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Altro parere

Una destra senza stelle

Redazione InPi¨ 22/09/2021

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
Sul Foglio Claudio Cerasa constata come per la prima volta da molto tempo a questa parte la destra mondiale, con l’uscita di Angela Merkel, improvvisamente si ritrova senza punti di riferimento a cui ispirarsi e, a parte la presenza di qualche illustre padre nobile da applaudire durante qualche convegno, la situazione è quella che è. Leader disorientati, traiettorie caotiche, idee confuse, progetti impalpabili e incapacità diffusa non solo di intercettare il nuovo spirito del tempo ma anche di far coesistere in unico progetto due concetti che fino a qualche tempo fa la destra dominava meglio di chiunque altro: libertà, sicurezza e protezione. In uno scenario desolante e sconfortante come questo la verità è che l’unica destra che in giro per il mondo ha mostrato un certo dinamismo e una certa volontà di provare a cambiare pelle per quanto possa sembrare incredibile è proprio quella italiana. Il caso di Francesca Donato, l’eurodeputata leghista che, come aveva anticipato giorni fa sul Foglio al nostro Simone Canettieri, ieri ha lasciato la Lega in quanto convinta che la linea della Lega sia dettata non più da Matteo Salvini ma da Giancarlo Giorgetti, è un caso molto piccolo eppure molto sintomatico di un processo interessante che sta investendo la Lega.  E quel processo coincide con una consapevolezza di cui si deve essere reso conto anche Salvini: in una stagione in cui la destra mondiale ha perso gran parte dei suoi punti cardinali occorre trovare un modo per reinventare se stessi. Ma per reinventare se stessi, come ricorda ogni giorno Giancarlo Giorgetti al suo segretario, non si può essere parzialmente incinta. Bisogna decidere da che parte stare. Si può infatti ambire a guidare un giorno l’Italia restando ancorati in Europa allo stesso gruppo in cui si trovano gli estremisti dell’AfD? Matteo Salvini dovrà scegliere.
 
Michele Brambilla, Quotidiano Nazionale
Sul Quotidiano Nazionale, Michele Brambilla si occupa del caso dei lavoratori licenziati della Gkn e sostiene che oggi esiste una questione-lavoro che è sottovalutata dalla politica, come ammesso anche dal segretario del Pd, Enrico Letta. Quello della Gkn non è infatti un caso isolato. L’Italia si sta riprendendo dopo il Covid, il Pil risale, ma su questa ripresa pesa come un macigno il rischio della perdita di molti posti di lavoro. Finora tante famiglie sono state salvate dal blocco dei licenziamenti: ma domani? Le aziende in crisi non potranno andare avanti senza interventi che rilancino davvero l’economia, e saranno costrette a licenziare. E accanto a questo c’è anche un problema di giustizia sociale, sul quale non è stato disattento solo il Pd, ma un po’ tutti. Ci siamo distratti perché oggi abbiamo tutti più beni di quaranta o cinquant’anni fa, abbiamo tutti l’auto e lo smartphone e andiamo tutti in vacanza, ma è in gran parte l’eredità di quanto guadagnato dalle generazioni precedenti. Enrico Letta ha ragione quando dice che gli anziani non gli parlano delle loro pensioni, ma di figli e nipoti. Chi oggi ha dai sessant’anni in su, e ha lavorato tutta la vita, non si gode quanto ha risparmiato: è preoccupato perché i figli e i nipoti faticano anni prima di trovare lavoro, e quando lo trovano sono pagati molto meno di quanto era pagato lui alla stessa età. Molti settori sono in crisi e non possono permettersi di assumere: ma altri hanno raggiunto ricchezze mai viste nella storia, prosperano su precari pagati quattro euro all’ora e pretendono, negli Stati in cui investono, di non pagare le tasse. Questo deve tornare al primo posto nei pensieri non solo del Pd, ma di tutti.
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