Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Un'occasione d'oro. Crescere (ma senza errori)

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 18/10/2021

Un'occasione d'oro. Crescere (ma senza errori) Un'occasione d'oro. Crescere (ma senza errori) Federico Fubini, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Federico Fubini evidenzia come l’Italia abbia un’occasione d’oro per rilanciarsi. Il debito pubblico è infatti più basso di come temesse lo stesso governo sei mesi fa, in proporzione al prodotto lordo (Pil), ma è ai livelli fra i più elevati della storia repubblicana e a uno dei più alti mai visti nell’Italia unita. Eppure sta succedendo qualcosa di incredibile (e positivo). Il costo in interessi di questo immenso debito, rispetto alle dimensioni dell’economia, sta tornando ad essere il più basso che un governo italiano abbia mai sopportato dal 1974, e per un po’ di tempo possiamo viaggiare leggeri come se non avessimo più sulle spalle il fardello di mezzo secolo di baby pensioni, corruzione, evasione, regalie e spesa clientelare. Stiamo vivendo un’occasione d’oro. Irripetibile. Ma la stiamo cogliendo questa occasione? O rischiamo di sprecarla ad occhi chiusi? La domanda va rivolta in questo caso non tanto al governo, che ha messo sul tavolo la sua agenda dall’inizio, ma al Paese nel suo complesso. Un’ampia parte del Paese invece sembra anestetizzata dai dati di crescita di questi mesi, come dimostrano le minoranze di categorie nei porti o alla guida dei Tir che minacciano di bloccare milioni di altri lavoratori solo perché il governo cerca di mettere al sicuro la collettività (e la ripresa economica) tramite il green pass. Anestetizzata una parte del Paese lo sembra anche quando ogni piccola riforma del governo che è nei piani del Recovery, che sappiamo necessaria, incontra nei partiti e nei singoli gruppi d’interesse un attrito estenuante. Come se il proprio particolare fosse la sola cosa che esiste e che conta, per ciascuno. Se lo è, perché abbiamo chiamato le migliori figure istituzionali di cui l’Italia dispone per tirarci dalle secche? Cullarci in quel 6% di crescita del 2021 o nei dati ancor più sorprendenti in arrivo sul terzo trimestre — in estate abbiamo fatto il pieno di turisti — rischia di rivelarsi pura miopia.
 
Ezio Mauro, la Repubblica
Dunque – scrive Ezio Mauro su Repubblica – non era pretestuoso, e soprattutto non è stato inutile, far carico a Giorgia Meloni delle ambiguità del suo partito rispetto all’eredità del fascismo come qualcosa che ancora sopravvive nei rituali, nei gesti e nel linguaggio dei militanti, e alla contiguità con gruppi e organizzazioni che esplicitamente si richiamano all’esperienza nazifascista. Proprio la crescita nei consensi della formazione dei “patrioti” ha imposto questa necessità, perché oggi non si tratta più di una forza marginale ridotta alla testimonianza di una stagione tragica, ma del primo o secondo partito del Paese.
Fratelli d’Italia pone esplicitamente la sua candidatura a guidare il governo dopo le prossime elezioni: e quindi un chiarimento sulla sua natura davanti a un nodo così cruciale per la democrazia diventava indispensabile. Insistere su questo punto non significa automaticamente evocare il pericolo di una riemersione del fascismo, ma parlare dell’oggi. È chiaro che il dramma italiano del secolo scorso non potrà riproporsi in mezzo all’Europa delle costituzioni liberali e nel cuore dell’Occidente democratico. Nessuno lo pensa. Ma allora tanto più è necessario chiarire davanti al Paese qual è il significato di questa indulgenza culturale e di questo culto clandestino persistente. Sabato la leader di Fratelli d’Italia ha usato l’anniversario del rastrellamento nel ghetto ebraico di Roma per condannare “l’orrore” della “furia nazifascista” nella deportazione. È la prima volta senza ambiguità. Da questo giudizio, per fortuna, sarà difficile tornare indietro, e lo stesso giudizio - se si è sinceri e si vuole essere coerenti - deve agire adesso da discrimine per comportamenti, espressioni, liturgie, presenze e pratiche che scusano quell’orrore per richiamarsi a quel nazifascismo.
 
Massimiliano Panarari, La Stampa
Massimiliano Panarari sulla Stampa si occupa delle proteste dei portuali di Trieste contro il Green Pass sottolineando come, nonostante il clamore suscitato, si tratti di avvenimenti che coinvolgono delle minoranze sovrarappresentate comunicativamente. Perché la maggioranza del Paese reale, osserva Panarari, ha optato per il vaccino, e quando è scesa in piazza nel week end lo ha fatto partecipando alla manifestazione della Cgil e agli eventi del Salone del Libro di Torino. Si può allora riesumare quel grande dibattito ottocentesco che contrapponeva l’elitario Paese «legale» a quello «reale» e popolare, strumentalmente reinventato in questi anni dalle retoriche del populismo. E certamente, a rammentarci una realtà sempre più drammatica sotto i colpi della pandemia, troviamo i numeri crudeli dell’ultimo Rapporto Caritas sulla povertà. Tuttavia, per avere un quadro completo, adesso va anche detto che esiste un rinnovato «Paese legale», con Mario Draghi alla guida, che si sta adoperando per cercare di risolvere alcuni dei problemi di lunga durata del sistema-Italia. E che c’è un «Paese reale» nettamente maggioritario composto di persone che si danno quotidianamente da fare affinché la ripartenza sia quanto più possibile piena. A fare la parte del terzo incomodo, generatore di ostacoli, allora, è il neonato «Paese social(e)», quello disseminato di camere dell’eco no-Pass e di gruppi Telegram no-vax che, in un tripudio di «neodiciannovismo», hanno battezzato i camalli triestini come la nuova «avanguardia rivoluzionaria» antisistema. Un universo autoreferenziale – e spessissimo anonimo – No-ista e anti-tutto, polarizzato e imbevuto di incivility e disinformazione. Uno sciame digitale seminatore di odio e aizzato senza sosta da vari politici sovranisti.
 
Altre sull'argomento
Quirinale, se manca il King (o Queen) maker
Quirinale, se manca il King (o Queen) maker
Nessun leader sembra avere la forza per fare il regista dell'elezione ...
Altro parere
Altro parere
Irresponsabili allo sbaraglio
Una partita che si gioca sull'equità
Una partita che si gioca sull'equità
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Altro parere
Altro parere
Vietato non riformare il Csm
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.