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Ora una fase diversa

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 19/10/2021

In edicola In edicola Massimo Franco, Corriere della Sera
“Massimo Franco sul Corriere della sera analizza i risultati dei ballottaggi con la netta vittoria del centrosinistra ponendo l’accento su un dato, il più preoccupante: la scarsa affluenza: “Sull’intero sistema politico – scrive l’editorialista - si allunga l’ombra di un astensionismo che inserisce elementi di ambiguità e di allarme sui risultati. E stende un pesante alone di incertezza sulla tenuta e l’evoluzione delle alleanze e delle leadership. Di fatto, dopo il voto di ieri si apre, non si chiude una nuova fase. Se ne cominceranno a vedere i contorni a partire dall’elezione del presidente della Repubblica, a febbraio del 2022. Enrico Letta, segretario del Pd, sostiene che l’opinione pubblica è più avanti dei partiti. Avrebbe compiuto nelle urne la saldatura che la litigiosità della sinistra e il protagonismo delle sindache grilline non è riuscita a produrre. M a il corollario di questa affermazione è la necessità di analizzare a fondo perché oltre la metà, in alcuni casi perfino due votanti su tre, siano rimasti a casa. Letta ha aggiunto che il successo di ieri si deve all’unità del suo schieramento. Forse. Eppure, più che unito il centrosinistra si è accreditato come unitario: merito indubbio, da verificare nel tempo. Per paradosso, è quanto non ha dimostrato il centrodestra. Si è presentato unito ma non unitario; anzi, larvatamente rissoso e diviso. Non essere riusciti a portare gli elettori alle urne è, comunque, responsabilità dei partiti che li hanno chiamati a scegliere. Per questo, da oggi si apre una questione che riguarda ogni forza politica. Ma una cosa è rimodellare le alleanze da una base di consenso vincente; altra, ripartire da una sconfitta resa più bruciante dalla pretesa di essere maggioranza nel Paese. L’adagio più diffuso è che le elezioni politiche non ricalcano quasi mai quelle locali. Difficile negarlo. Eppure, in una stagione di grandi cambiamenti, il centrodestra sembra scoprirsi meno attrezzato della sinistra a capire quanto sta succedendo. Non basta definirsi o perfino essere maggioranza politica in Italia, se poi non si è in grado di esprimerla e di mostrare senso di responsabilità e capacità di governo. Il pericolo trasversale che si staglia sullo sfondo è di trasformare l’astensionismo in rabbia; e di illudersi di cavalcarlo a proprio vantaggio”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
All’indomani dei ballottaggi che hanno evidenziato alcune certezze, con la netta vittoria del centrosinistra a (trazione Pd) ai danni del centrodestra, Stefano Folli su Repubblica passa in rassegna gli interrogativi emersi dalle urne: “Riguardano – scrive l’editorialista - vincitori e vinti, entrambi chiamati a gestire con qualche saggezza l’esito del voto. Si discute, non a caso, di un astensionismo senza precedenti, tale da suggerire a chi ha vinto di non esagerare con l’enfasi e ai perdenti di riflettere sulla scarsa qualità delle loro classi dirigenti e di una proposta politica surrogata spesso dalla tendenza alla rissa inconcludente. Si diceva un tempo che la destra sapeva essere vicina al popolo dei quartieri periferici, mentre la sinistra era tutta “ztl”, confinata nei centri storici. Ora vediamo che Michetti, il candidato sbagliato scelto da Giorgia Meloni, è stato sconfitto a Roma dall’astensionismo delle periferie, al pari dei suoi omologhi del Nord più vicini alla Lega. Se la destra si consolerà pensando che le elezioni politiche sono un’altra storia, rischia di commettere l’errore finale: quando invece avrebbe l’occasione di affrontare una ricostruzione su basi innovative, se non proprio liberali. Specie nei programmi, è ovvio: su temi come il fisco più leggero, la libertà d’iniziativa, la lotta alla burocrazia, il rapporto con l’Europa, ci sono spazi enormi finora sfiorati solo a parole. A sinistra, conclusi i festeggiamenti, si tratterà di affrontare con prudenza la fase che si apre. Il Pd è il principale sostegno di Draghi e forse è opportuno che continui a esserlo, mettendo la sordina a qualche tentazione di precipitarsi alle urne per fare il bis del successo di ieri. Peraltro la priorità di Enrico Letta consiste adesso nell’assorbire i resti dell’esercito “grillino”, facendone una specie di corrente esterna del Pd. Operazione semplice in apparenza, ma in realtà cosparsa di trappole: si dovrà capire cosa ha in mente Grillo e come intende manovrare le Raggi e i Di Battista, ammesso che voglia farlo. Quanto al governo Draghi, la figura rassicurante del presidente del Consiglio ha probabilmente contribuito all’esito elettorale. Ora, per mancanza di un disegno alternativo all’interno di un orizzonte che resta provinciale, nessuno tra i vinti ha l’interesse o la forza per mettere in crisi l’esecutivo. Il quale può proseguire nella sua rotta, consapevole che le scelte di politica economica saranno cruciali nei prossimi mesi per consolidare la ripresa”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Anche La Stamp, con Marcello Sorgi, commenta l’esito delle comunali e suggerisce delle indicazioni al centrosinistra su come “gestire la vittoria”: “In una tornata elettorale in cui tornava alla grande il professionismo politico, dopo la delusione per il voto di protesta di cinque anni fa – sottolinea Sorgi - Letta ha compreso meglio dei suoi avversari Meloni e Salvini cosa stava capitando in Italia. Mentre i leader di Lega e FdI passavano il tempo a farsi la guerra, anche a costo di difendere le minoranze più sparute No-Vax e No-Green Pass, per dimostrare chi fosse più bravo a fare opposizione nel Paese, il leader del Pd s’è schierato anima e corpo con il governo e con la maggioranza degli italiani. Ha difeso il vaccino. Ha sostenuto Draghi anche nella scelta difficile dell’obbligo della certificazione verde. Ha convinto Landini che era ora di abbandonare gli indugi sui tamponi gratuiti. E siccome ieri mattina in Italia si contavano più di 101 milioni di Green pass, più del doppio dei vaccinati, vuol dire che non solo la maggioranza, ma quasi tutti gli italiani, anche quelli che non si sono ancora fatti il vaccino, preferiscono osservare le regole poste dal governo che non andare a manifestare o a bloccare l’ingresso dei porti, vedi Trieste. Qualche piccola avvertenza per l’uso di una vittoria che ha superato ogni ottimistica previsione servirà, tuttavia, anche al Pd, i cui sindaci neo-eletti ieri non stavano nella pelle vedendo i risultati. Come ha notato la Meloni, lesta a cogliere i problemi anche nel campo dei vincitori, il centrosinistra, oltre a battere il centrodestra, ha schiacciato i suoi alleati grillini. Mettiamoci nei panni di Conte, che oggi più di ieri dovrà governare i suoi nervosi amici del Movimento. Dove s’è alleato con Letta, vincendo le resistenze interne pentastellate, ha fatto eleggere un sindaco Pd. Dove non c’è riuscito, come a Roma e a Torino, il sindaco Pd è stato eletto lo stesso e i 5 stelle passeranno senza fermate intermedie dall’amministrazione all’opposizione. Chiedersi se un risultato del genere aiuti il governo o gli complichi la vita, è prematuro. La politica italiana, si sa, è piena di sorprese. Draghi andrà avanti a prescindere, è chissà che non riesca a convincere Salvini ad essere più ragionevole”.
 
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