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Altro parere

Il bicchiere mezzo pieno

Redazione InPi¨ 16/09/2021

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Libero
Alessandro Sallusti su Libero approva la scelta del governo Draghi di estendere il Green pass anche ai luoghi di lavoro privati, non solo pubblici, e vede il bicchiere mezzo pieno. Se da un lato ci tocca un obbligo in più dei tanti che già ci perseguitano, dall’altro è vero che così facendo ci teniamo strette tante altre libertà che altrimenti sarebbero a rischio, in primis quella di lavorare. Il Green pass non è la panacea di tutti i mali – non assicura l’immunità – ma è ormai provato in ogni dove che il vaccino abbassa di moltissimo la probabilità di contagio, la sua gravità e quindi il diffondersi di pericolosi focolai. Ciò significa escludere nuove chiusure di esercizi commerciali, di abbassare dimolto quelle di aziende per quarantene, insomma di rivivere l’incubo sociale ed economico che è stato l’ultimo anno e mezzo. Era possibile prendere altre vie? Non in tempi brevi e probabilmente non in Italia, Paese nel quale – lo sappiamo bene – i cittadini sono assai propensi ad un fai da te che non sempre si concilia con la legalità e la sicurezza. Adesso avanti tutta a mettere in piedi una sanità territoriale e di base degna di questo nome, a rendere gli ambienti di lavoro – a partire dalle scuole e dagli edifici pubblici – in grado di fare fronte non solo a un incendio (e già qui siamo assai indietro) ma anche a una epidemia, a cercare medicine e protocolli di cura in grado di smorzare gli effetti del virus e di conseguenza la pressione sugli ospedali. Insomma approfittiamo di questa anomala situazione per recuperare il tempo perduto e a prepararci a un liberi tutti incondizionato. Che mi auguro arrivi il prima possibile sapendo che il quando è strettamente legato alla nostra capacità e volontà di accettare con disciplina questo periodo di transizione tra i lockdown e la ritrovata normalità.
 
Danilo Paolini, Avvenire
Anche Danilo Paolini su Avvenire difende la scelta del governo Draghi di imporre l’obbligo di Green pass per accedere a tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati, e stigmatizza chi contesta il “certificato verde” – l’unico strumento in grado di garantire a tutti serenità e continuità lavorativa – in nome della presunta libertà di pochi di non vaccinarsi. Per altro, dal punto di vista formale quella presunta libertà resta garantita: basta fare un tampone ogni 48 ore per ottenere il Green pass temporaneo; d’accordo, non è una pratica né comoda né economica, ma in un consesso civile scelte del genere si pagano, perché stiamo pur sempre parlando di un virus che ha ucciso quasi 5 milioni di persone e continua a mietere vite, oggi quasi esclusivamente tra i non vaccinati. Se poi il governo riuscirà a trovare i fondi per tamponi "gratuiti" (cioè pagati dallo Stato), come chiedono la Lega e Cgil-Cisl-Uil, meglio. Anche se francamente si fatica a capire come si possa chiedere l’obbligo del vaccino, come fa Landini, e contestare quello di Green pass. In secondo luogo (ecco il motivo per cui abbiamo parlato di libertà solo presunta), la libertà è tale – lo ha ricordato più volte, anche di recente, il presidente della Repubblica – solo quando fa rima con responsabilità. In questo caso la responsabilità di limitare al minimo il pericolo di contagiare le persone che lavorano ogni giorno con noi. Si può infatti pensare di sedere al tavolo del bar o del ristorante solo all’esterno (finché la stagione lo consentirà), di non andare al teatro, al cinema o allo stadio: sono tutte attività facoltative. Ma al lavoro si deve andare tutti i giorni, per chi ha la fortuna di averne uno. Quanto a quei leader che si oppongono all’estensione della certificazione europea blandendo le minoritarie frange di popolazione no-vax e nopass, dovrebbero ben sapere che se la curva dei contagi dovesse risalire significativamente e si dovessero rendere necessarie nuove chiusure, bloccare adesso le attività produttive sarebbe un colpo letale per l’Italia.
 
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