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Kurz: “Chiudere i confini ai migranti. Pandemia finita, ora il rigore fiscale

Letizia Tortello, La Stampa, 14 settembre

Redazione InPiù 17/09/2021

Kurz: “Chiudere i confini ai migranti. Pandemia finita, ora il rigore fiscale Kurz: “Chiudere i confini ai migranti. Pandemia finita, ora il rigore fiscale No all’accoglienza ai migranti e ai profughi afgani. Immediato ritorno al rigore fiscale visto che la pandemia è finita. Non lascia margini di trattativa il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, uno dei falchi in seno all’Ue, intervistato da Letizia Tortello per La Stampa del 14 settembre. Cancelliere Kurz, la crisi afghana ha riaperto una delle questioni più difficili per l’Unione: accogliere o non accogliere. Non vi sentite fuori dal coro di fronte a un’emergenza umanitaria di questa portata? «Con più di 44 mila afghani entrati nel nostro Paese in questi anni, l’Austria ospita già la quarta più grande comunità afghana nel mondo, se consideriamo la distribuzione di migranti per numero di abitanti. Ci sono ben più rifugiati afghani che vivono da noi, rispetto a quanti abbiano preso l’Italia o agli altri Stati Ue. Solo quest’anno, da noi sono arrivati circa 8.000 rifugiati, di cui un quinto da Kabul, attraverso la rotta balcanica tutt’ora aperta. La nostra posizione è realista: l’integrazione degli afghani è molto difficile e richiede un dispendio di energie che non possiamo permetterci». Perché dovrebbe essere più difficile l’integrazione degli afghani? «A causa del loro livello di istruzione, per lo più basso e divergente nei valori fondamentali. Pensiamo con attenzione a questo dato: più della metà dei giovani afghani che già vive in Austria, per esempio, appoggia la violenza nel caso in cui la propria religione venga oltraggiata. Dunque, quando si dice che non siamo solidali, questo non è vero. Ci stiamo concentrando sul sostegno ai Paesi vicini all’Afghanistan e stanziamo 20 milioni di euro a questo scopo: per fornire protezione e assistenza agli afghani nella regione». L’Europa deve negoziare con i taleban? Sul fronte della sicurezza, deve agire unita o lasciare i singoli Stati si difendano da soli? «I drammatici sviluppi a Kabul hanno colto tutti di sorpresa. Ora dobbiamo esercitare una pressione massiccia sui taleban, affinché continuino a rispettare i diritti delle donne e i diritti umani. I progressi fatti negli ultimi 20 anni non devono essere annullati. La risposta è sì, la Ue può e vuole esercitare pressione insieme ai suoi partner internazionali. Inoltre, dovrebbe concentrarsi a dare sostegno agli Stati confinanti, perché si prendano cura dei rifugiati e della lotta contro il terrorismo islamico, specialmente l’Isis-K». È favorevole a creare una difesa comune europea? «L’Austria è un piccolo Paese neutrale nel cuore dell’Europa, ma partecipiamo alla politica estera e di sicurezza dell’Unione, ai progetti di difesa Psdc e Pesc, che devono essere ulteriormente implementati. Diamo anche un contributo sproporzionato alle missioni di pace, per esempio nei Balcani occidentali, in Mali o in Libano. Invece, la proposta del candidato cancelliere in Germania, Armin Laschet, di una Fbi europea merita un esame attento: gli attacchi terroristici islamici in Europa negli ultimi anni, a Berlino, Parigi, Nizza o Vienna, hanno dimostrato chiaramente che l’Europa deve collaborare ancora di più nella lotta contro il terrorismo islamico».
 
Tornando ai migranti, abbiamo inteso il vostro “No” all’accoglienza, ma qual è la vostra proposta per gestire gli arrivi nell’Ue? «È ormai chiaro a tutti i governi europei che l’immigrazione illegale deve essere combattuta e le frontiere esterne dell’Europa devono essere rese sicure. Non dobbiamo ripetere in nessun modo gli errori del 2015: l’ingresso illimitato. Anche perché le condizioni rispetto ad allora sono cambiate in varie parti del mondo. Noi portiamo avanti questa linea da anni, ma ormai molti altri Stati la vedono come noi. Anche Paesi governati dai socialdemocratici come la Svezia e la Danimarca stanno perseguendo una politica migratoria restrittiva. Perché non ci siano più flussi come sei anni fa, dobbiamo rompere il modello di business dei contrabbandieri di esseri umani, fermare i migranti irregolari alle frontiere esterne e riportarli nei loro Paesi d’origine o in Paesi terzi sicuri». La cancelliera Merkel, protagonista della cultura dell’accoglienza del 2015, sta per lasciare la scena. Chi prenderà le redini dell’Unione? La Germania continuerà a essere il leader? O l’Italia di Mario Draghi, come ha scritto il New York Times? L’Austria vuole contare di più? «L’Europa ha ancora bisogno di una Germania affidabile, perché è lo Stato membro più grande ed economicamente più importante. L’Austria continuerà a coordinarsi strettamente con gli Stati membri che la pensano allo stesso modo, sia con i Frugali sulle questioni di politica fiscale sia con la Danimarca, la Slovenia e gli Stati di Visegrad sulle questioni dell’immigrazione».
 
Il suo governo con altri 7 Paesi ha aperto la scorsa settimana un altro punto di frizione: tornare rapidamente al patto di stabilità e crescita. Fino a che punto siete disposti a cedere a Paesi con un alto debito pubblico come l’Italia, che hanno fatto riforme che gravano pesantemente sul bilancio nazionale? «L’Austria è molto critica sui piani che prevedano un massiccio debito post-pandemia. Durante il Covid era giusto e importante sostenere l’economia in modo sostanzioso. Ora, però, dobbiamo rimettere le finanze pubbliche su una base solida e concentrarci sulla competitività dell’Europa per non restare ulteriormente indietro rispetto ad altre regioni del mondo, soprattutto l’Asia». Cosa si aspetta dal governo Draghi? Quali sono i punti di contatto su cui Italia e Austria possono lavorare insieme? «L’Italia è un vicino importante per l’Austria e lavoriamo bene insieme. L’Alto Adige è una storia di successo per la soluzione dei problemi delle minoranze in Europa e sono convinto che continueremo a lavorare bene con il governo di Roma su tutte le questioni riguardanti l’Alto Adige. Sosteniamo anche l’Italia nei suoi sforzi, insieme a Paesi terzi come la Tunisia o la Libia, per fermare la migrazione illegale verso l’Europa». Tra dodici giorni ci saranno le elezioni in Germania. Come valuta il candidato cancelliere della Spd, Olaf Scholz, favorito nei sondaggi? «Non voglio interferire negli affari di un altro Paese. Nelle democrazie, l’elettore ha l’ultima parola ed è una buona cosa. Ma l’Austria e l’Europa hanno grande interesse in una Germania stabile che continui ad essere un partner affidabile. Una coalizione di sinistra che aprisse la strada verso un’Unione del debito metterebbe la Ue a dura prova. L’Europa non deve continuare a perdere competitività. La protezione del clima, ad esempio, e un’economia forte sono possibili da conciliare. Ma dobbiamo concentrarci sull’innovazione, non sui divieti. Una coalizione di sinistra in Germania sarebbe quindi un problema enorme per l’Europa».
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