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Lo spirito che chiede l'Europa

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 12/10/2021

In edicola In edicola Paolo Lepri, Corriere della Sera
“Diritti e doveri. È attorno a questi due concetti che si gioca la partita in corso tra l’Ue e i suoi membri ribelli, primo fra tutti, oggi, la Polonia”. Lo scrive Paolo Lepri sulla Stampa ricordando che “alla sfida sovranista della Corte costituzionale di Varsavia, che si è pronunciata sulla preminenza delle leggi nazionali rispetto a quelle comunitarie, si è aggiunta — come una seconda spallata, proprio mentre l’Europa è in azione per superare la catastrofe della pandemia — la lettera con cui dodici Paesi hanno chiesto finanziamenti per proteggere le loro frontiere, lanciando contro la politica sull’immigrazione (che, va detto, non è mai diventata una realtà efficiente e condivisa) le stesse pietre con cui vorrebbero costruire i loro muri. La frase-chiave dello scontro con il potere nazional-conservatore polacco è di Ursula von der Leyen: «La nostra priorità è assicurare che i diritti dei cittadini polacchi vengano protetti e che godano dei benefici dell’appartenenza all’Ue». È un momento significativo della storia europea. Il lungo conflitto tra la Polonia e le istituzioni di Bruxelles risponde probabilmente a logiche di dialettica interna, mobilita i settori meno moderni dell’elettorato ma sta creando una situazione che renderebbe ormai indispensabile un approfondito esame di coscienza. È davvero possibile pensare di poter ricevere senza rispettare le regole? È davvero possibile mettere a repentaglio aiuti per 36 miliardi di euro, 23,9 dei quali a fondo perduto? Il Recovery Plan e i fondi strutturali previsti dal bilancio pluriennale Ue sono armi di pressione che vanno utilizzate con determinazione. Sperando naturalmente di non dover giungere alle estreme conseguenze. Più in generale, mentre si è iniziato a ipotizzare una «Polexit», è opportuno ribadire, in questo momento difficile, che la storia dell’Unione è una storia di inclusione e che i valori dello stare insieme, pur nelle differenze, sono irreversibili in un quadro che può esprimere livelli diversi di integrazione. La lettera anti-migranti è un brutto capitolo di un libro che purtroppo non è mai stato scritto, il libro di una politica comune sull’immigrazione. Al di là dei simboli e dei risvolti storici, che non sono irrilevanti, il problema sicuramente esiste. Ma andrebbe affrontato collettivamente”.
 
Marco Minniti, la Repubblica
Su Repubblica Marco Minniti rivendica il diritto di uno stato ad agire duramente contro l’eversione: “Quando si progetta e poi si tenta di assaltare la sede di un governo. Quando si attacca e si devasta la sede di un sindacato. Quando si usa sistematicamente la violenza nei confronti delle forze di polizia. Non siamo di fronte ad una protesta degenerata in atti inaccettabili. Si tratta di qualcosa di più, di molto di più. Si chiama ‘eversione’. Una parola che – sottolinea - una democrazia spera di utilizzare sempre di rado. Molto di rado. E che, tuttavia, non dovrebbe mai mancare nel vocabolario di coloro che la rappresentano, siano essi al governo o all’opposizione. Una “minaccia radicale”, appunto, che non consente giri di parole. In democrazia, l’eversione si stronca. È semplicemente un dovere. Gli arresti di queste ore sono stati una prima, forte risposta. Si indaghi. Si vada fino in fondo. La nostra democrazia ha le capacità e la forza morale per farlo. Un atto eversivo, dunque, progettato, guidato, innescato da Forza Nuova e dalla sua leadership collettiva. Un’organizzazione che affonda il suo passato e il suo presente nella storia della destra più radicale ed estremista. Un’organizzazione che non ha mai rotto con il nazismo ed il fascismo né tantomeno con le organizzazioni terroristiche che ad essi si ispiravano. Un atto eversivo, dunque, di matrice fascista con la minaccia di una più ampia e diffusa reiterazione. Ci sono tutti gli estremi per un decreto, ben motivato, di scioglimento di Forza Nuova da parte del ministero dell’Interno. Una decisione impegnativa ma giusta. Con l’auspicio che sia anche tempestiva. Ci sono passaggi in cui la rapidità delle scelte ne testimonia la forza. Sarebbe molto importante che su una scelta di questo tipo ci fosse una adesione corale. Non si tratta di mettere da parte convincimenti e battaglie politiche ma di aderire al principio di salvaguardia della “salute della Repubblica”. Sarebbe, in qualche modo, un atto impegnativo, quasi fondativo, di una nuova idea del Paese.  Diversi, profondamente diversi. Alternativi, radicalmente alternativi. Ma tutti italiani fedeli ai valori e ai principi della democrazia repubblicana”.
 
Francesco Grillo, il Messaggero
Francesco Grillo sul Messaggero parte dalla scarsità dei soft drinks in Inghilterra per descrivere “l’economia della scarsità”. “E’ - questa scrive l’editorialista - la definizione che The Economist, ha trovato per dare un nome – da Londra – del tempo strano nel quale stiamo entrando dopo la grande epidemia che ci ha congelato per diciotto mesi. Scarsità che i sudditi della Regina stanno sperimentando con sorpresa e che, però, comincia a sentirsi anche in Cina, in India, negli Stati Uniti. La lista dei prodotti che mancano aggiunge alla soda beni di tutti i tipi: dai tacchini fino ai polli per i quali manca il personale. Dalla benzina fino ai libri distribuiti dalle piattaforme di commercio elettronico che stanno cambiando il mondo.  Il caos è, in effetti, il frutto del moltiplicarsi tra di loro di almeno cinque veloci fenomeni tra di loro diversi”. Innanzitutto, spiega Grillo, il Covid19 che aveva ridotto la disponibilità di autisti di veicoli pesanti indispensabili per la logistica. “In secondo luogo, le tensioni tra Paesi (soprattutto quelle tra Usa e Cina) divampate a epidemia conclusa e che hanno convinto molte imprese ad accorciare le proprie catene di approvvigionamento e diversi governi a fare incetta di materiali critici (particolarmente acuta è la mancanza di microprocessori). C’è, poi, l’accelerazione sui traguardi – comunque lontani – di riduzione di emissioni di CO2 e il paradossale effetto collaterale di raddoppiare il prezzo del petrolio rispetto ad un anno fa. A questi tre fattori si è aggiunta la Brexit che ha reso molto più costoso attraversare la Manica; e, infine, una struttura dell’economia inglese che è, da decenni, una di quelle più integrate del mondo, più dipendenti dalle importazioni proprio per aver scelto di avere una base manifatturiera sottile. Sono, allora, questi i segnali che ci aspettavamo per intravedere l’Armageddon? La Brexit produce sicuramente uno stress senza precedenti per una società che ha inventato il consumismo e la globalizzazione. È vero anche che le transizioni non esistono senza scossoni. Anche se è necessario pianificarne – con competenza – i tempi per evitare cortocircuiti tra un futuro di cui non abbiamo ancora capito i contorni ed un passato al quale rimaniamo avvinghiati per inerzia”.
 
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