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Altro parere

PerchÚ conviene dialogare con Putin

Redazione InPi¨ 08/10/2021

Altro parere Altro parere Carlo Lottieri, il Giornale
Carlo Lottieri sul Giornale prende spunto dai rincari delle bollette e dell’energia per spiegare “perché conviene dialogare con Putin”: “Se alla fine le bollette non saranno così gravose forse lo si dovrà all’autocrate di tutte le Russie, Vladimir Putin, che ha annunciato un aumento delle forniture di gas all’Europa e, di conseguenza, ha causato un immediato calo dei prezzi. Il Cremlino sta giocando le sue carte, ma è pur vero che oggi si fa chiaro quanto sia stato miope introdurre barriere tra la Ue e la Russia. A seguito della crisi ucraina – ricorda Lottieri - sono state introdotte barriere che hanno ostacolato i nostri imprenditori interessati a fare affari in Russia e hanno limitato l’importazione di prodotti provenienti da quel Paese. Non si può però dire che ciò sia servito a migliorare il quadro politico, perché il sistema politico putiniano si è ancor più chiuso su sé stesso e ha rafforzato il proprio isolamento. Nulla di sorprendente. Per decenni gli Stati Uniti hanno usato l’embargo contro Cuba senza che questo abbia prodotto risultati di alcun tipo, mentre le barriere penalizzavano tutti. Disastrosi sul piano economico, i dazi sono pure inefficaci sul piano politico, poiché impediscono quell’incrocio di esperienze, sensibilità e culture che naturalmente si sviluppa quando le frontiere sono permeabili. Putin non intende essere il benefattore dell’Europa e se fa certe scelte è perché è guidato da calcoli ben precisi. Da parte loro, però, gli europei dovrebbero riscoprire l’importanza degli scambi commerciali: essi sono indispensabili per abbassare i prezzi e allontanare l’illusione che le fonti rinnovabili bastino a soddisfare le nostre esigenze, ma soprattutto pongono le premesse per una crescente integrazione e per l’avvio di dialoghi, relazioni, contaminazioni, ibridazioni. I grandi autori liberali hanno sempre saputo che, per citare una formula attribuita a Frédéric Bastiat, se una frontiera non è attraversata dalle merci, prima o poi sarà attraversata dagli eserciti. Quello che in passato non abbiamo capito riflettendo su libertà e diritti, oggi dovremmo comprenderlo ragionando un poco sulle bollette energetiche in arrivo”.
 
Marina Corradi, Avvenire
Avvenire dedica l’editoriale, firmato da Marina Corradi, al dramma dei migranti sulla rotta balcanica e all’ipocrisia europea: ““Certi giorni – scrive - questo mondo in cui viviamo pare strano. Intendo questo nostro mondo, questo Occidente. A guardare i tg certe sere sembriamo gente sempre più evoluta, più attenta ai diritti di donne, e neri, e omosessuali, a ogni minoranza, sensibile anche all’ecologia del pianeta. Gente insomma che coltiva il rispetto di sé e dell’altro, e a scuola insegna ai figli a ricordare ed esecrare – in prestabilite, dedicate giornate – ogni persecuzione e violenza della storia. Poi una mattina guardi sul web le immagini del reportage di Lighthouse, organizzazione giornalistica indipendente, dalla frontiera fra Bosnia e Croazia. Un bosco fitto, un fiume, ombre fra il fogliame. Uomini in divisa scura, senza scritte, il volto coperto, brandiscono il manganello in dotazione alla polizia regolare croata. Passi di corsa, tonfi, un lamento. Urla di sottofondo, un coro da girone d’inferno. Uomini, infine, inseguiti, bastonati, la schiena marchiata dai colpi. Picchiati, si direbbe, con gusto dai vigilantes in nero, ricacciati giù, oltre il fiume, oltre il confine – là dove, intrusi, sotto-uomini, devono restare. Lighthouse sostiene di poter dimostrare che le milizie-ombra che proteggono i confini dell’Unione fanno capo ai governi dei Paesi coinvolti e a Frontex, cioè all’Europa. Cioè che, in sostanza, quei tipi con i manganelli li pagheremmo noi. Mastini a guardia delle nostre mura. Un po’ ci siamo commossi, è vero, per i bambini afghani fatti passare oltre il filo spinato all’aeroporto di Kabul. Tanti però, tra coloro che quel muro non l’hanno superato, arriveranno allo stesso fiume tra la Bosnia e la Croazia: e allora non saranno più perseguitati o profughi, ma solo ‘clandestini’ – da fermare, in ogni modo. Guardi le schiene segnate dalle legnate, pensi a quanto freddo deve fare già ora nei boschi della Bosnia, di notte – pensi a chi stringe fra le braccia un bambino. Come mai, ti domandi, ai nostri figli a scuola insegniamo a deprecare solo il male del passato? Non è forse più facile, condannare ciò che i nostri padri hanno fatto, non ciò che noi facciamo o lasciamo fare? Mostriamo nelle scuole queste feroci immagini dal confine croato. Che affiori in noi almeno un dubbio: viviamo corretti, beneducati, e intanto siamo come dentro a una fortezza sorvegliata da mastini. Ce ne rendiamo conto? Al di qua siamo uomini – al di là, pare, no”.
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