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Sconfitta per demeriti, vittoria senza meriti

Redazione InPiù 19/10/2021

Altro parere Altro parere Augusto Minzolini, il Giornale
Una vittoria senza meriti, una sconfitta per demeriti. Augusto Minzolini sintetizza così sul Giornale l’esito delle Comunali.  “Sarà un campanello d’allarme, oppure un avviso severo per il prossimo futuro, ma sicuramente il centrodestra commetterebbe un grave errore a sottovalutarlo. Soprattutto dopo il Covid – evidenzia il direttore - il populismo non è più in voga nel mondo, e visto che l’Italia è interconnessa con il resto del globo, lo stesso fenomeno si registra anche da noi. Ora diciamo subito che la sinistra per i risultati di ieri non è che possa gioire più di tanto: la bassa affluenza (un record) dimostra che buona parte dell’elettorato è rimasta alla finestra, manca all’appello un 20% di cittadini rispetto alla media delle Politiche, che potrebbe cambiare l’esito di ogni elezione. Un successo senza meriti. Il centrodestra, invece, ha perso per demeriti. Ha messo in campo (tardi) una classe dirigente nella maggior parte dei casi modesta. I due limiti, messi insieme, si sono rivelati letali. Si è preferito a Roma un brav’uomo come Michetti ad un personaggio di statura nazionale come Guido Bertolaso. Una scelta che dimostra come nella coalizione ci sia un ritardo concettuale nel comprendere la fase politica post-Covid: se prima dell’epidemia una leadership espressione delle ali più estreme e populiste dello schieramento aveva la possibilità di vincere, ora no. Questo limite rischia di riproporsi anche alle elezioni politiche se Salvini e Meloni insisteranno nella competizione interna che punta a strappare un voto in più dell’alleato per conquistare la premiership. Un riflesso più da legge elettorale proporzionale che non maggioritaria. p.s. Una riflessione indispensabile, specie in un Paese come il nostro dove il centrodestra gioca sempre con l’handicap: c’è una sorta di giustizia a tempo, precisa come un orologio svizzero, sia per penalizzare il centrodestra, sia per favorire la sinistra. Il caso Morisi e le polemiche sul fascismo sono arrivati puntuali prima del voto; gli avvisi di garanzia ad Arcuri, già plenipotenziario del governo Conte, e l’archiviazione dell’inchiesta per le morti Covid al Pio Albergo Trivulzio, per le quali fu crocifisso il governatore leghista Fontana, solo all’indomani. Diceva Andreotti: a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre si indovina”.
 
Michele Brambilla, il Giorno
Il direttore del Giorno, Michele Brambilla, analizza le ragioni della sconfitta del centrodestra alla luce del dato record sull’astensione: “Sbaglierebbero di grosso, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, se minimizzassero davvero la batosta di queste amministrative, continuando – come hanno fatto ieri – a contare i sindaci guadagnati, a ripetere che in fondo le grandi città erano già governate dal centrosinistra e attaccando i giornali per il trattamento loro riservato in questa campagna elettorale. Sbaglierebbero se pensassero davvero che non è stata una débâcle e che il voto è stato condizionato dai media. Ma siccome sono due persone intelligenti – scrive Brambilla - ieri davanti alle telecamere hanno cercato (comprensibilmente) di difendere il proprio lavoro, però sanno benissimo che la realtà è un’altra. La realtà è che a Milano non era mai successo di non andare neppure al ballottaggio; che Roma e Torino insegnano che quando al secondo turno c’è un candidato di centrodestra la sinistra può contare sul voto di tutti gli altri per vincere; e questo è particolarmente rilevante nella Capitale, perché lì Fratelli d’Italia è il primo partito e perché Michetti era in testa dopo il primo turno. Come dire che se la destra non prende il 50,1 per cento dei voti (praticamente impossibile) si forma sempre una specie di santa alleanza per non farla governare. Forse perché questa destra fa paura? Sbaglierebbero Salvini e Meloni se non riflettessero sul perché i loro candidati erano (tutti) così deboli e meno qualificati dei rivali. Sbaglierebbero se non capissero che – più delle notizie sul caso Morisi o l’inchiesta sui saluti romani – a danneggiare la destra è stata la guerra fratricida fra Lega e Fratelli d’Italia: guerra che va avanti almeno dal giorno dell’insediamento del governo Draghi. Giorgia Meloni ha fatto autocritica a nome della coalizione, dicendo non si può vincere se due partiti stanno al governo e uno all’opposizione, perché si disorientano gli elettori, dando l’immagine di non essere coesi. È verissimo. Ma la domanda è se sia possibile una coesione fra draghiani e antidraghiani: e fra europeisti e antieuropeisti, fra Sì Green pass e No Green pass... Una destra così divisa potrà mai trovare una sintesi? E a favore di quale delle sue anime? Se vincesse le elezioni, come potrebbe governare? Forse gli elettori del centrodestra sono rimasti a casa anche per questo. Ma sbaglierebbe, e di grosso, anche il centrosinistra se s’illudesse di essere reale maggioranza nel Paese. Non lo è. Ora ha vinto più per demeriti altrui che per meriti propri. E siccome anche Enrico Letta è una persona intelligente, sa bene che il lavoro da fare è ancora lungo”.
 
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