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Altro parere

Il suicidio quotidiano della destra

Redazione InPi¨ 06/10/2021

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
Nelle ore immediatamente successive all’ufficializzazione dei risultati elettorali, osserva Claudio Cerasa sul Foglio, Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno reagito alla batosta delle amministrative offrendo due interpretazioni dei fatti piuttosto omogenee. La prima interpretazione, tipica di chi non vuole occuparsi di ciò che è successo alle elezioni, ha coinciso con la drammatica denuncia del fenomeno dell’astensione. La seconda annotazione, molto più interessante, ha coinciso invece con una denuncia, invero molto ingiusta, indirizzata da Salvini e Meloni e in parte anche da Berlusconi, contro gli sfortunati candidati scelti dal centrodestra nelle grandi città. Berlusconi, ancora prima che si conoscessero i risultati, ha detto che dalla prossima tornata elettorale occorrerà cambiare i criteri di selezione dei candidati. Salvini, pochi minuti dopo il flop del centrodestra a Milano, Napoli e Bologna, ha detto che i candidati scelti dalla coalizione sono stati scelti troppo in ritardo. Meloni, convinta di poter ancora fregare i propri alleati con una vittoria a Roma di Enrico Michetti, ha scaricato su Salvini ogni responsabilità per la scelta dei candidati come quelli di Milano.Ma il loro accanimento contro i Bernardo, i Damilano, i Michetti, i Maresca, contro i Battistini è, oltre che ingiusto, semplicemente incomprensibile. Incomprensibile perché i candidati scelti da Salvini, Meloni e Berlusconi per le grandi città hanno rappresentato e rappresentano non un centrodestra che non c’è ma semplicemente il centrodestra che c’è. Un centrodestra confuso, lacerato, incomprensibile, impresentabile, estremista, diviso, senza leadership, più simile a un’illusione ottica che a un progetto politico. Da questo punto di vista, i candidati scelti dal centrodestra per questa tornata elettorale sono il riflesso perfetto di una coalizione che ormai esiste solo sulla carta.
 
Raffaele Marmo, Quotidiano Nazionale
Il Paese riparte e non tollera più chi sfascia tutto. Sul Quotidiano Nazionale Raffaele Marmo rileva come la reazione di Matteo Salvini, che ieri si è lanciato a testa bassa contro Palazzo Chigi, mettendo in discussione uno dei dossier più delicati dell’agenda del governo (quello della riforma fiscale attesa da decenni come leva per la riduzione delle tasse), vada in direzione opposta ai segnali venuti dalle urne proprio per il suo partito. Eppure, è del tutto evidente che soprattutto i ceti medi produttivi del Nord, ma anche delle altre aree del Paese, dopo questo lungo e terribile periodo di pandemia, attendono il rafforzamento della ripresa come la priorità delle priorità: per le proprie famiglie, per le proprie imprese, per l’intero Paese. Dunque, guardano a Mario Draghi come «all’uomo della necessità», come a colui che sta facendo tornare l’Italia in carreggiata dal punto di vista economico e sociale, ma anche da quello del prestigio internazionale e del peso ai tavoli che contano. Dunque, al contrario, vedono con fastidio e con crescente irritazione, fin quasi alla rabbia, chiunque, magari per qualche calcolo di breve orizzonte e di modesto cabotaggio, punti a minare questa sorta di nuovo miracolo italiano: con dentro innanzitutto la ripresa, ma, nell’immaginario collettivo a torto o ragione poco conta, anche i successi sportivi dell’estate e quelli della scienza, come il Nobel per la fisica a Giorgio Parisi. Salvini sembrava, almeno secondo le prime battute post-risultato, aver capito la lezione. Evidentemente, però, c’è una coazione a ripetere che trova poche spiegazioni, se non nella chiave del braccio di ferro interno alla stessa Lega con l’ala moderata e governista di Giancarlo Giorgetti e dei governatori del Nord. Anche se, questa volta, c’è da scommettere che questi ultimi non consentiranno al Capitano di scherzare con il fuoco di un nuovo Papeete.
 
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