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Le destre covano l'uovo dell'antisistema

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 13/09/2021

Le destre covano l'uovo dell'antisistema Le destre covano l'uovo dell'antisistema Ezio Mauro, Repubblica
“C’è in gioco molto più di una manciata di voti nella campagna di Salvini e Meloni contro il Green Pass”. Lo sostiene su Repubblica Ezio Mauro. “I leader populisti che inseguono la pattuglia minoritaria di irriducibili – scrive Mauro - rischiano di scontentare la vasta platea dei favorevoli, anche all’interno della loro stessa casa. Bisogna dunque cercare qualche altra ragione per spiegare la posizione dei sovranisti italiani, che a prima vista sembra contraria al calcolo elementare del rapporto tra costi e benefici. La spiegazione sta nella natura particolare della ribellione No Vax. Questa protesta non nasce infatti da una motivazione economica, da un interesse di categoria, da una rivendicazione di classe. E’ piuttosto una fermentazione naturale in atto da tempo, che oggi fa saltare il tappo del rapporto fiduciario tra il potere e i cittadini. Il carattere estremo dell’ordalia pandemica, l’ingresso in campo delle categorie ultime della vita e della morte, l’intimità personale di scelte che riguardano i destini privati, hanno sciolto il vincolo sociale, liberando pulsioni e istinti individuali. Si è così sprigionata un’energia della negatività, che contesta il valore di ogni presupposto scientifico, di qualsiasi giudizio tecnico, di tutti i pareri degli esperti, respingendo di conseguenza le scelte governative che ne derivano. Ma proprio questi sono gli aspetti che interessano al populismo estremo di destra: la denuncia del sapere, una sorta di secessione culturale che si separa da ogni deposito di conoscenza; il rigetto della regola, che significa il disconoscimento di qualsiasi autorità e dell’agire comune. E’ il terreno propizio, anzi ideale per l’avvento di un estremismo populista. Coltivando il continuo sospetto dei No Vax Salvini e Meloni in realtà si preparano al governo covando l’uovo dell’antisistema”.
 
Ferruccio De Bortoli, Corriere della Sera
“Oggi è il primo giorno di scuola per tutti. Non solo per gli studenti, le loro famiglie, gli insegnanti e il personale che affronteranno i disagi del green pass e delle norme anti Covid. Ma anche per gli altri cittadini italiani”. Lo scrive sul Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, secondo il quale “mai come quest’anno dovremmo sentirci solidali con gli allievi, grandi e piccoli, che più di tutti hanno subito un danno. La didattica a distanza ha contribuito a ridurre la ferita, profonda, apertasi nelle loro vite, ma ha ampliato gli effetti negativi delle disuguaglianze di reddito. Gli studenti non hanno protestato. Ma avrebbero avuto, e hanno, tutto il diritto di farlo. Una perdita di apprendimento grave che ci auguriamo venga recuperata grazie all’impegno straordinario del mondo della scuola. La ferita, però, non è rimarginabile se la società nel suo complesso non restituisce alla cura e alla formazione del capitale umano le attenzioni necessarie. Ne aveva di più quando il Paese era povero, durante la ricostruzione post bellica per esempio. Ne ha meno oggi quando è più ricco, distratto, immemore. «Ogni euro investito nella scuola — è l’opinione di Francesco Profumo, ex rettore del Politecnico di Torino ed ex ministro dell’Istruzione — è investito anche nel resto del Paese». Ma non è solo una questione di risorse. Ce ne sono tante, come mai accaduto in passato. C’è bisogno di altro. Nei mesi della pandemia è stato trasmesso a ragazzi e ragazze un messaggio devastante: venite dopo tutti gli altri. Come se l’educazione non fosse un servizio essenziale, rinunciabile con costi dopotutto sopportabili. Un semplice prodotto di consumo, fungibile. Oggi si aspettano che li si convinca del contrario, che li si protegga come cittadini al pari – sottolinea De Bortoli - di quello che avviene per categorie di lavoratori con maggiore potere negoziale”.
 
Lucio Caracciolo, La Stampa
“Una campagna militare perduta è un’occasione da non perdere per evitare di perdere la prossima. Specie se la sconfitta è l’ultima di una collezione in cui abbiamo metodicamente impiegato le Forze armate contro i nostri interessi”. E’ l’ammonimento di Lucio Caracciolo dopo la fine della missione in Afghanistan. “Prima di insabbiarci per quasi vent’anni in Afghanistan a costi umani e materiali considerevoli – spiega Caracciolo sulla Stampa -, avevamo fatto persino peggio contro la Jugoslavia (1999) o contro la Libia (2011), contribuendo a destabilizzare la nostra frontiera balcanica e quella nordafricana. Ergo, la sicurezza del nostro paese. Un autogol può capitare, ma quando diventa regola significa che qualcosa non funziona nel nostro modo di usare la forza. Molto semplicemente, manca la strategia. La determinazione degli obiettivi di fondo del nostro paese nel medio-lungo periodo e degli strumenti atti a perseguirli. Esercizio cui non possiamo sottrarci a causa dei nostri limiti di potenza. Non possiamo sbagliare strada maestra senza finire dritti nel muro. Serve una direzione di marcia adattabile ma chiara negli obiettivi vitali, sostenuta dal consenso della nazione al di là dei governi o delle ideologie di moda. C’era una volta la guerra fredda che preassegnava il compito a tutti i contendenti: noi dentro la coalizione occidentale, sotto gli americani (con intenzione) e contro i sovietici (con giudizio). Lunga e beata adolescenza, al di qua della linea d’ombra. Da trent’anni quelle certezze sono sfumate. Il Numero Uno è con la testa (confusa) altrove, del nemico o ‘avversario strategico’ si hanno idee molto diverse dentro la stessa Nato. Nel frattempo, siamo invecchiati senza maturare il senso del dovere verso noi stessi che l’età impone. Speriamo – conclude Caracciolo - non debba mai arrivare il momento in cui, nell’emergenza inattesa, scopriremo di essere soli responsabili di noi stessi”.
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