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Altro parere

L'infarto del buonsenso

Redazione InPi¨ 13/10/2021

Altro parere Altro parere  Augusto Minzolini, il Giornale
Un cortocircuito, uno di quei meccanismi perversi che mandano in soffitta la logica: siamo partiti dai vaccini, dai pro-vax e i no-vax; siamo passati alle polemiche sul green pass e alla fine – osserva Augusto Minzolini sul Giornale – ci siamo ritrovati a polemizzare al solito sul fascismo. Un festival delle  e del paradosso. L’apoteosi dell’assurdo è stata raggiunta quando alcuni sfascisti, che del Ventennio conoscono solo il folklore visto che alle letture e agli studi preferiscono il casino per il casino, allo stadio come nelle piazze, in una manifestazione no-green pass sono andati ad assalire la sede del sindacato, la Cgil, che proprio contro il green pass ha addirittura promosso una crociata. Come risposta, qualche genio del Pd, oltre a chiedere lo scioglimento di questo agglomerato d’ignoranza, ha teorizzato l’espulsione dal consesso costituzionale del partito della Meloni, che la patente democratica se l’è conquistata partecipando per quasi trent’anni, a fasi alterne e sotto diverse sigle, al governo del Paese senza organizzare «golpe». Anche a sinistra, rimossa dalle menti la questione principale, si sono concentrati su come speculare sui cascami in chiave elettorale. Al punto di organizzare una manifestazione di condanna delle violenze di sabato scorso che, convocata in altra data, avrebbe raccolto l’adesione di tutti, ma alla vigilia delle elezioni finisce solo per essere motivo di divisioni. Roba da non credere. Immemori. Come, sull’altro versante, quel quotidiano che titolava ieri: «Terapie intensive vuote, ricoveri crollati: non c’è ragione di insistere», ovviamente, con il green pass. Come se si fosse usciti dalla crisi per grazia ricevuta, per un miracolo divino e non per il vaccino. Com’è potuto accadere questo infarto del buonsenso? Intanto per un vuoto di memoria collettivo. Le strade si sono riempite; le aziende sono ripartite; cinema, teatri e discoteche hanno riaperto. Tutti hanno rimosso le immagini delle città deserte, le sirene delle ambulanze, le processioni di bare senza funerale. Il Paese è ripartito alla grande e tutti hanno dimenticato il come e il perché. Di conseguenza, passata la paura, in disarmo il Covid, sono tornati i sintomi della vera malattia cronica del Paese: l’ideologia.
 
Alberto Negri, il manifesto
C’è aria di carità pelosa e di qualche futuro fallimento geopolitico nel G-20 di ieri a Roma. Oltre che un sentore consistente di diplomazie doppie o triple più che di multilateralismo di facciata anche se Biden parla ipocritamente di «impegno collettivo». Carità pelosa – scrive sul manifesto Alberto Negri – perché il miliardo dell’Unione europea per l’Afghanistan è destinato più che altro a tenere lontani gli afghani dall’Europa. Non solo. Erdogan ha dichiarato che non può accogliere altri profughi affermando implicitamente che per farlo deve passare ancora alla cassa di Bruxelles. Insomma il solito gioco al ricatto, avendo sempre presente che nel caso della Siria la Turchia occupa parte del territorio a spese di curdi e che in quello dell’Afghanistan Ankara ha una presenza militare nell’aereoporto di Kabul ed è l’unico Paese Nato ad avere ancora aperta l’ambasciata. Ma sulla pelle degli afghani si gioca una partita più ampia, di cui gli aiuti sono una parte importante. Ai talebani l’Occidente rimprovera di non avere tenuto fede alle per altro vaghe promesse di rispettare i diritti umani e delle donne. In realtà la prima preoccupazione degli occidentali - ma anche della Cina, della Russia e delle potenze regionali come Pakistan e Iran - non sono i diritti umani ma la sicurezza. Con il G-20 virtuale sull’Afghanistan Draghi ha centrato l’obiettivo di allargare il G-20 dai temi economici ai quelli geopolitici e strategici ma questo è avvenuto senza la presenza Putin e Xi Jinping perché la Russia ha già fatto la sua contromossa: convocare un vertice a Mosca il 20 ottobre con la partecipazione dei talebani allargato a Iran e Pakistan. L'assenza di Putin e Xi Jinping già da sola indica la scarsa attenzione all’iniziativa italiana del G20 che Mosca e Pechino vorrebbero confinare alle sole questioni economiche.
 
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