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Sorprese europee a sinistra

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 15/09/2021

Sorprese europee a sinistra Sorprese europee a sinistra Paolo Mieli, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Paolo Mieli si occupa dei destini della sinistra in Europa, dopo la vittoria dei laburisti in Norvegia e i sondaggi che prevedono un successo anche dei socialdemocratici in Germania.  Miracoli e sorprese della sinistra europea, scrive Mieli, osservando come il successo nel Paese scandinavo di Jonas Gahr Støre, il miliardario laburista che ha sbaragliato i conservatori di Erna Solberg, sia più ampio di quello prospettato inizialmente. Quasi sicuramente avrà in Parlamento la maggioranza assoluta dei seggi, e anche in Germania – dove si voterà tra dieci giorni – il socialdemocratico Olaf Scholz sembra avviato a un simile trionfo. Le dimensioni della vittoria di Støre hanno riacceso le speranze dell’intera sinistra europea che da anni sembrava aver smarrito persino il senso della propria esistenza. Curioso che questa riproposizione del sogno avvenga per merito di uomini d’ordine e di governo, così diversi dai leader radicali e romantici alla Corbyn. Una terza piccola, piccolissima, conferma della tendenza di cui ci occupiamo potrebbe venire qui in Italia dalle elezioni amministrative che si terranno in ottobre. I sondaggi — che pure, nel caso di consultazioni politiche, assegnano un risultato trionfale al centrodestra — prevedono, invece, una netta vittoria del centrosinistra, quantomeno nelle città più importanti. Se ciò si verificherà, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia dovranno prendere atto una volta per tutte che l’amalgama nel loro campo non sta funzionando e da tempo non ha funzionato. E che paradossalmente il partito di Enrico Letta dà prova di maggiore vitalità. Un Pd che pure è appesantito da un rapporto sempre più organico con un M5S non al massimo dei suoi splendori. Si può ipotizzare che il segretario del Pd sia stato fin qui un po’ sottovalutato.
 
Laura Linda Sabbadini, la Repubblica
Su Repubblica Laura Linda Sabbadini affronta il tema dei femminicidi, sempre più urgente: tante infatti le donne uccise da loro compagni o ex. Annientate quotidianamente, controllate fino all’inverosimile, spesso isolate da tutti. Un fenomeno persistente, lo dicono le statistiche, punta di un iceberg di una violenza diffusa contro le donne. Uccisioni che non arrivano all’improvviso e si evidenziano dopo una escalation della violenza. Uccisioni che non riguardano solo le donne che si ribellano, che vogliono separarsi o semplicemente vivere in pace, magari con i propri figli. Ma anche quelle che non ce la fanno a ribellarsi, che sono state costrette a subire. La furia violenta degli aguzzini non dà scampo. Non sono raptus improvvisi. Non sono casi individuali. Non avvengono casualmente. Sono l’espressione della volontà di possesso e di dominio dell’uomo sulla donna. Questi maschi che uccidono le loro compagne, questa ferocia inaudita e bestiale che esprimono in nome del loro essere Uomini con la U maiuscola, è la rappresentazione vivente e la conseguenza della nostra storia. Lo sapete che fino al 1981 esisteva il delitto d’onore? Non basta. Il diritto ad avere rapporti sessuali, anche se la donna non era consenziente, è stato abolito solo nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia. E solo nel 1996, dopo una lunga battaglia condotta dalle donne, la violenza sessuale è diventata un delitto contro la persona. Prima era solo un delitto contro la morale. Allora le donne di tutti i partiti si allearono. Come dovrebbero fare adesso. La storia delle battaglie per la libertà femminile contro la violenza sulle donne è stata lunga e difficile. E purtroppo continua ancora. Perché il sistema patriarcale, che ha subito un duro colpo con la crescita della coscienza femminile, e che ha come carattere costitutivo la cancellazione della libertà femminile, non è stato ancora abbattuto.
 
Francesco Grillo, Il Messaggero
Francesco Grillo commenta sul Messaggero la “Strategia CLOUD Italia” che il Dipartimento per la Tecnologica ha presentato con l’Agenzia per la CYBERSICUREZZA la settimana scorsa: uno degli investimenti infrastrutturali più importanti del Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza (PNRR). E, tuttavia, il progetto di costruire una “casa dei dati” che gli italiani possano abitare in sicurezza, è - come avvertono il ministro COLAO e il prefetto Gabrielli – una sfida appena cominciata. Da giocare in corsa e affrontando problemi – non solo tecnologici ma cognitivi – nuovi. Tre – avverte Grillo – sono gli errori che una strategia digitale così ambiziosa, deve evitare. Innanzitutto, è la stessa idea di poter coltivare una “sovranità digitale” che assomiglia più alla reazione di un’Europa rimasta indietro su certe innovazioni, che ad una strategia. In realtà, il digitale è, per definizione, la talpa che sta scavando gallerie sotto la nozione stessa di “confine” e gli unici che sono riusciti a fermarla con quella che chiamano “muraglia” sono i cinesi che, però, giocano un gioco diverso. La strategia nazionale rischia di incorrere, poi, nel problema che hanno quasi tutte le politiche pubbliche. Persegue troppi obiettivi – integrazione tra banche dati, sicurezza, prestazioni, minimizzazione della possibilità di interruzioni nel servizio - tra i quali esistono conflitti. A ciascuno devono corrispondere strumenti (gare e partnership) diversi anche se collegati. Non va fatto, infine, l’errore di dare per scontato che l’interesse dello Stato – o, per meglio dire, di chi, in certo momento, ha un incarico istituzionale – coincida con quello del cittadino. Tale coincidenza avviene solo se funziona bene ciò che chiamiamo democrazia e una strategia digitale deve, però, considerare anche come utilizzare il potere di vigilanza che ogni cittadino può esercitare.
 
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