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L'obiettivo è vicino

Sintesi degli editoriali dei principali giornali

Redazione InPiù 15/10/2021

L'obiettivo è vicino L'obiettivo è vicino Aldo Cazzullo, Corriere della Sera
Da oggi il green pass diventa obbligatorio nei luoghi di lavoro. No vax e No green pass minacciano scioperi e proteste, ma sul Corriere della Sera Aldo Cazzullo invita a ricordare come ci sentivamo un anno fa, in questi stessi giorni, quando l’Italia stava chiudendo di nuovo: sbarrati i locali pubblici, serrati i cinema, i teatri, le scuole, molti uffici, molte fabbriche; con il numero dei ricoverati e dei morti in aumento, con l’autunno e l’inverno di fronte. Se qualcuno ci avesse detto che nei mesi successivi sarebbero arrivati i vaccini, che si sarebbero dimostrati efficaci nel contenere il virus, che gli effetti collaterali si sarebbero rivelati inferiori rispetto alle previsioni e drasticamente inferiori rispetto ai timori, avremmo pensato: dai che ce la facciamo, dai che tutti insieme ne usciamo. Ora ce l’abbiamo quasi fatta, ne siamo quasi usciti. E questo è accaduto perché l’85 per cento degli italiani ha capito la chiave per farcela: in una pandemia ognuno è responsabile non solo della propria salvezza, ma di una parte della salvezza dell’altro; e questa parte è tanto più grande quanto più l’altro ci è vicino, in quanto parente, persona cara, collega. Per questo vaccinarsi è una forma di rispetto verso se stessi, verso i familiari, verso le persone che dividono con noi la casa o il bar o il luogo di lavoro. Con la scadenza di oggi è normale che la tensione salga. L’importante, secondo Cazzullo, è affrontarla senza ideologie o guerre di religione, anzi con il massimo del pragmatismo. Soffiare sul fuoco è da irresponsabili. I proclami, da qualsiasi parte provengano, sono inutili se non controproducenti. Meglio tenere fisso l’obiettivo – percorrere l’ultimo miglio, arrivare al traguardo del 90 per cento di vaccinati – tentando di sciogliere i nodi che ingarbugliano questo tratto finale.
 
Francesco Bei, la Repubblica
Anche Francesco Bei su Repubblica invita a non cedere al ricatto della minoranza di No vax e No green pass. Un’avanguardia che aspira a mettersi alla testa di una massa di lavoratori e lavoratrici ancora non vaccinati, strumentalizzando le loro legittime paure e i loro dubbi. Da Trieste a Firenze fino a Roma si annuncia un Black Friday, con possibili interruzioni di servizi e scioperi fuori controllo. Ma non siamo al biennio rosso, non c’è alcuna rivoluzione in vista del “popolo” contro il “potere” come delirano nelle loro chat i No vax inebriati dalla devastazione della sede della Cgil. C’è soltanto il colpo di coda di una minoranza rumorosa che fatica ad accettare quello che la stragrande maggioranza degli italiani ha già fatto: il proprio dovere. È nelle situazioni di emergenza che una comunità si specchia in se stessa e dimostra se davvero è qualcosa di più che un aggregato informe di individui. E gli italiani hanno dato prova di esserlo, non solo nei mesi più duri del lockdown, nei giorni degli inni cantati dai balconi. Ma anche quando finalmente è arrivato il vaccino e oltre l’80 per cento di cittadini – la percentuale cresce ogni giorno – con un grande senso di responsabilità nazionale ha dato fiducia allo Stato, ai medici, agli scienziati. Arrivati a questo punto sarebbe un errore arretrare accettando il ricatto di chi minaccia, se non si blocca subito il green pass, di mettere in ginocchio il Paese e il suo sistema di trasporti. Fa bene il governo ad ascoltare le proteste di chi si oppone in maniera pacifica e democratica. Purché non si smarrisca la ratio che sta dietro tutta questa operazione: creare una “scomodità”, un fastidio sia economico che burocratico, per spingere quanta più gente possibile verso l’unica via d’uscita sicura dalla pandemia: la vaccinazione. Cedere ora alle minoranze che infiammano le piazze equivale a rinnegare il più grande sforzo che l’Italia ha sostenuto dalla Seconda guerra mondiale.
 
Massimo Cacciari, La Stampa
Massimo Cacciari sulla Stampa spiega perché non vi sia in Italia o altrove alcun pericolo “fascista” all’orizzonte. Le condizioni storiche, sociali, culturali di quel caratteristico fenomeno totalitario (non esiste il totalitarismo, come in genere non esiste alcun “ismo” in nessun campo) non hanno – dice Cacciari – alcun remoto riscontro nella realtà attuale di nessun Paese. Per citare una sola, stranota, di queste condizioni: il fascismo nel momento della sua affermazione di massa trovò l’appoggio, diretto o indiretto, di settori decisivi dell’industria, della finanza e di apparati dello Stato ad altissimo livello. Nessuna reale potenza oggi ha il benché minimo interesse a sostenere prospettive analoghe. La “verità di fatto” è che i movimenti che si richiamano a quella tragedia sono farse, per quanto dolorose, che nulla politicamente potranno mai contare, e il cui unico risultato è e sarà quello di ridurre tutto al bianco-o-nero, di impedire ogni seria discussione sull’incredibile susseguirsi di emergenze in cui viviamo e sulla possibilità di affrontarle con spirito democratico. Nessun fascismo, dunque, sarà nei nostri destini. Il pericolo che cresce quotidianamente è tutto un altro: che la persona scompaia fagocitata dalle paure, dalle avarizie, dalle invidie, dai risentimenti dell’individuo, in cerca affannosamente di chi lo rassicuri, lo protegga, lo consoli – quell’individuo che non riconosce nessuno oltre se stesso e che insieme esige forti pastori – che in nessuno confida se non in chi di volta in volta gli sembra potente abbastanza da servire al proprio individuale interesse. Se le forze e le culture politiche si divideranno nella rappresentanza di queste pulsioni dove finiremo nessuno lo sa o può dirlo, ma certo sarà un regime che assolutamente nulla ha a che fare con i mantra democratici che continuiamo a ripetere.
 
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