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Moderati (a volte) si diventa

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 13/09/2021

In edicola In edicola Venanzio Postiglione, Corriere della Sera
Il centrodestra e la rappresentanza dei moderati. Sul Corriere della Sera, Venanzio Postiglione analizza così la questione: “La parola «moderati», che era una bestemmia negli anni Settanta ed è (quasi) tornata un insulto nell’età populista e sovranista, ha ritrovato un significato e magari un percorso. Un percorso più semplice – scrive l’editorialista - ora che c’è un governo saldo, una ripresa alle porte, un approdo europeo nello spirito e nei conti. Non è questione di centro o non centro, la geografia politica resta una scienza occulta. È proprio una questione di senso. Cosa fare sul green pass, la scuola, l’economia, la sicurezza, il welfare, le pensioni, l’alta velocità, le relazioni internazionali. Cosa è il centrodestra? La politica dell’accetta, che taglia il mondo in due con il machete, qui bianco e qui nero, può anche far vincere le elezioni: ma il giorno dopo, al governo, l’Italia riappare con tutti i colori, le complessità, le contraddizioni. L’ultimo sondaggio di Pagnoncelli, pubblicato sul Corriere di sabato, sempre con mille cautele, dà un piccolo segno meno a tutti i grandi partiti. Solo Forza Italia prende (prenderebbe) un più 1,2 arrivando all’8,2. Dà più forza al progetto moderato, se qualcuno saprà capirlo e saprà allargare il campo. E fa apparire sterile, anche controproducente, il dibattito sulla federazione o addirittura sul partito unico. Arriva anche una prima occasione. Dal 20 al 22 settembre ci sarà a Roma un vertice del Partito popolare europeo. Forza Italia dovrà dire se pesa e quanto pesa nella coalizione e perché il centro appare così schiacciato. Dovrà spiegare i tormenti della Lega, dove i territori sono ancorati alla Ue e i riflessi sembrano antichi. Dovrà raccontare perché una buona fetta della destra italiana esalta il voto dell’elettore ungherese e non di tutti gli altri elettori europei. Forse conta solo il popolo populista, non quello francese, tedesco, spagnolo, danese, belga. Dovrà dire se davvero il centrodestra italiano inseguirà l’Europa delle patrie, tornando a De Gaulle e agli anni Cinquanta, oppure lavorerà sulla riforma di «questa» Europa, al di là delle nazioni, seguendo il filo di Ventotene. Non è accademia. Il profilo politico del centrodestra, il progetto di governo, riguardano la coalizione e tutti gli elettori italiani. La linea di pancia o la linea di governo: si tratta di scegliere. Il voto nazionale sembra ancora lontano, darsi un’identità e un programma è l’unica strada sensata. Sarebbe anche la bellezza della politica. Moderati si nasce, ma a volte si diventa, se qualcuno ci prova”.
 
Federico Rampini, la Repubblica
Perché l’Europa e la Cina pagano di più il rialzo dei prezzi dell’energia. Prova a spiegarlo Federico Rampini su Repubblica che parla di “una ‘tempesta perfetta’ che “spinge i prezzi dell'energia al rialzo nel mondo intero. È causata - spiega l'editorialista - da elementi climatici imprevisti: una lunga bonaccia sul Mare del Nord; gli uragani tropicali che perturbano l'industria petrolifera nel Golfo del Messico. È rafforzata da un evento positivo: malgrado la variante Delta, grazie alle vaccinazioni la ripresa economica globale procede, e dunque crescono i consumi energetici. L'utopia di una transizione rapida verso un pianeta a ‘emissioni zero’ si scontra con i limiti delle energie rinnovabili e un ritardo nel progresso tecnologico. Le aree che consumano più di quanto producano energia - come Europa e Cina - sono il lato debole nel nuovo ‘risiko energetico’ che mescola economia, finanza, e grandi strategie geopolitiche. America e Russia sono sul fronte dei vincitori, con compagni di strada sorprendenti. L'uscita dal tunnel della pandemia riserva anche questa novità. La Federal Reserve, la Banca centrale europea e quella cinese: tutte concordano sul fatto che l'inflazione è rinata in buona parte perché sospinta da questo mini-shock energetico. Tra gli elementi scatenanti di questa crisi, uno è quasi banale. Il vento ha soffiato molto meno del solito al largo delle coste del Regno Unito. È lì che si concentra la massima capacità eolica europea. Questo ci ricorda un limite delle fonti rinnovabili, la cui disponibilità non è costante: La capacità di stoccaggio di queste energie è ancora troppo limitata. L'aumento della domanda, le penurie di produzione, fanno schizzare al cielo i prezzi e prima o poi l'effetto si trasmette nelle bollette degli utenti. I vari mercati energetici sono vasi comunicanti: se s'inaridisce l'offerta in uno dei comparti tutti gli altri diventano più cari. Questo pone una seria ipoteca sugli impegni solenni proclamati da molti governi, di un azzeramento delle emissioni carboniche a medio termine. La rivoluzione verde dell'Europa è un progetto che poggia ancora su basi fragili. Una notizia eccellente come la ripresa economica è un brutale richiamo alla realtà dell'oggi: per riaprire le fabbriche ci vuole più energia subito, non domani. A Bruxelles come a Berlino, Londra Parigi e Roma, c'è ancora un deficit d'innovazione tecnologica, l'unico ingrediente che può far cambiare le regole del vecchio risiko. I prezzi che impazziscono sono la fotografia istantanea di queste strozzature”.
 
Stefano Lepri, La Stampa
Le prospettive dei conti italiani passata la Pandemia e di nuovo con il Patto di stabilità. Stefano Lepri sulla Stampa fa il punto della situazione: “Anche se le dure regole del Patto di stabilità europeo tornassero in pieno vigore già dal 2023, come sembrano chiedere i Paesi «frugali», per quel primo anno l'Italia se la caverebbe senza troppe difficoltà di bilancio. Ma dopo? Quando nella nuova legislatura avremo di nuovo un governo a maggioranza politica, come potrebbero condizionarlo i nuovi vincoli usciti dal negoziato dei prossimi mesi? La sfiducia di molti altri Paesi nell'Italia, eredità della crisi del 2011, rischia di aggravarsi. Per fortuna anche all'estero si sta cominciando a capire che il comportamento effettivo del governo Draghi è cosa diversa dalla somma delle intemperanze espresse dai partiti che lo votano. Non siamo soli in realtà. La partita – sottolinea Lepri - va giocata ragionando insieme su tutto quello che è avvenuto dopo il 2012 quando fu concordato il severissimo Patto oggi sospeso. Nella risoluzione approvata dai deputati europei due mesi fa, con i voti dei raggruppamenti maggiori si legge che «nel contesto attuale» tornare alle regole del 2012 «comporterebbe una eccessiva velocità di riduzione del debito, che potrebbe mettere a rischio il percorso di ripresa delle economie». Ugualmente tuttavia l'Italia si può mettere nei guai, irritando gli altri Paesi, se darà l'impressione di rifiutare ogni regola. Dentro un'area con una unica moneta, gli errori di un Paese danneggiano anche gli altri. Nel novembre 2011, la possibile bancarotta dello Stato italiano faceva temere un disastro su scala continentale. Anche assumendo un punto di vista solo nazionale, la presenza di regole europee è un freno contro la cattiva politica che per fare regali agli elettori oggi ci accolla più tasse domani. Le regole ci vogliono. Quelle del 2012 sono superate perché nel tentativo di renderle meno «stupide» (cioè poco adattabili agli andamenti dell'economia) sono state costruite in modo maldestro. Sarà difficile trovare un accordo sul radicale mutamento (regola della spesa) suggerito dagli esperti, che i deputati europei appoggiano. Si discuterà sull'esenzione degli investimenti «verdi», che però sarà arduo circoscrivere. L'Italia deve chiarirsi le idee su quale soluzione preferisce”.
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