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Col vaccino si balla ancora

Redazione InPi¨ 07/10/2021

Altro parere Altro parere Franco Bechis, Il Tempo
Franco Bechis sul Tempo si occupa dell’affidabilità dei vaccini anti-Covid, riportando le parole di Albert Bourla, il gran capo di Pfizer, secondo cui appunto il vaccino Pfizer perderebbe di efficacia dopo sei mesi. Bourla lo ha raccontato in un recente meeting con il gruppo bancario e finanziario Cantor Fitgerald & co, spiegando che questi dati sulla caduta della protezione del vaccino Pfizer non li ha riscontrati solo la casa farmaceutica nel suo campione originario, ma è stato dimostrato nel dettaglio dal ministero della Salute israeliano e dal gruppo di scienziati che lo assiste in un incontro di settembre con il comitato scientifico della Food and Drug Administration, l’autorità regolatoria americana. «Israele», ha spiegato Bourla, «aveva un vantaggio di 3 mesi sugli Usa nella campagna vaccinazioni e soprattutto ha un sistema di cartelle cliniche sanitarie molto completo e del tutto digitalizzato. Per questo è in grado di elaborare dati con rapidità. Il loro sequenziamento dei pazienti vaccinati ha indicato una chiara caduta della protezione. Prima con infezioni asintomatiche, poi con malattia lieve. E subito dopo ricoveri e infezioni gravi. È stato lì che Israele ha deciso di dare la terza dose prima agli over 65, poi sopra i 50 anni, sopra i 40 e ora credo dai 16 in su». A sentire Bourla, che ovviamente è interessato a vendere più dosi del suo vaccino Comirnaty, gran parte degli italiani sarebbero a rischio perché non più coperto dalla protezione vaccinale. Israele è certo della stessa cosa e gli Stati Uniti stanno avviandosi sulla stessa strada. Noi nel frattempo continuiamo a insistere sulla vaccinazione dei più giovani agognando quella dei bambini muovendoci con grande lentezza a proteggere chi rischia di più.
 
Norma Rangeri, il manifesto
A distanza di cento anni da quando Lenin ne scrisse, a sinistra – osserva sul manifesto Norma Rangeri – c’è ancora chi non riesce a guarire dalla malattia infantile di sempre: l’estremismo autoreferenziale. Che, nonostante una lunga e dolorosa serie di sconfitte e lacerazioni, porta tuttora a scelte, minoritarie, pavloviane. Infantili, appunto. Vedere i risultati raggiunti alle elezioni amministrative da alcune liste, sigle, raggruppamenti (definirle “forze” potrebbe sembrare irridente), della sinistra radicale provoca più sconcerto che stupore. Perché già altre volte hanno dimostrato un’assoluta inconsistenza, e quindi non sorprendono i penosi, deprimenti risultati ottenuti in varie città. Ma stavolta è stata superata ogni logica politica, dimenticato il buonsenso, fino a sconfinare nel ridicolo. Non mi riferisco alle aree politiche legate in particolare a Sinistra italiana, come anche a liste tipo Coraggiosa, creata da Elly Schlein, o a esperienze come quella di Riccardo Laterza a Trieste, che invece hanno ottenuto risultati dignitosi, raccontati nell’articolo pubblicato ieri, bensì a quel piccolo mondo antico immobile nella conservazione della propria identità: gli esempi della disfatta di queste liste, da Milano a Roma, parlano da soli. Purtroppo non basta un passato di impegno politico e una militanza nel territorio per convincere gli elettori a sostenere organizzazioni che, alla prova dei fatti, non superano lo zero virgola di voti. Chi vuole testimoniare una presenza di sinistra radicale dovrebbe dunque chiedersi perché il proprio progetto subisce, e da molti anni ormai, sconfitte davvero umilianti. Le liste che si comportano come i 4 amici al bar che volevano cambiare il mondo e che invece di restare seduti per bere un caffè, si presentano alle comunali con la proposta inverosimile dei candidati sindaci, forse dovrebbero chiedere scusa a quei pochi elettori che magari ci hanno creduto e li hanno votati.
 
 
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