Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Quei limiti delle due coalizioni

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 24/09/2021

Slam! Slam! Angelo Panebianco, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Angelo Panebianco immagina gli scenari del futuro esecutivo ‘post Draghi’: uno di centrosinistra e di uno di centrodestra. Secondo l’editorialista, entrambi presenterebbero dei problemi rappresentati in sintesi dal “tassa e spendi” a sinistra e dal “cattivo rapporto con l’Europa” a destra. “Comunque vada, dunque, un futuro buio? Qualunque cosa dicano i sondaggi – evidenzia - sarà in Parlamento che si decideranno le future combinazioni di governo. E lì tutto può succedere. Può essere inoltre che il governo Draghi stia lasciando un’impronta profonda, non immediatamente cancellabile. Se è davvero così, allora assisteremo, in forme al momento imprevedibili, alla rinascita del «centro», scomparso in Italia nelle ultime elezioni. Vale la regola secondo cui le democrazie, per restare stabili a lungo, hanno bisogno che una parte significativa dell’elettorato si addensi al centro dello schieramento. Nella situazione italiana una forza di centro condizionerebbe gli altri partiti, contrastandone certe negative propensioni. Faccio un esempio. Come evitare la trappola in cui veniamo spinti in materia di immigrazione? Destra e sinistra, per quanto i loro leader lo neghino, devono fare i conti con le propensioni ideologiche dei più estremisti fra i loro militanti. Certi attivisti di destra hanno l’aria di auspicare una politica riassumibile nello slogan «tutti fuori», chiudere le frontiere e buttare via la chiave: una posizione insostenibile in un Paese in accentuato declino demografico. A loro volta, certi militanti di sinistra sembrano ispirarsi al principio opposto: «tutti dentro». Ma nessuna democrazia può scegliere quella strada senza andare incontro a conflitti incontrollabili. Come spesso accade, gli estremisti hanno un forte potere di condizionamento sulle politiche dei rispettivi partiti. Una seria e lungimirante politica dell’immigrazione — ossia stabilire criteri realistici, sopportabili dal Paese, per decidere chi deve entrare e chi no e accompagnare il processo con misure amministrative rigorose — richiede che l’ideologia venga arginata, che le opposte tifoserie siano costrette a fare i conti con la realtà. Solo una forza di centro potrebbe riuscire nell’impresa. Non si può credere che il governo Draghi così come è oggi duri indefinitivamente. Si può però sperare che non tutto venga disperso al vento”.
 
Francesco Manacorda, la Repubblica
Il discorso di Draghi a Confindustria si inserisce nel solco tracciato a suo tempo da Ciampi. Una prospettiva descritta da Francesco Manacorda su Repubblica. “All’assemblea di Confindustria Mario Draghi lancia un nuovo patto per l’Italia destinato a salvaguardare l’equità sociale e le generazioni future. Si può confrontare la sua proposta a quella di Ciampi che – scrive - nel luglio ’93, da presidente del Consiglio, siglò un patto con le parti sociali per portare il Paese verso un percorso di risanamento delle finanze pubbliche; oppure si può rivolgere lo sguardo alla Germania, la patria di quelle «buone relazioni industriali», che Draghi cita come «pilastro» dell’unità tra i produttori. Ma in ogni caso, che si viaggi nel tempo o nello spazio, la proposta avanzata ieri dal premier nell’Italia che cerca di uscire dalla pandemia segna un cambio di passo per almeno tre ragioni. La prima è di ordine strettamente economico. Il docente di economia internazionale ed ex banchiere centrale, come è ovvio, non considera quel che accade in Italia come un fenomeno a sé stante, ma lo inserisce nel quadro di un momento particolare. Dunque un patto che abbia anche una funzione difensiva nei confronti delle turbolenze esterne. La seconda ragione è che l’incertezza internazionale vista dall’Italia non è però quella che si vede e si vive in Paesi, anche vicini, che sono in condizioni migliori. E proprio per questo il patto propone un cambio di passo. Draghi sottolinea la necessità che le parti sociali superino le divisioni e stringano un’alleanza anche sulle riforme che si aspettano da tempo, a partire da quella sulla concorrenza. La terza ragione per cui l’intervento del premier cambia le carte in tavola è quella che più alimenterà il dibattito politico. L’abbraccio pubblico che gli industriali hanno riservato al presidente del Consiglio non eletto e alla guida di un governo di unità nazionale ieri è parso talvolta tracimare in un vero e proprio culto della personalità. Questo può e deve suscitare qualche interrogativo. Ma il rischio di questo unanimismo è anche che i contenuti di un patto si annacquino presto. Ci vorrà forse non scontro, ma di sicuro confronto, per dare contenuti condivisi e utili a un contratto comune che si propone di far cambiare velocità all’Italia”.
 
Mario Deaglio, La Stampa
Anche la Stampa, con Mario Deaglio, dedica l’editoriale all’intervento di Draghi a Confindustria, sottolineando che, rispetto alla “flessibilità e al pragmatismo” mostrati dal premier, “gli applausi non bastano”. “Tutto questo – scrive l’editorialista - è logicamente coerente ma non si può dimenticare che la strada è molto lunga e lo stesso Presidente del Consiglio ha detto apertamente che la crescita attuale è un rimbalzo, legato alla forte caduta produttiva del 2020. E come si fa a trasformare un rimbalzo che annulla le perdite dell’anno scorso in un movimento positivo di lungo periodo che non solo aumenti le risorse a disposizione degli italiani ma anche le ridistribuisca in modo meno diseguale? La risposta sta in quell’impronunciabile sigla, Pnrr, ossia Piano nazionale di ripresa e resilienza, che qualsiasi esperto in relazioni pubbliche avrebbe bocciato in quanto poco comprensibile ai più e tale da alimentare un senso di oscurità e di sospetto. In realtà, il Pnrr è una scatola ancora largamente vuota ma che si sta riempendo molto velocemente, a cominciare dalle riforme giudiziarie approvate a tamburo battente in questi giorni. Il Pnrr è sicuramente necessario ma sarebbe altrettanto sicuramente insufficiente se non risultasse accompagnato da un impegno, diffuso e largamente condiviso a tutti livelli, non solo a sopravvivere ma anche a raggiungere obiettivi di lungo periodo. Per questo è necessaria un’intensa riflessione sui decenni futuri e su ciò che possiamo e dobbiamo fare per i nostri figli e nipoti, sul ruolo – non solo economico - dell’Italia in Europa e nel mondo. Bisogna quindi non solo alzare ma anche allungare lo sguardo. Per intanto, lo sguardo basta allungarlo a questo fine settimana: i risultati delle elezioni tedesche di domenica ci influenzeranno profondamente. A cominciare da quando Draghi era a capo della Bce, l’atteggiamento di Berlino nei confronti dell’Italia è diventato decisamente meno diffidente e più favorevole. Continuerà così con chi sostituirà Angela Merkel nella carica di Cancelliere? E non si tratta solo dell’Italia: l’influenza del nuovo governo tedesco sarà probabilmente decisiva sul processo di coesione europea”.
Altre sull'argomento
Scocca l'ora di Giorgetti
Scocca l'ora di Giorgetti
DovrÓ decidere se dare battaglia per cambiare la linea della Lega
Consiglio ai neo sindaci: affilate l'accetta
Consiglio ai neo sindaci: affilate l'accetta
Scegliere Assessori competenti e migliorare la burocrazia
L'obbligo vaccinale sarebbe un boomerang
L'obbligo vaccinale sarebbe un boomerang
ůsposterebbe le responsabilitÓ sullo Stato
Altro parere
Altro parere
Sconfitta per demeriti, vittoria senza meriti
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.