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I rischi di un paese fragile

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 10/10/2021

In edicola In edicola Gian Antonio Stella, Corriere della Sera
I rischi di un paese fragile dal punto di vista idrogeologico e come affrontarli. Ne parla Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera: “Venti nubifragi soltanto martedì scorso, undici al giorno di media nelle ultime due settimane, tornadi dal Polesine a Catania, bombe d’acqua da Otranto ad Albignasego, frane sulle Dolomiti, un borgo della Valle Stura tra i titoli della Cnn per un diluvio mai visto da settantacinque centimetri d’acqua in poche ore. Serve altro, per avere un’idea dei cambiamenti climatici? Poi magari tornerà il sole. E tornerà. Ma questi giorni d’autunno – sottolinea - dicono che l’inverno potrebbe essere pesante. Tocchiamo ferro? Tocchiamolo. Ma in un Paese come il nostro colpito dal 1900 al 2002 (dati Cnr) da circa 29.000 alluvioni in 14.000 luoghi di un po’ tutta la penisola, un Paese che conta (lo ricorda l’ultimo dossier Ispra) oltre 620.000 frane censite (due su tre in Europa) delle quali il 28% «fenomeni a cinematismo rapido (crolli, colate rapide di fango e detrito), caratterizzati da velocità elevate fino ad alcuni metri al secondo, e da elevata distruttività, spesso con gravi conseguenze in termini di perdita di vite umane», non è il caso di affidarsi solo alla buona sorte. Certo, correre ai ripari adesso, schizzando da una parte all’altra dell’Italia con la cerata inzuppata sotto l’acqua, è indispensabile. E va fatto. Tanto più con un capo del governo come Mario Draghi che rivendica la scelta di «non seguire il calendario elettorale». Quello che da anni impedisce il varo di una riforma già fatta, con modalità diverse, in buona parte dell’Europa. Dall’Austria alla Norvegia, dalla Francia alla Romania, dalla Spagna («fin dall’epoca della guerra civile») alla Turchia… E cioè la piena conferma che lo Stato, come sempre è stato fatto negli ultimi decenni, continuerà a farsi carico dei soccorsi, dell’emergenza, della ricostruzione di strade, ponti, scuole, ospedali e tutti gli edifici che appartengono a tutti. È indispensabile però (i costi delle calamità naturali sono cresciuti nel tempo da circa 3 miliardi e mezzo a sette l’anno: un peso insopportabile) che almeno in parte i danni alle proprietà private siano risarciti da assicurazioni private”.
 
Ezio Mauro, la Repubblica
Su Repubblica, Ezio Mauro fa un parallelismo storico tra squadrismo fascista degli anni ’20 del secolo scorso e le manifestazioni no pass di sabato scorso: “Lo sanno o è l’ignoranza che guida la loro violenza? Quei facinorosi che hanno sfondato porte e finestre per assaltare la sede nazionale della Cgil, penetrare all’interno, sfasciare quel che trovavano, sfregiare i quadri con le bandiere rosse, distruggere computer e strumenti di lavoro - scrive - sono consapevoli che la loro è una replica puntuale dello squadrismo che violentò l’Italia cent’anni fa, aprendo la via al regime fascista? Nessuno pensa che si possa replicare quell’avventura che trascinò il Paese nella tragedia durata vent’anni. Tutto è diverso, soprattutto il contesto di un’Europa democratica che ci garantisce e ci protegge da noi stessi. Impressiona tuttavia vedere la disponibilità vagante di una minoranza eterogenea, senza interessi di classe unificanti, a trasformarsi in forza ribelle e subito violenta nelle mani dei capi fascisti di Forza Nuova: che usano il rifiuto del Green Pass per suscitare una disobbedienza organizzata, inseguendo in questa rivolta il nucleo incandescente dell’antipolitica da trasformare in anti Stato. Proprio qui si scopre oggi una realtà che è cresciuta sotto la maschera della pandemia: per chi vuole fare le prove di sovversione del sistema, superando la democrazia con l’accusa di inefficienza, il virus è una straordinaria occasione politica. Chiama in causa categorie estreme, come la vita e la morte, mette in tensione l’intero sistema, costringe a una torsione del meccanismo di libertà, soverchia ogni autonomia con l’emergenza permanente e sospende la grandiosa banalità della regola democratica con lo stato d’eccezione. Un quadro perfetto per il populismo antipolitico della destra radicale, che camminando al contrario di chi ha la responsabilità di proteggere la salute dei cittadini senza soffocare l’economia e il lavoro, raccoglie e ingigantisce soltanto i frutti di questa eccezione, le anomalie, le restrizioni, le riserve, le limitazioni, rifiutandole in blocco come la prova finale dell’impotenza della democrazia trasformata in inganno. Ora siamo giunti al limite, la violenza non sopporta ambiguità, o si sta dentro o si sta fuori. Perché la politica è sempre pedagogia, in positivo o in negativo. E allora l’ultima domanda è quella che conta: cos’ha seminato il sovranismo italiano in questi anni, e che frutti si aspetta oggi mentre riemergono i suoi eterni fantasmi?”.
 
Massimo Giannini, La Stampa
Il direttore della Stampa, Massimo Giannini, in un duro editoriale, torna sugli incidenti di sabato scorso alle manifestazioni nopass per attaccare Giorgia Meloni: “Dopo il Sabato Nero, avevamo chiesto ai leader della destra italiana un’assunzione di responsabilità. Riflettete sui fatti di Piazza del Popolo. Guardate le immagini di quella truce Marcetta su Roma. Osservate le facce degli squadristi che hanno assaltato la Cgil, come gli arditi del Ventennio devastavano le Camere del lavoro. Fate tutto questo, e poi abbiate il coraggio di riconoscere che quei fatti e quelle facce appartengono al vostro “album di famiglia”, ancora macchiato dalle scorie del neofascismo. Purtroppo non l’hanno fatto. Giorgia Meloni ha detto 'è squadrismo, ma non conosco la matrice'. Dunque non bastano i 12 arresti, tra i quali due capi-bastone di Forza Nuova e un fondatore dei Nar. A quanto pare, bisogna ancora cercare la 'matrice'. Questa mistificazione politica è inaccettabile. Tanto più che la presidente di FdI, parlando di quella violenza, aggiunge 'sarà fascista, non sarà fascista, non è questo il punto'. Fermi restando i pasticci del governo sul Green Pass, il caos tra le aziende e i lavoratori, la rabbia sociale esacerbata dalla pandemia, le gravi carenze degli apparati di sicurezza, vogliamo dire a Meloni che invece il punto è proprio questo: quella feccia è fascista, è diffusa e lei ce l’ha in casa. Finché non lo riconosce e non fa piazza pulita, invocando lei per prima la messa al bando di tutte le sigle e le teste calde che inneggiano al Duce, può guidare Fratelli d’Italia, ma non governare l’Italia”.
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