una scelta che avrebbe un effetto positivo sulla crescita del Pil e un maggior gettito. Più alta è la pressione tributaria e maggiore l’evasione, con operazioni in nero e il ricorso a «paradisi fiscali» dentro l’euro (Lussemburgo, Olanda, Irlanda) e fuori (Vaticano, Svizzera, Regno Unito, Isole del Pacifico, America). In un Paese con una ampia evasione stimolata dall’eccesso di peso fiscale e dal dirigismo nel mercato del lavoro, la riduzione di aliquote ha ampi effetti sul gettito. È stata ignorata la teoria di Einaudi secondo cui l’ottima imposta non è quella neutra, che non esiste, né la redistributiva, perché questo compito spetta alla spesa pubblica, ma quella con effetti favorevoli per la ricchezza e per il prodotto nazionale. Ottima è l’imposta che rispetta il risparmio e premia la produttività: due grandi assenti al tavolo di ieri”.
 
Davide Nitrosi, il Giorno
“A proposito delle prossime festività Draghi ha usato il termine normalità, ben sapendo che non ci restituirà il Natale pre-Covid, quello che nel nostro immaginario è davvero un «Natale normale», ma una bozza di normalità alla quale ci stiamo abituando”. Lo scrive Davide Nitrosi sul Giorno in un editoriale in cui si ribadisce il concetto di rischio calcolato: “Le nuove misure non sono l’arma finale contro il virus, questo il premier lo sa bene, ma solo un modo per conservare i passi in avanti fatti finora, con un radicale cambio di approccio: tolta l’illusione di annullare il virus, si accetta il rischio di conviverci. Il governo – sottolinea Nitrosi - sa benissimo che il Green pass non fermerà come d’incanto i contagi. Non è uno strumento sanitario come il vaccino, ma semplicemente il passaporto che permette di tenere aperti negozi e altre attività. Il pass dura 9 mesi, nel frattempo non tutti i possessori potranno fare la terza dose prima di aver perso le difese del vaccino (abbiamo chiaro ormai che crollano dopo 5 mesi). E quindi il virus può ancora circolare. Il Green pass – versione standard o premium – è solo un passepartout, ma nei fatti impone anche un cambio di mentalità: l’Italia ha stabilito che deve assumersi una certa dose di rischio per tenere aperte le attività economiche e culturali, per tornare a scuola, a teatro, al cinema. Una bozza di normalità, appunto, che vale miliardi per l’economia, benché vissuta con la mascherina. Il governo si è assunto la responsabilità di segnare una linea di confine, ha istituzionalizzato un passaggio. La pandemia non è debellata, è stato però deciso che gli italiani devono convivere con il Covid, riducendo i rischi, ma senza la possibilità di azzerarli. E’ una rivoluzione copernicana rispetto alla logica del lockdown. Il virus si contiene affrontandolo: stavolta non si ordina la ritirata. Abbiamo qualche arma in più e così siamo disponibili a combattere in campo aperto, anche se in campo aperto le perdite possono essere contenute ma non evitate completamente. E’ un patto sociale e come tale andrebbe presentato agli italiani affinché ne siano consapevoli e non vadano nel panico quando i contagi diventeranno 30mila al giorno”.
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