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Le vere libertÓ e i falsi miti

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 23/09/2021

In edicola In edicola Goffredo Buccini, Corriere della Sera
Le vere libertà e i falsi miti. Sul Corriere della Sera, Goffredo Buccini analizza questa dicotomia resa più che mai attuale dalla pandemia: “A circa tre lustri dalla nascita di Facebook e Twitter – scrive - le nostre democrazie, basate su partecipazione e libero consenso, fanno ancora grande fatica a prendere le misure alla piazza virtuale e ai cittadini della Rete. Il Covid, gigantesco specchio deformante dei guai che ci affliggono, ha enfatizzato tali difficoltà, moltiplicando la circolazione di menzogne e falsi miti quanto quella delle proprie varianti. “I tifosi di Malone e di Kory (due dei medici negazionisti più popolari ndr) ne sapranno sempre una più di voi, perché il fazioso digitale è un monomaniaco compulsivo che passa il tempo a cercare evidenze per le proprie teorie. Questa circolazione di falsità sostenute da «prove inconfutabili» è motivo di affanno per molti sistemi democratici. Umberto Eco sosteneva che la psicologia del complotto nasce dalla difficoltà di accettare le spiegazioni più evidenti perché ci fa male accettarle. Non molto diversamente, William Davies osserva come comunità che si sentano private del controllo sul loro destino possano arrivare all’autolesionismo collettivo (sabotando la loro stessa prosperità e, aggiungeremmo noi, la loro salute) se ciò produce l’illusione di un po’ più di controllo. E cosa c’è di più disperante e meno controllabile di una pandemia? Cosa di più consolatorio che attribuirne l’origine a Bill Gates e il suo perdurare a Big Pharma, persuadendosi di guarire coi suffumigi? Il bisogno di credere ai complotti è antico come le nostre paure. Diffondere cospirazioni e bugie in una platea di qualche miliardo di persone, mettendone a rischio, nel caso del Covid, la salute quando non la vita, non va confuso con la libertà di pensiero: qualche (timido) passo si sta già facendo. Indietro non si torna e nessuno vuole spegnere la luce. Ma, come la rivoluzione industriale uscì dalla sua fase violenta e selvaggia quando le leggi la regolarono, così la rivoluzione digitale può essere davvero quel trionfo di libertà che ci è promesso se sarà, anche, libertà dalle fabbriche di menzogne”.
 
Salvatore Mancuso, la Repubblica
“Sono passate solo poche ore dall’accorato grido di allarme di Mario Draghi sullo stato degli accordi di Parigi sul clima, che António Guterres, dichiara: «Siamo sull’orlo dell’abisso». Poche settimane fa, subito dopo la pubblicazione del sesto report dell’Ipcc sul riscaldamento globale, sempre Guterres aveva detto: «È un codice rosso per l’umanità»”.  Lo scrive Stefano Mancuso su Repubblica ponendosi una domanda: “Ma da cosa dipende l’urgenza che si legge nelle ultime dichiarazioni di Draghi e Guterres?” Dal fatto che – sottolinea - nulla di quello che abbiamo fatto o proposto finora per limitare le emissioni di CO2 e contrastare, quindi, il riscaldamento globale, ha avuto alcun effetto visibile. Al contrario, se si controllano i tassi di crescita annuali della CO2 negli ultimi decenni ci si accorge che non solo non diminuisce o rallenta la sua crescita, bensì continua ad aumentare con velocità sempre maggiore. Ma come mai tutto ciò che si è tentato fino ad oggi si è dimostrato così inefficace? Credo si possa ricondurre a due cause concomitanti. La prima è considerare la transizione ecologica come una “opportunità economica”. Finché non saremo pronti a pagare — non a guadagnare — per rimediare ai danni cha abbiamo prodotto, la CO2, che non si occupa di economia, continuerà a crescere nell’atmosfera. L’altro motivo è più immediato: ogni soluzione proposta per risolvere il problema del riscaldamento globale, punta alla diminuzione delle emissioni di CO2, non alla diminuzione della sua concentrazione nell’atmosfera. C’è una bella differenza. Da una parte la riduzione delle emissioni limita il flusso di nuova CO2, dall’altra, la riduzione della concentrazione dovrebbe puntare a ridurne la quantità totale nell’atmosfera. Eppure la soluzione per diminuire la concentrazione di CO2 esiste ed è semplice: piantare alberi. Non pochi: ne dovremmo piantare mille miliardi. Ma non è davvero un’impresa impossibile. I costi sarebbero irrilevanti rispetto ai benefici e ci permetterebbero di vedere qualcosa che al momento possiamo soltanto sognare: la diminuzione della quantità totale di CO2 nell’atmosfera. Non è una soluzione definitiva, sia chiaro. Si tratta della mascherina da indossare in attesa di scoprire il vaccino. Ma intanto guadagneremmo 40-50 anni di tempo. Ed è proprio il tempo che manca a preoccupare Draghi e Guterres”.
 
Giovanni Orsina, La Stampa
“Il divorzio fra realtà di governo e rappresentazioni politiche non nasce certo col gabinetto Draghi. Comprensibilmente, le forze politiche fanno una gran fatica a gestire l’abisso che si è aperto fra realtà e rappresentazioni”. Lo scrive Giovanni Orsina sulla Stampa che punta la sua analisi sulla Lega: “Fatica il Partito democratico, anche se i suoi tormenti erano più evidenti qualche mese fa di quanto non lo siano adesso. Il Movimento 5 stelle in quell’abisso ci è proprio cascato dentro, e si sta logorando nello sforzo matto di risalirne le pareti. Ma in questi giorni l’attenzione si concentra in particolare su come la Lega si stia dibattendo fra la politica e il governo. Quest’operazione – spiega Orsina riferendosi alla crescita di consensi del leader leghista - Salvini l’ha compiuta con un partito che, diversamente da tante altre forze politiche cosiddette populiste, aveva alle spalle una lunga tradizione di amministrazione locale e governo nazionale. La separazione fra rappresentazione teatrale e decisioni concrete che è venuta crescendo nella vita pubblica italiana, così, la Lega l’ha riprodotta tal quale in sé stessa: le due componenti paiono aver convissuto l’una accanto all’altra senza mai giungere a sintesi. E tuttavia, non è affatto impossibile che proprio quell’ambiguità sia stata ragione non ultima dell’ascesa leghista dal 4 al 34 per cento. Rendendo ancora più palese e radicale il divorzio fra realtà e rappresentazioni, il governo Draghi non poteva che sollecitare ed evidenziare la natura bifronte della Lega. Ma proprio perché il divorzio vive nell’intero sistema politico italiano prima ancora che in questo o quel partito, dubito fortemente che le due facce leghiste finiranno per scontrarsi davvero, tanto meno per staccarsi l’una dall’altra. Che le due anime della Lega non soltanto non si separino ma anzi imparino a convivere, infine, è importante non soltanto per il partito. Il divorzio fra realtà di governo e rappresentazioni politiche ha ben poco di democratico, e la compiutezza che ha raggiunto col governo Draghi è tollerabile – a malapena – soltanto in virtù della situazione emergenziale. Richiudere quella frattura è essenziale e urgente, ed è una delle partite più rilevanti che la democrazia italiana dovrà giocarsi nei prossimi diciotto mesi. Una partita in cui la Lega rimane un giocatore primario”.
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