Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Altro parere

L'Europa e il centro del mondo

Redazione InPiù 28/09/2021

Altro parere Altro parere Francesco Grillo, il Messaggero
Il baricentro del mondo si è spostato e l’Europa ne deve prendere atto. Ne parla Francesco Grillo in un editoriale sul Messaggero: “Una delle più efficaci rappresentazioni di come sta accelerando la storia - spiega - è quella che viene fornita dal calcolo del ‘centro di gravità economica del mondo’. Tale punto è misurato trovando il baricentro tra le economie dei diversi Paesi: se crescono più quelli occidentale e dell’emisfero settentrionale il centro del pianeta si sposta in direzione nord – est ed il contrario succede se prevale la tendenza opposta. Negli ultimi due mesi, il processo è indubbiamente accelerato. Gli Stati Uniti di Biden hanno troppo velocemente abbandonato il pantano (Iraq e Afghanistan) nel quale hanno speso circa 4 trilioni di dollari in vent’anni per spostare tutta la propria energia nel Pacifico: anche per il Paese che fu l’artefice dell’ordine mondiale che governò la seconda parte del ventesimo secolo, siamo alla ricerca di un ordine nuovo”. A tale proposito, Grillo cita i trattati Aukus e Quad entrambi in chiave anti cinese. “Difficile nella partita a scacchi tra Biden e XI Jinping, capire quali siano le intenzioni vere e chi stia vincendo. Tuttavia, chiarissima è l’idea che le partite più importanti si giocano, ormai, lontano dall’Europa. Del resto, se si prova a sommare la forza delle economie della costa occidentale dell’America e quelle di quella orientale dell’Asia (e con al centro l’Oceania), si arriva a più della metà del Pil del pianeta. A questo punto, la domanda urgentissima è: cosa può ancora fare l’Europa per evitare il declino veloce che sempre accompagna chi rimane ai margini della storia? Tre sono le scelte che stanno diventando ineludibili. Innanzitutto, la necessità può diventare virtù e costringere i Paesi Europei a dotarsi di quella politica di sicurezza comune che per decenni è sembrata una chimera. Partendo, magari, dal nucleo dei fondatori – Francia, Germania, Italia – per sfuggire alla sindrome delle unanimità che bloccherebbe tutto. In secondo luogo, in un mondo senza più un unico sceriffo e costretto a definire sfere di influenza, è realistico immaginare che all’Unione spetterebbe il compito di contribuire a stabilizzare la parte del mondo che più le è vicina: Nord Africa e Medio Oriente. Infine, potrebbe essere l’Europa a proporre un nuovo modo di proteggere la sicurezza che sia adatto ad un secolo caratterizzato da minacce che non vengono più da Stati ma da fantasmi: conterà più la capacità di integrare dati, sorvegliare città e montagne con i droni, prevenire attacchi biologici e digitali, che caccia costosissimi e ridondanti”.
 
Alessandro Sallusti, Libero
Alessandro Sallusti su Libero parla del caso di Luca Morisi, l'ex spin doctor di Salvini, e ne dà una lettura ‘politica’: “L’interessato – scrive - non nega il fatto, cioè di fare uso di stupefacenti, la stessa Procura lo definisce «fatto banale» ma il caso irrompe nella campagna elettorale, già infuocata di suo, con la sperimentata violenza mediatica e politica il cui obiettivo, ovviamente, non è Morisi bensì il suo capo Salvini e per certi versi l’intera Lega, come se un partito dovesse sapere dei vizi privati dei suoi dirigenti o, come nel caso del figlio di Grillo accusato di stupro, addirittura dei parenti. Sono in tanti in queste ore, a sinistra ma anche a destra, a fregarsi le mani per questo insperato regalo. Già, un pacco regalo ben confezionato, nei tempi e nei modi, dal solito “sistema” che da anni sovraintende da dietro le quinte a instradare la politica dove meglio gli aggrada, “sistema” che sotto elezioni è capace di dare il meglio di sé. Ancora non sappiamo se un reato è stato consumato in punta di legge (la modica quantità non è illegale), ancora non sono state compiute le perizie sui liquidi che Morisi avrebbe ceduto ad altri ragazzi e già le carte passano dalle procure ai soliti giornali. E poi la solita ipocrisia di sinistra e grillini che mentre lanciano il referendum per la legalizzazione delle droghe si indignano perché uno ne fa uso in “modiche quantità”, non perché vizioso – cadrebbe tutto l’impianto referendario - ma in quanto leghista. Come noto io non ho particolare simpatia per chi fa uso, anche modico, di sostanze stupefacenti, però ne ho ancora meno per chi prova a condizionare il mio voto a poche ore dall’apertura delle urne. Che il guru dei social leghisti abbia sbagliato è fuori dubbio ed è giusto che affronti eventuali conseguenze penali, ma questa inchiesta per un “fatto banale” poteva essere svelata un mese fa o anche tra sette giorni che nulla sarebbe cambiato dal punto di vista giudiziario. La droga è una brutta bestia, sia se la assumi sia se magistrati e giornali la iniettano nel circuito democratico: «Non c’è peggiore tirannia – sosteneva Montesquieu – di quella esercitata all’ombra della legge». Più che una inchiesta, tutto ciò a me pare un agguato. Nonostante gli appelli della Cartabia e alcuni punti della sua riforma, la giustizia continua a essere in questo Paese una arma impropria al servizio di pochi”.
 
Altre sull'argomento
Lo stop ai motori termici può mandare fuori strada la decarbonizzazione
Lo stop ai motori termici può mandare fuori strada la decarbonizzazione
Le preoccupazioni per lo spiazzamento dell'industria automobilistica europea
Equivoci europei
Equivoci europei
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Mosca all'offensiva ai confini orientali
Mosca all'offensiva ai confini orientali
Nato in allarme per i timori di colpo di stato a Kiev
Vertice delle democrazie
Vertice delle democrazie
Buoni e cattivi secondo Biden
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.